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Signori Onorevoli Deputati,

in questo momento storico per i destini dell’umanità e della nostra Patria, come cittadino, Vi supplico di non dare ascolto alle sirene delle guerra che, sembrerà strano, cantano, non solo da Est, ma, a quanto pare, anche da Bruxelles.

Infatti se è fuor di dubbio che il nostro Paese debba rispettare rigorosamente l’Art. 11 della Costituzione - il quale recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” - è altresì vero che il Bel Paese ha degli obblighi nei confronti dei propri alleati e degli altri Paesi UE, ma non con le Nazioni escluse dalle sopracitate organizzazioni.

In altri termini, con i Paesi che non sono né nostri alleati ufficiali, né facenti parte dell’Unione Europea, dovrebbe valere sempre e comunque la realpolitik su ogni altra considerazione, cioè dovremmo fondare i nostri interventi esclusivamente sugli interessi del nostro Paese e sulla realtà (interna o internazionale) del momento e non sui sentimenti, le ideologie, o peggio ancora i soli principi.

Nel caso specifico l’Italia ha ottimi relazioni sia con l’Ucraina, sia con la Federazione Russa, ma è altresì vero che, tra i due Paesi pocanzi citati, i rapporti più antichi e duraturi, oltre che più forti, il nostro Paese li ha con la Russia.

Tra le Nazioni dalle quali importiamo ciò di cui abbiamo bisogno, la Russia risulta essere all’ottavo posto mentre l’Ucraina si colloca alla trentesima posizione. Se osserviamo, invece, le esportazioni scopriamo che Mosca acquista beni dall’Italia per circa 7 miliardi di Euro mentre Kiev solo 1,9 miliardi.

In altri termini sarebbe molto lesivo per noi favorire l’Ucraina a discapito della Federazione Russa.

Il tema delle sanzioni e delle relative contro sanzioni, le abbiamo già sperimentate fino a pochi giorni fa e non mi sembra che abbiano in alcun modo fiaccato il Presidente Putin, semmai hanno fatto grande danno al nostro export, soprattutto nel settore agroalimentare.

 

 

Oggi, con le nuove sanzioni, faremo un immenso danno:

  • Al nostro bisogno di approvvigionamento energetico, dipendiamo infatti per il 46% dal gas russo;
  • Al nostro bisogno di approvvigionamento di granaglie per la produzione di pasta ed altri prodotti da forno, importiamo infatti dalla Russia oltre 100 milioni di kg di grano;
  • A tutte le altre nostre esportazioni fino ad oggi non sanzionate;
  • Al nostro sistema Bancario, dove Unicredit, uno dei maggiori gruppi bancari italiani, è esposta in Russia per ben 14,2 miliardi di Euro.

Se ciò non bastasse tenete conto che le relazioni bilaterali Italia - Federazione Russa, faticosamente ricostruite dopo la Seconda Guerra mondiale hanno fatto si che il nostro Paese fosse il più spregiudicato nel blocco occidentale e questo ci ha garantito una reale e ineguagliabile autonomia energetica e geopolitica.

Lo dobbiamo certamente alla lungimiranza ed al senso della Patria di uomini come Enrico Mattei, morto, è bene ricordarlo, proprio per garantire questa nostra libertà ed autonomia ed alla realpolitik di politici come Giulio Andreotti e Bettino Craxi.

Oggi, noi, con l’autorizzazione alla cessione di armi all’Ucraina, stiamo distruggendo tutto il lavoro fatto in 70 anni di politica estera; un azione che, definirla autolesionistica, sarebbe solo un eufemismo.

È incredibile rendersi conto di come e quanto, il Parlamento italiano abbia la memoria così corta.

Quante volte la Russia ci è venuta in contro?

Voglio solo ricordare, a questo importante consesso:

  • Il contributo immenso dato dalla Russia di Putin nella ricostruzione della città dell’Aquila a seguito del sisma del 2009;
  • La mano prestata, dal Cremlino, all’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante la Conferenza per la Libia di Palermo, quando, mentre i nostri alleati ufficiali (Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna) disertavano l’incontro, spuntando così la nostra azione diplomatica, la Russia, con una delegazione di tutto rispetto, si presentò all’appuntamento insieme al Generale Khalifa Haftar, salvandoci così la faccia;
  • L’incredibile contributo di uomini e mezzi, ben 17 aerei, durante la prima fase della Pandemia, dato gratis et amore dei, in sostegno della già flagellata popolazione di Bergamo.

Dov’è finito dunque lo spirito di Pratica di Mare?

Possibile che l’Italia da colomba si stia trasformando in falco?

Per fare poi cosa?

Solo danno a se stessa!

Quando c’era da inviare uomini, armi e mezzi al legittimo Governo di Serray, come da Tripoli richiestoci, non l’abbiamo fatto, ci siamo infatti limitati a mandare un ospedale da campo a Misurata, aprendo così le porte della Tripolitania ad Erdogan, ora invece che l’invio delle armi sarebbe palesemente contro i nostri interessi ci ostiniamo nel farlo come se non fossimo capaci di comprendere ciò che sta accadendo.

Per tutto quanto questo torno a supplicarVi Onorevoli Deputati: Votate NO all’invio delle armi in Ucraina.

L’Italia se in nome dell’Art.11 deve astenersi dal favorire la guerra, deve altresì inviare aiuti umanitari ai civili ucraini, accogliere i profughi, questo si … ma null’altro.

Il Presidente Putin, tempo fa, manifestò alla stampa il desiderio che fosse l’Italia a rivestire il ruolo di mediatrice in questa crisi che dura non da ieri, ma dal 2014.

Raccogliamo dunque questo invito mettendo a disposizione il nostro Paese per un Summit e coinvolgiamo il Santo Padre nell’opera di mediazione.

Infatti come disse Pio XII: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra

 

Sono meravigliato e stupito per il servizio realizzato dagli amici di Rete8 riguardo le polemiche suscitate da un giornalino locale denominato "LACERBA", il quale sembra, sempre stando al servizio televisivo della sopraddetta emittente, abbia chiesto la revoca della cittadinanza onoraria conferita dal Comune di Loreto Aprutino a Sua Eccellenza l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov. Onorificenza, quest’ultima, concessa in occasione della I Giornata Regionale dell’Amicizia Italo/Russa e tenuta, presso il Castello Chiola nell’Ottobre del 2019, cioè prima dell’emergenza Covid e molto prima dell’attuale crisi ucraina.

