
L’8 agosto la notizia che Donald Trump avrebbe chiesto a Giorgia Meloni di ospitare a Roma (o in Vaticano) un incontro con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky ha sorpreso molti, ma non l’Associazione degli Italiani Amici della Russia, che da anni lavora per un formato a cinque (USA – Russia – Ucraina – Italia – Vaticano) in Italia.
Già prima del 2022 avevamo inviato missive a Papa Leone XIV, al Patriarca Kirill e allo stesso Trump per proporre Ortona come sede: città delle Sacre Ossa di San Tommaso, venerate da cattolici e ortodossi, e teatro della battaglia del 1943, la “piccola Stalingrado d’Italia”.
Tutto ciò è documentato dai materiali in nostro possesso, relativi alla corrispondenza in entrata e in uscita dell’Associazione con vari interlocutori nazionali e internazionali, a riprova di quanto poc’anzi affermato.
Il rifiuto del Cremlino per l’Italia come sede del vertice è figlio di anni di russofobia: dallo stop al vaccino Sputnik e alle accuse di spionaggio durante il Covid, fino agli aiuti militari a Kiev, alle sanzioni, al sequestro di 2,3 miliardi di euro di beni russi e all’abbandono del gas di Gazprom.
Eppure, un Paese manifatturiero come l’Italia ha bisogno della Russia più dell’aria che respira, ed è quindi pregnante e giusto recuperare lo spirito e le finalità di Pratica di Mare. Tuttavia, non lo si può fare con un semplice “non è successo nulla, amici come sempre”: noi ne siamo certi, ed è per questo che ci siamo adoperati e continuiamo ad adoperarci per ricucire questo strappo, anche tra mille peripezie con enti nazionali che ci remano contro e con taluni organi di stampa e politici che soffiano costantemente sul fuoco.
La proposta della nostra Associazione era e rimane quella di un Vertice a Ortona, non organizzato ufficialmente dal Governo (che garantirebbe solo la sicurezza), ma dal Vaticano, con la presenza di Kirill e Trump. Unirebbe due simboli cari a russi e ucraini: le reliquie dell’Apostolo e le ossa dei caduti della Seconda guerra mondiale, nella battaglia più sanguinosa della campagna d’Italia, combattuta a Ortona tra il 23 e il 29 dicembre 1943.
Ora, il 15 agosto, Putin e Trump si incontreranno in Alaska, primo invito di un presidente russo negli USA dopo 10 anni: un segnale di dialogo che, come detto poc’anzi, sembra essere ostacolato da un’Europa restia ad accettare la realtà dei fatti, ossia il fallimento totale della condotta occidentale in questi tre anni e mezzo di guerra.
Per questo, se l’Italia vuole riprendere il volo, deve saper leggere i fatti e proporsi in modo più intelligente e lungimirante, con toni decisamente meno aggressivi e perentori.
Rivendico in tal senso l’opera del piccolo fraticello d’Assisi che ebbe il coraggio, durante la V crociata (1219), di chiedere un incontro al sultano d’Egitto al-Malik al-Kamil, il quale incredibilmente glielo concesse, riconoscendogli poi il permesso di accesso ai luoghi santi.
Così come voglio ricordare un altro non potente, ma grande costruttore di pace: il compianto sindaco di Firenze Giorgio La Pira, che, pur non essendo un capo di Stato, fu uno dei principali artefici informali della pace in Vietnam.
Anche oggi, una diplomazia “di secondo binario” può contribuire a ricomporre il quadro internazionale.
Lo so, qualcuno potrebbe pensare che siamo dei folli o degli illusi, perché una piccola e insignificante associazione come la nostra, secondo questa ottica, non potrebbe mai raggiungere nulla. Ma io sono di un avviso completamente opposto perché, parafrasando Gaber, non solo la “Libertà è partecipazione!”, ma anche e soprattutto la “Pace è partecipazione!”.
La pace è un valore che va coltivato e difeso da parte di ogni singolo essere umano attraverso il sacrificio, il dialogo e, appunto, la partecipazione: partecipazione anche nel suggerimento di idee e nella lettura e comprensione dei fatti.
E in questi fatti, Ortona resta “in pole”, se sapremo cogliere i segni e i tempi.