Dunque non si capisce dove sia il nesso di casualità tra ciò che, ahimè, sta accadendo al di qua e al di là del fiume Donec e quella splendida giornata che, ha fatto incontrare, per la prima volta in Abruzzo, le istituzioni italiane (infatti non era presente solo il Comune di Loreto Aprutino ma anche altri sindaci dei comuni abruzzesi, rappresentanti: della Provincia, della Regione Abruzzo, del Parlamento italiano e anche delle forze armate italiane) con quelle russe in un tentativo di costruire un ponte che aprisse la strada agli investimenti moscoviti nel nostro territorio.

Sono esterrefatto perché, da quel momento in poi, in molti: amministratori, imprenditori o uomini di cultura, abruzzesi e non solo, hanno bussato alla mia porta per entrare in contatto con quel mondo, ed oggi che, delle situazioni spiacevolmente accorse, non certo per nostra volontà, si sono manifestate, c’è chi, in cerca di notorietà, forse cosciente della propria inconcludenza, cerca di speculare, anziché rasserenare gli animi, soffia sul fuoco, anziché favorire la pace, unico bene, quest’ultimo, veramente prezioso.

Sono sorpreso perché, Rete8 - pur parlando della mia persona - non mi ha dato la possibilità di pronunciarmi, eppure tutti hanno il i miei contatti e sanno dove trovarmi, infatti, non abito mica nella “Grotta di Gesù Bambino”.

Dico questo non perché abbia bisogno di pubblicità, quanto perché chiamato in causa e vero conoscitore dei fatti. Ma veniamo al dunque:

  1. L’Amministrazione comunale di Loreto Aprutino non ha sposato in alcun modo la politica del Presidente Putin, ha, semmai, cercato di costruire un ponte con la Russia in ambito culturale, economico e turistico;
  2. A seguito della giornata dell’Amicizia Italo Russa le istituzioni abruzzesi avevano ricevuto un importante impulso per far si che il nostro aeroporto regionale venisse collegato con uno scalo russo;
  3. A seguito di quella Giornata d’incontri presso il Castello Chiola, il Comune di Loreto Aprutino è stato invitato ufficialmente in Russia, nella cittadina di Ryazan, per un convegno che avrebbe visto presenti città legate alla tradizione della ceramica provenienti da tutto il mondo e in tale contesto si sarebbero aperte le premesse per il gemellaggio del Comune abruzzese con una città russa. Ahimè, però, a seguito del Covid, tale evento è stato annullato. Questo però non toglie che Loreto Aprutino sarebbe stata protagonista nella successiva edizione, salvo poi, ritrovarci nella crisi diplomatica che attualmente tutti noi stiamo vivendo;
  4. Prima che la pandemia bloccasse definitivamente tutte le attività, la mia Associazione stava lavorando alla II Giornata Regionale dell’Amicizia Italo/Russa. Manifestazione che, rispetto alla prima edizione, avrebbe visto anche il gemellaggio in presenza di un importante Università Russa con un omologo Ateneo Abruzzese.

Detto ciò, dove sarebbero gli estremi per revocare la cittadinanza?

Forse per eccesso di opportunità e di buona fede?

Suvvia, siamo seri.

Se dovessimo revocare la cittadinanza ad un diplomatico per eventi a lui non imputabili allora dovremmo anche restituire 9,5 milioni di Euro che il Cremlino ha donato alla Città dell’Aquila per la ricostruzione di Palazzo Ardinghelli e la Chiesa di San Bernardo, così come dovremmo restituire tutto il materiale che la Russia, gratis et amore dei, ha donato al popolo italiano, nella primissima fase della Pandemia, attraverso l’invio di famosi 17 aerei colmi di uomini e mezzi.

Suvvia, siamo seri, capisco che tra poco si tornerà al voto e che nel bailamme generale c’è chi è in cerca di pubblicità, ma essendo che siamo in presenza di una guerra in atto, chiederei, da parte degli interessati, un po' più di etica ed onestà intellettuale.

Cordialmente vostro amico.

 

Lorenzo VALLOREJA

                                                                            

L’Associazione degli Italiani Amici della Russia plaude all’iniziativa di Sua Santità, Papa Francesco, il quale, nel nome della Pace e dell’amore in Cristo, ha annullato tutti i suoi appuntamenti e si è recato all’Ambasciata della Federazione Russa, presso la Santa Sede, per chiedere al rappresentante del Cremlino, Sua Eccellenza, Alexander AVDEEV, la fine degli scontri.

Infatti, in queste ore, si fa un gran parlare di, sanzioni, operazioni militari, contro sanzioni, ecc, ecc, tutti provvedimenti che, anziché far ragionare le parti, non fanno altro che esasperare gli animi.

Osservando ciò che sta accadendo in Ucraina, cristianamente parlando, potremmo certamente affermare che: chi è senza peccato scagli la prima pietra!”.

L’instabilità in quella parte del mondo, infatti, non è iniziata pochi giorni fa, ma viene da lontano.

Nasce:

  • Dalla necessità legittima di Mosca di vedere garantita la propria Sicurezza Nazionale;
  • Dal Sacro Santo Diritto del popolo ucraino ad essere artefice del proprio destino;
  • Dal diritto delle minoranze russe, ivi presenti in Ucraina, di vedere riconosciuti i propri diritti e la propria autonomia;
  • Dal mancato rispetto degli accordi informali degli anni 90 del secolo scorso che prevedevano l’impossibilità dell’allargamento della NATO ad Est del fiume Oder;
  • Dal fatto che la NATO, pur conoscendo le contrarietà manifestata apertamente dalla Russia, ha prima lusingato e poi illuso, l’Ucraina, facendole così abbandonare la strada della cosiddetta finlandizzazione del proprio territorio che tanti dolori le avrebbe di certo evitato in questi anni.

Ora che il dado è ormai tratto - davanti ai morti che continuamente sono stati sepolti dal 2014 ad oggi - a poco servono le accuse e gli epiteti lanciati tanto da una parte quanto dall’altra, specie se, a farne le spese, come sempre, sarà solo il popolo comune.

 Perciò, riprendendo la nostra iniziativa dell’Aprile 2021 - con la quale scrivemmo una Lettera indirizzata sia al Presidente Putin, che al Presidente Biden, così come al Premier Mario Draghi, quanto, anche, al Santo Padre, per far si che si tenesse in Italia, un vertice tra le parti, per la pace in Ucraina, con la supervisione di Papa Francesco – TORNIAMO A CHIDERE:

  1. AL PREMIER MARIO DRAGHI DI METTERE A DISPOSIZIONE IL NOSTRO PAESE PER QUESTO VERTICE;
  2. AL SANTO PADRE DI METTERE A DISPOSIZIONE LA PROPRIA PERSONA IN QUALITA’ DI GARANTE DI QUESTI ACCORDI;

Chiaramente, affinché ciò sia possibile, chiediamo all’Italia di defilarsi, in questo momento storico, dal fronte occidentale in merito alle sanzioni o eventuali invii di truppe ad est, giacché, se il popolo italiano è ormai stanco, dopo due anni di emergenza legata alla pandemia e fiaccato oltremodo dall’impennata dei prezzi e tariffe, le popolazioni slave che vivono al di qua ed al di là del fiume Donec, sono letteralmente stufe di tante tribolazioni e restrizioni e non è che, con il voler imporre la propria verità, si possa chiedere di trattare.

Infatti, come disse Papa PIO XII: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”.

Il 24 febbraio 2022 l’ambasciatore della Russia in Italia S.S. Razov è stato convocato al Ministero degli esteri dal segretario generale del dicastero E. Sequi.

Nell’ambito dell’incontro, la parte italiana ha illustrato la posizione dei vertici del paese in merito a quanto avviene in Ucraina.

Per parte sua, l’ambasciatore S. Razov, sulla base dell’appello fatto dal Presidente V.V.Putin, ha spiegato i retroscena e le cause della situazione creatasi in Ucraina e illustrato le intenzioni della parte russa relativamente all’operazione militare speciale.

L’ambasciatore ha espresso l’auspicio che rispetto alla situazione ucraina, l’Italia mantenga quella politica ponderata che tradizionalmente caratterizza le relazioni bilaterali tra Russia e Italia.

L’ambasciatore Razov ha chiesto alla parte italiana di garantire al dovuto livello la sicurezza di tutti i cittadini russi che si trovano in territorio italiano, compreso il personale delle missioni diplomatiche della Federazione Russa.

Il segretario generale del Ministero ha promesso la propria collaborazione tramite i competenti organi italiani

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L'Italia è stata per molti anni uno dei partner europei  più vicini alla Russia. Recentemente tuttavia, le relazioni tra la Russia e la UE si sono notevolmente deteriorate soprattutto dopo che i paesi occidentali hanno iniziato a parlare di "azioni aggressive" di Mosca ai confini dell'Ucraina. A questo proposito il Presidente russo Vladimir Putin, durante la sua ultima conferenza stampa di dicembre, ha osservato che l'Italia potrebbe svolgere un ruolo nella normalizzazione delle relazioni Russia-UE anche attraverso i negoziati tra la Russia e la NATO. In che modo l’Italia, a Suo parere, potrebbe favorire tale processo? La questione è stata discussa a livello diplomatico?

Ritengo che non ci sia bisogno di una qualche discussione separata sul fronte diplomatico. L'Italia, come membro autorevole dell'Alleanza Atlantica e dell'Unione Europea, potrebbe effettivamente svolgere un ruolo nella normalizzazione delle relazioni tra la Russia e l'Occidente, in primo luogo attuando approcci equilibrati e sviluppando il dialogo e i contatti, ma anche incoraggiando altri paesi della NATO e della UE a fare passi analoghi. Nella situazione intorno all'Ucraina, questa è, in linea generale, la politica adottata dall'Italia. Ecco alcuni esempi.

Il Protocollo conclusivo della recente riunione del Consiglio russo-italiano per la cooperazione economica, industriale e finanziaria definisce Russia e Italia partner strategici. Questo documento è stato firmato dai copresidenti del Consiglio: il Ministro del Commercio e dell'Industria della Federazione Russa e il Ministro degli Affari Esteri dell'Italia. Ricordo che solo cinque anni fa, quando Alto rappresentante della UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza era Federica  Mogherini, la Russia è stata ufficialmente privata del suo status di partner dell'Unione Europea.

Negli ultimi sei mesi, il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro italiano Mario Draghi hanno avuto cinque colloqui telefonici improntati alla concretezza e all’interesse reciproco, nell’ambito dei quali hanno avuto uno scambio di opinioni su questioni di attualità dell'agenda bilaterale e internazionale inclusa la situazione intorno all’Ucraina.

Oggi, com’è noto, i paesi occidentali stanno preparando un altro pacchetto di sanzioni anti-russe. Alcuni le definiscono "infernali". In questo contesto assume particolare rilevanza l’incontro in videoconferenza che il 26 gennaio di quest'anno il presidente russo ha tenuto con i rappresentanti del mondo imprenditoriale italiano con i dirigenti delle più grandi aziende che lavorano con la Russia. Il dialogo è stato costruttivo e interessante. Ho avuto la possibilità di parlare con alcuni dei partecipanti italiani subito dopo la riunione. Tutti hanno sottolineato come il presidente russo conoscesse alla perfezione l'essenza e i problemi della cooperazione commerciale ed economica russo-italiana, e hanno evidenziato l’impostazione lungimirante della conversazione.

Sono ben lontano dall’idealizzare, ma nelle circostanze attuali vediamo nell’Italia un partner sempre favorevole a mantenere un dialogo con il nostro paese, anche nella difficile situazione attuale.

Un evento politico degno di nota in Italia è stata l’elezione di Sergio Mattarella a un secondo mandato presidenziale. Come valuta questa  rielezione in termini di ulteriore sviluppo delle relazioni russo-italiane? Quali contatti bilaterali di alto livello sono previsti per i prossimi mesi?

Sono d'accordo con la maggior parte degli esperti italiani e stranieri: l'elezione di Mattarella a un secondo mandato presidenziale è un fattore che rafforza la stabilità del Paese. Ci sono tutti i presupposti per credere che il governo di Mario Draghi resterà in carica fino alla fine naturale della legislatura, nella primavera del 2023. In Italia, com’è noto, l'attuale governo è il 67° dalla proclamazione della Repubblica nel 1946. Questa, naturalmente, è una questione esclusivamente interna nella quale non interferiamo mai. Ovviamente, però, ad ogni cambio di governo è necessario un certo periodo di tempo perché i nuovi leader entrino nel merito dell’agenda bilaterale, il che rischia di far perdere lo slancio su concrete questioni di cooperazione.

Vorrei fare una menzione speciale del messaggio di congratulazioni inviato dal Presidente della Federazione Russa al neoeletto Presidente dell'Italia in occasione del suo insediamento. Nel messaggio si afferma, in particolare, che le relazioni tra Russia e Italia si fondano su tradizioni di amicizia e rispetto reciproco.

C'è qualche certezza sui tempi dell'incontro 2+2 tra i ministri degli esteri e della difesa dei nostri Paesi? C'è già un ordine del giorno preliminare?

Non ci sono ancora date certe, ma ci sono alcuni riferimenti temporali. In linea di principio, la riunione dovrebbe svolgersi in Russia. Devo dire che si tratta di un importante formato di dialogo per lo scambio di opinioni su questioni bilaterali e internazionali. Vorrei ricordare che la Russia attualmente, tra tutti gli stati europei sostiene questo formato di interazione con Italia e Francia.

Ci sono piani per organizzare la prima visita in Russia del Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi?

Com’è noto, il presidente russo Vladimir Putin ha invitato il primo ministro italiano Mario Draghi a recarsi in visita in Russia. Mario Draghi ha ripetutamente dichiarato che il suo governo è ora concentrato soprattutto sul superamento delle conseguenze della pandemia di coronavirus e sull'attuazione del piano nazionale di recupero e resilienza. Inoltre negli ultimi mesi nel Belpaese si è svolto un vivace dibattito sull'elezione del presidente della Repubblica, dibattito che naturalmente ha calamitato anche l'attenzione del governo. Confidiamo che i nostri colleghi italiani formulino la propria posizione in merito alla visita.

In un recente incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e importanti rappresentanti dell'imprenditoria italiana, è stato notato che anche durante la pandemia siamo riusciti a mantenere la cooperazione economica ad alto livello. Il commercio bilaterale nel 2021 dovrebbe superare i 30 miliardi di dollari. Quali sono i principali motori di questa crescita? E ci sono prospettive di sviluppo della cooperazione in nuovi campi e settori?

Ha ragione, l'incontro di Putin con i principali imprenditori italiani è stato molto concreto ed è durato due ore e mezzo. Si è svolto un dialogo costruttivo sui principali indirizzi della cooperazione commerciale. Com’è noto, la cooperazione nel settore energetico è la base della nostra interazione. Il presidente ha assicurato ancora una volta i partner italiani sull'affidabilità delle forniture energetiche russe all'Italia. Ha sottolineato il fatto che, grazie ai contratti a lungo termine in essere, l'Italia acquista il gas russo a prezzi inferiori a quelli di mercato. Putin ha inoltre rilevato che nel 2021 le forniture sono aumentate di 2 miliardi di metri cubi rispetto al 2020. Tra gli altri driver di crescita dello scambio commerciale bilaterale, segnalo la localizzazione della produzione di aziende italiane in Russia, la cooperazione industriale e la realizzazione di progetti congiunti nel campo dell'energia "verde".

Continua il processo di transizione dalla fornitura di prodotti con etichetta "made in Italy" a una maggiore cooperazione produttiva basata sul principio del "made with Italy". Questo modello combina organicamente l'esperienza acquisita, la tecnologia delle aziende italiane e la produzione locale utilizzando risorse, forza lavoro e investimenti russi. Oggi in Russia operano più di 500 aziende italiane, molte delle quali hanno deciso di trasferire parte della loro produzione in territorio russo. Si tratta di aziende dei settori più diversi: dalla metallurgia (“Danieli Volga” a Dzerzhinsk) all'industria alimentare (il mulino di Barilla nella regione di Mosca e la produzione di carne di “Inalca” nella regione di Orenburg). Nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, sul mercato russo opera attivamente Enel Russia, filiale del più grande gruppo elettrico italiano Enel. Un primo impianto eolico è stato costruito nella regione di Rostov e sono in corso lavori per costruire parchi eolici nella regione di Murmansk e nella provincia di Stavropol. Presso il parco eolico Kola nella regione di Murmansk è in fase di sviluppo un progetto congiunto con “Rusnano” per la produzione di idrogeno “verde”.

Tra i progetti recenti più significativi c'è l’entrata in esercizio della prima linea dell'impianto dell’Amur di trattamento del gas, alla cui inaugurazione  nel giugno 2021 ha partecipato il presidente della Federazione Russa (PAO “Sibur Holding” e “Maire Tecnimont”). I progetti per il 2022 prevedono la costruzione di un impianto di ammoniaca a Kingisepp (regione di Leningrado, “EuroChem” e “Maire Tecnimont”) e la creazione di una joint venture per produrre urea a Togliatti (“KuibyshevAzot” e “MET Development S.p.A.", con investimenti di circa 11 miliardi di rubli).

L'attuale tensione legata all'Ucraina sta influenzando l'attività imprenditoriale italiana e la sua partecipazione a progetti?

Naturalmente, la situazione intorno all'Ucraina e le minacce di sanzioni non aggiungono stabilità. Al contempo, gli imprenditori italiani non sono disposti a perdere gli spazi del mercato russo conquistati in decenni di lavoro. Come ho già detto, abbiamo più di 500 aziende italiane che lavorano in Russia e non hanno intenzione di chiudere la loro attività. Gli accordi esistenti continuano ad essere attuati e se ne firmano di nuovi.

Si prevede che quest’anno l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) prenda comunque in esame la registrazione nella UE del vaccino russo “Sputnik V”. C'è ancora interesse in Italia e a San Marino per il vaccino russo? Continuerà la cooperazione tra gli specialisti del centro russo Gamaleya e dell'Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani?

San Marino è stato uno dei primi Paesi europei ad autorizzare l'uso del vaccino “Sputnik V” sul suo territorio. Grazie alla consegna tempestiva del vaccino nella primavera del 2020, è stato possibile organizzare nel Paese una campagna di vaccinazione completa e ridurre drasticamente l'incidenza della malattia. L'alta efficacia del vaccino a San Marino è stata dimostrata nella pratica. Per quanto ne so, nel 2021, le autorità dello stato hanno deciso di concentrarsi su altri farmaci per una campagna di "richiamo" con vaccini eterologhi. Tuttavia, nella Repubblica rimane alto l'interesse per lo “Sputnik V”: molti sammarinesi hanno optato anche per una terza dose del farmaco russo. Solo pochi giorni fa, San Marino ha deciso di riprendere il cosiddetto "turismo vaccinale" offrendo ai cittadini stranieri la vaccinazione con “Sputnik Light”.

Per quanto riguarda l'Italia, nonostante lo “Sputnik V” non sia ancora certificato a livello governativo, l'interesse per il farmaco russo è molto alto. L'ambasciata riceve numerose richieste di cittadini italiani che desiderano essere vaccinati con il nostro farmaco. Purtroppo siamo costretti a farci guidare dalle normative in vigore in Italia, comprese quelle adottate a livello paneuropeo.

Da parte nostra, sollecitiamo tutti a non politicizzare la salute e l'efficacia dello “Sputnik V”, che è già utilizzato in più di 70 paesi con una popolazione totale di più di 4 miliardi di persone. Continuiamo a sollevare con le autorità italiane competenti la questione del riconoscimento reciproco dei certificati di vaccinazione e della registrazione ufficiale dello “Sputnik V” da parte delle autorità farmaceutiche europee e italiane. Risolvere questo problema sarebbe senza dubbio nell'interesse dei cittadini russi e italiani.

Al contempo vorrei menzionare l’efficace collaborazione, nell’ambito del memorandum bilaterale firmato nell'aprile dello scorso anno, tra il Centro Nazionale di Ricerca di Epidemiologia e Microbiologia “N. F. Gamaleya” e l'Istituto Nazionale di Malattie Infettive “L. Spallanzani”. Gli scienziati russi hanno già visitato Roma due volte per testare, insieme ai loro colleghi italiani, l'efficacia dei vaccini russi e di altri vaccini contro il coronavirus, compresa la variante omicron. Il relativo studio congiunto è già pronto. Prevediamo di organizzare nel corso dell'anno una visita a Mosca di specialisti italiani guidati dai massimi esponenti dell’Istituto Nazionale di Malattie Infettive “L. Spallanzani”.

I russi sono tradizionalmente molto interessati ai viaggi nel Belpaese. Possiamo confidare in una semplificazione per i nostri cittadini delle norme da rispettare per visitare l'Italia? Lei prevede una ripresa del flusso turistico dalla Russia per quest'anno, almeno nella stagione estiva?

La Russia è finora nella lista degli stati dal cui territorio è permesso l'ingresso in Italia solo per motivi urgenti di natura medica, professionale, educativa o umanitaria. Di fatto il turismo è escluso. Allo stesso tempo, periodicamente vengono pubblicati i dati relativi alle enormi perdite subite dal settore turistico italiano. È noto che, prima dell'epidemia COVID-19, ogni anno fino a 1 milione di turisti russi visitava l'Italia. Ora, il recente decreto del governo italiano ha introdotto alcuni alleggerimenti delle restrizioni in merito all’obbligo del “certificato verde” europeo di vaccinazione per i visitatori, in particolare dalla Russia. Tuttavia, non c'è ancora una risposta concreta su quando potranno riprendere i viaggi turistici dalla Russia. Ovviamente molto dipenderà da come si svilupperà la situazione epidemica. Vorrei ricordare che il nostro paese ha da tempo aperto le sue frontiere ai turisti italiani che possono rimanere nel nostro paese senza alcuna restrizione secondo il proprio programma di soggiorno.

Il primo Canale della televisione russa ha mandato in onda uno spettacolo di Capodanno legato all'Italia per il secondo anno di fila. Il programma musicale parodistico è stato apprezzato anche da milioni di italiani. Questa è probabilmente un'altra conferma che la cultura è una delle manifestazioni più importanti delle relazioni amichevoli tra i nostri popoli. Come valuta l'attuale livello di cooperazione culturale bilaterale e quali eventi eccezionali possiamo aspettarci quest'anno?

Apprezzo molto la cooperazione culturale e umanitaria tra la Russia e l'Italia. Questo è un caso concreto di quando la cultura va al di là della politica. Tra gli eventi recenti più eclatanti vorrei ricordare il monumento a F.M. Dostoevskij che, alla fine dell'anno scorso, in occasione della celebrazione del 200° anniversario del grande scrittore e filosofo russo, è stato eretto a Firenze, città dove il nostro eminente connazionale soggiornò più volte e dove completò il suo immortale romanzo “L’idiota”.

Lo scorso settembre si è tenuto a Milano il " Summit museale", a cui hanno partecipato i ministri della cultura di Russia e Italia, che ha lanciato l'Anno incrociato dei musei tra Russia e Italia. In questo quadro sono previsti più di 30 eventi, tra cui scambi di mostre e altri progetti tra i principali musei dei nostri paesi, così come tra istituzioni culturali di piccole città.

Proprio nei prossimi giorni (dall'11 al 14 febbraio) le città di Roma, Bari, Brescia e Milano ospiteranno una tournée dell'Orchestra del Teatro Mariinsky diretta da Valery Gergiev alla quale ho il piacere di invitare gli appassionati di musica italiani.

In conclusione, vorrei dire che le relazioni tra la Russia e l'Italia hanno profonde radici storiche, si basano sul reciproco rispetto, la simpatia e la vicinanza culturale e spirituale dei popoli dei due paesi. Per quanto riguarda l’attuale situazione specifica delle relazioni tra Russia e paesi dell'Occidente, come si dice, le crisi vanno e vengono, ma gli interessi nazionali degli stati rimangono e io parto dall’assunto che quelli di Russia e Italia sono in gran parte simili o paralleli, il che dà motivo di sperare in un ulteriore dinamico sviluppo delle nostre relazioni.

Con interesse e piacere pubblichiamo il testo integrale della nota dell’Ambasciata Russa, apparsa sul proprio sito nella giornata del 27 gennaio 2022, comunicato, quest’ultimo, denso di analisi storiche e riflessioni geopolitiche, sull’attuale crisi in Europa Orientale.

Abbiamo preso atto, provando persino una certa curiosità, dell’ennesimo esempio di propaganda semi-militare statunitense cortesemente presentato al pubblico dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia il 21 gennaio 2022 sotto il titolo “How Russia conducts flag operations”. Non è nostra intenzione commentare tali fantasie e mistificazioni ossessive, poiché rientrerebbe, piuttosto, tra i compiti di uno psichiatra. Probabilmente, a districare il caso saranno gli esperti del Walter Reed National Military Medical Center (Maryland), proprio quello dove nel 1949 mise fine alla sua vita l’ex Primo Segretario alla Difesa James Forrestal, ripetendo più volte prima del suicidio la frase “i russi stanno arrivando!

Già un noto esponente nazista che però non raggiunse il Processo di Norimberga consigliava all’epoca di mescolare alla menzogna delle semi-verità e persino la verità, per ottenere un effetto di credibilità. Raccomandazione seguita alla lettera dalla rappresentanza diplomatica statunitense a Roma nel divulgare le uniche informazioni veritiere sui contatti del Segretario di Stato Antony Blinken. E chi altri, se non gli USA, con la loro ricca esperienza di provocazioni a livello internazionale, sono gli esperi più competenti nelle sofisticate operazioni “sotto falsa bandiera”? 

Forse, i primi passi su questo terreno, Washington, li aveva già mossi nel lontano 1898, quando nel porto dell’Avana saltò in aria la corrazzata USS Maine, provocando la morte di 266 marinai e ufficiali statunitensi. Il ruolo del colpevole fu immediatamente assegnato al governo spagnolo e la tragedia servì da pretesto per scatenare la guerra ispano-americana. Solo parecchi anni dopo, quando furono recuperati i resti della nave affondata, venne fuori che l’esplosione era avvenuta non all’esterno della corrazzata, ma dentro. Tuttavia, nessuno, ovviamente, ebbe intenzione di presentare le scuse al Madrid e di restituire alla corona spagnola Cuba, Porto Rico, Guam e Filippine.

Nello stesso ordine di cose deve essere annoverato, indubbiamente l’incidente del Golfo del Tonchino, avvenuto del 1964. Oggi è ormai chiaro che il 4 agosto di quell’anno non ci fu nessun attacco da parte delle motosiluranti nordvietnamite contro i cacciatorpedinieri americani. Eppure, la Risoluzione del Tonchino, adottata dal Congresso statunitense, “a caldo” si rivelò un fondamento giuridico per coinvolgere le forze armate degli USA nel Vietnam, moltiplicando in questo modo il numero delle vittime e le sofferenze del popolo vietnamita. 

E cosa dire dell’intervento dell’esercito americano a Grenada nel 1983? Il presidente degli USA Ronald Reagan aveva escogitato un’ottima protezione per la cittadinanza statunitense nello stato caraibico per difenderla dalla fantasiosa “occupazione cubano-sovietica”. Come conseguenza si realizzò una vera e propria occupazione statunitense di Grenada, che servi da modello per l’intervento successivo anche a Panama del 1989.

Impossibile non menzionare a questo punto il famigerato discorso del Segretario di Stato degli USA Colin Powell all’ONU, quando nel 2003 agitava energicamente una fiala con polvere bianca a conferma del possesso da parte dell’Iraq di armi di distruzione di massa. In realtà non ci fu trovata nessuna arma, ma il danno alla sovranità dell’Iraq, provocato dalla guerra scatenata dagli USA, continua ancora oggi a essere avvertito nella vita di questo Paese. 

Sullo sfondo di queste provocazioni su vasta scala, quasi si perdono di vista  dei “pesciolini” come, ad esempio, il rapimento dell’imam Abu Omar a Milano, compiuto per mano degli agenti della CIA nel 2003 e il suo illegale trasferimento dall’Italia nello stesso anno. I colpevoli del sequestro di persona, condannati dal Tribunale italiano, non hanno però scontato la pena da infliggere.

Del resto, Ronald Reagan e Colin Powell ormai stanno rispondendo dei propri atti dinanzi ad un Giudzio molto più “in alto” della Corte Suprema degli USA. Mentre gli addetti alla propaganda in servizio presso l’Ambasciata statunitense in Italia, fedeli ai loro insegnamenti, continuano ligi ai loro compiti… "

 

 

Eccellenza,

come Le è certamente noto, prima del Santo Natale, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, durante la solita conferenza stampa di fine anno, ha avuto parole di elogio e di sprone verso il nostro Paese.

L’encomio, nei nostri riguardi, si è avuto quando il Presidente Putin ha definito i rapporti tra Mosca e Roma, “buoni e stabili”, dal “carattere apartitico” e non ha mancato neanche di sottolineare come i colloqui telefonici intercorsi con Lei, Signor Presidente del Consiglio, siano stati “amichevoli e molto significativi; mentre l’incoraggiamento rivoltoci ad essere protagonisti sulla scena internazionale si è avuto nel passaggio in cui il leader russo ha affermato che: “l'Italia potrebbe avere un ruolo nel normalizzare le relazioni Russia-UE e anche a livello delle trattative che ci saranno tra Russia e NATO".

Siamo dunque, Signor Presidente, nella posizione di essere stati riconosciuti - da una tra le massime Potenze Mondiali che siederanno, il 10 gennaio 2022 a Ginevra, per parlare di Ucraina e sicurezza internazionale - quali mediatori privilegiati: dovrebbe essere un’occasione da non perdere!

So già, Ill.mo Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, che, i soliti “falchi”, in Italia, L’avranno ampiamente sconsigliata circa il possibile prestare attenzione a simili lusinghe perché, a loro detta, un accettare il ruolo che la Russia vorrebbe affidarci “non servirebbe ad altro che a spaccare il fronte occidentale, ma così non è, non fosse altro perché questi stessi “falchi” sono le medesime lobbies che hanno spinto gli eserciti della NATO a pochi chilometri dal confine russo con l’unico risultato di:

  • Farci piombare in un inverno molto più freddo e “salato”;
  • Far effettuare, all’Armata Rossa, dei lanci dimostrativi del temibile missile ipersonico “Zircon”.

In entrambi i casi, a rimetterci, nell’immediato ed in futuro, saremo sempre e solo noi data, al di là delle buone intenzioni e dei progetti futuri, la nostra totale incapacità dell’essere energeticamente autonomi e di difenderci con nostre forze e risorse da siffatte tecnologie militari.

Dunque, in nome di cosa dobbiamo rafforzare un fronte che, come un cieco testardo, vuole andare a sbattere la testa contro il muro?

Ricordando le parole di PIO XII vogliamo invitarLa a riflettere sul fatto che, oggi più che mai: “nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”.

Ed una guerra, per essere considerata tale, non ha bisogno di essere combattuta necessariamente con le armi, bastano le intenzioni, le parole, la mancanza di accordo, il far finta di non comprendere minimamente le altrui ragioni, affinché i nefasti effetti si manifestinoe l’Italia, la nostra amata Patria, in questa nuova Guerra Fredda saldatasi con la pandemia, ha già avuto fin troppe vittime tra i nuovi poveri ed i nuovi emarginati.

Tornino quindi le Nazioni a parlarsi ed a rispettarsi, anche attraverso il gesto italiano, che se espresso nei momenti culminanti, può solo portare, per retaggio ormai ancestrale, Civiltà e Pace

Certo che Ella saprà far tesoro delle nostre modeste riflessioni ed apprezzerà le nostre preoccupazioni, con immutata stima Le auguro Buon Anno e Buon Lavoro.

 

Pescara lì 29/12/2021                                                        il Presidente

MITO: La Russia non è interessata al dialogo con la NATO

Confutazione:

La Russia non ha fatto nulla per peggiorare le relazioni con la NATO. La colpa del loro degrado è tutta in capo all'alleanza. Spetta al blocco nordatlantico prendere l'iniziativa per ripristinarle e trovare una via d'uscita dalla situazione di tensione creatasi.

Nel 2014, la cooperazione pratica civile-militare con la Russia è stata sospesa su iniziativa dell'alleanza. Nel 2016, quando la NATO ha proposto di convocare una riunione del Consiglio NATO-Russia (NRC), le siamo andati incontro. Fino al luglio 2019 in questo formato si sono svolte dieci riunioni. I rappresentanti russi hanno partecipato attivamente e con interesse allo scambio di informazioni sulle esercitazioni militari, discutendo della situazione in Afghanistan e della crisi sul trattato INF. Tuttavia la NATO ci ha ostinatamente imposto l’esame del tema ucraino, con il quale l'alleanza non ha nulla a che fare.

Noi sostenevamo la necessità di discutere di argomenti che fossero davvero rilevanti e funzionali per il Consiglio NATO-Russia: prima di tutto, la riduzione della tensione militare. Abbiamo avanzato proposte concrete in questo senso. Alla riunione del NRC del 31 maggio 2018, abbiamo chiesto di rinnovare il dialogo a livello militare per discutere le questioni che destano preoccupazione; di adottare misure reciproche per ridurre l'attività militare lungo la linea di contatto NATO-Russia (Baltico, Mar Nero, Artico); di migliorare il meccanismo di prevenzione di attività militari pericolose e di incidenti in aria e in mare, soprattutto nelle regioni del Baltico e del Mar Nero.

In un incontro con il comandante in capo del Comando supremo delle potenze alleate in Europa, T.Wolters, svoltosi a Baku il 10 luglio 2019, il capo di stato maggiore delle Forze Armate russe V.Gerasimov ha proposto una serie di misure supplementari per ridurre la tensione in Europa: spostare le aree di esercitazione operativa lontano dalla linea di contatto Russia-NATO, prevenire incidenti aerei e marittimi nella regione baltica dotando gli aerei militari di transponder, definire una distanza minima accettabile per l'avvicinamento di aerei e navi e proseguire, secondo la prassi, a scambiarsi informazioni sulle prossime esercitazioni e inviti di osservatori a parteciparvi.

Nel febbraio 2020, in un incontro con il segretario generale dell'Alleanza Stoltenberg a margine della conferenza di Monaco sulla sicurezza internazionale, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha esortato la NATO a rispondere alle nostre proposte sulla de-escalation, il che permetterebbe di discuterle nella riunione del Consiglio NATO-Russia. Ma non abbiamo ricevuto nulla in risposta.

L'8 maggio 2020 Serghey Lavrov ha inviato un messaggio al segretario generale dell'alleanza proponendo di ridurre le esercitazioni militari e mantenere la moderazione nella zona di contatto NATO-Russia durante la pandemia di COVID-19. È stata confermata la validità delle proposte precedentemente inviate ai membri della NATO.

Dopo che gli Stati Uniti hanno intenzionalmente e con il pieno sostegno dei loro alleati distrutto il trattato INF, la Russia ha adottato una serie di misure unilaterali volte a garantire la prevedibilità e la moderazione nella sfera missilistica, e ha lanciato l'iniziativa di sviluppare queste misure su base reciproca con la partecipazione dei paesi della NATO. In particolare, abbiamo invitato gli alleati a seguire l'esempio costruttivo della Russia rispondendo con una moratoria sul dispiegamento in Europa di missili terrestri a medio e corto raggio con qualsiasi tipo di armamento e concordando con noi misure di verifica.

Tuttavia, invece di una serie completa di passi di de-escalation, la NATO ha suggerito di limitarsi a modernizzare il Documento di Vienna 2011 (VD 2011). Per quanto riguarda l'uso dei transponder nei voli degli aerei militari sul Baltico, ha esclusivamente sottolineato la necessità di attuare le raccomandazioni già presentate dal gruppo di Progetto per il Mar Baltico sotto l’egida dell’ICAO, convocato in conformità con la "Niinistö Initiative". Tra l’altro la Russia sta rispettando queste raccomandazioni, mentre i caccia della NATO si alzano costantemente e ostentatamente in volo durante i sorvoli dell’aeronautica russa, accompagnati da una montatura propagandistica. L'alleanza non ha mostrato disponibilità a lavorare insieme per concordare le distanze di sicurezza di aerei e navi, richiamandosi ad accordi bilaterali tra la Russia e un certo numero di paesi del blocco per prevenire incidenti in alto mare e nello spazio aereo sopra di esso. Tuttavia, si è ben lontani dall’avere tali accordi con tutti gli stati membri della NATO.

Anche le iniziative russe "post-INF" sono state respinte con pretesti inverosimili: la riluttanza degli Stati Uniti a limitare la propria capacità di proiezione vicino ai nostri confini e di creare ulteriori rischi diretti per la sicurezza russa è mascherata dalle accuse infondate della NATO secondo cui avremmo già schierato missili precedentemente vietati dal trattato INF. Queste affermazioni false sono state ripetutamente confutate da noi con fatti convincenti alla mano.

L'accesso dei nostri diplomatici al quartier generale dell'alleanza e i contatti con il Segretariato internazionale sono stati limitati il più possibile. Dopo il 2014, la NATO ha ridotto unilateralmente le dimensioni della nostra missione diplomatica a Bruxelles: nel 2015, nel 2018 e anche nell'ottobre 2021, quando ha annunciato la decisione di revocare l'accreditamento di otto membri del personale della Missione Permanente, accusandoli indiscriminatamente di spionaggio, tagliando l’organico a 10 persone. Con tale personale, è impossibile assicurare il normale funzionamento della missione. Inoltre, Stoltenberg ha ammesso che questa mossa non era collegata a nessun evento specifico, ma era presumibilmente basata su informazioni dei servizi di intelligence.

La domanda sorge spontanea: chi non è interessato al dialogo e chi ha fatto di tutto perché questo dialogo non continui?

MITO: La Russia sta destabilizzando la situazione nell'Euro-Atlantico

Confutazione:

Siamo interessati a mantenere un'architettura di sicurezza stabile in Europa e nella regione euro-atlantica, basata su accordi internazionali e sulla Carta delle Nazioni Unite. Tuttavia, Washington, con il tacito consenso dei suoi alleati della NATO, negli ultimi anni ha costantemente distrutto i meccanismi giuridici internazionali che funzionavano correttamente.

L'esempio più eclatante è la crisi intorno al Trattato INF. Appena due settimane dopo essersi ritirati dal trattato nell'agosto 2019, gli Stati Uniti in segno di sfida hanno testato un missile di una categoria precedentemente vietata dall'accordo, cioè il missile da crociera a medio raggio Tomahawk. Inoltre, tale lancio, effettuato da una versione terrestre del lanciatore universale Mk-41, ha confermato pienamente la fondatezza delle rivendicazioni russe contro le infrastrutture strategico-militari Aegis Ashore degli Stati Uniti e della NATO dispiegate ai confini russi, rivendicazioni che abbiamo presentato agli Stati Uniti per molti anni nel contesto del trattato INF senza alcuna risposta costruttiva da parte loro.

Peraltro , gli USA continuano attivamente le attività di R&S e di test su una vasta gamma di altri sistemi missilistici terrestri a corto e medio raggio. Allo stesso tempo, risuonano dichiarazioni dei militari americani sulla necessità di passare al più presto al loro dispiegamento in Europa e nella regione Asia-Pacifico. Questo dimostra chiaramente che il ritiro dal trattato di non proliferazione delle armi nucleari da parte di Washington è stato guidato dall’ambizione degli Stati Uniti di sbarazzarsi delle restrizioni allo sviluppo di capacità destinate a esercitare una forte pressione sui paesi classificati da Washington come "rivali" e "probabili avversari", piuttosto che da mitiche "violazioni" del trattato INF da parte della Russia.

Da parte sua, il presidente russo Vladimir Putin ha presentato iniziative concrete per stabilizzare la situazione nel contesto della fine del trattato INF, iniziative di cui i paesi della NATO continuano a “infischiarsene”.

MITO: La NATO è un'alleanza difensiva la cui espansione non minaccia la Russia

Confutazione:

L'intera difesa collettiva della NATO si concentra sul "fianco orientale". L'alleanza apparentemente non ha altri problemi. Il terrorismo, le minacce alla sicurezza provenienti da altre regioni non sono così importanti come il pericolo che si presume sia rappresentato dalla Russia.

L'espansione incontrollata dell'alleanza e l'assorbimento di sempre più territori è accompagnata dal dispiegamento di infrastrutture militari in loco, che vengono utilizzate per potenziare con la forza la retorica conflittuale della NATO e possono essere eventualmente utilizzate, tra l’altro per accelerare il trasporto di mezzi militari pesanti e di personale delle forze armate dei paesi membri dell'alleanza ai confini del nostro paese. Negli Stati dell'Europa orientale-membri della NATO si costruiscono poligoni di tiro e siti di preposizionamento di mezzi bellici pesanti. Vengono fornite opportunità per la presenza militare straniera sul territorio di quegli stati, presenza che in ultima analisi è al limite della violazione se non della lettera, almeno dello spirito dell'Atto fondativo NATO-Russia del 1997.

La NATO svolge le cosiddette “missioni di condivisione nucleare", (nuclear sharing) che contravvengono alle disposizioni del Trattato di non proliferazione nucleare. In Europa sono situate più di 200 strutture militari degli Stati Uniti e della NATO, una parte significativa di esse in Europa centrale e orientale, nel Baltico e nella regione del Mar Nero. Poi sarà il turno dei paesi balcanici. Allo stesso tempo, la NATO sta negando alla Russia il diritto di agire per salvaguardare gli interessi di sicurezza nazionale addirittura sul proprio territorio. Tutto ciò non può non suscitare la nostra preoccupazione e comporta inevitabilmente adeguate misure di risposta difensiva da parte nostra.

L'allargamento dell'alleanza aumenta la tensione. La NATO accusa la Russia di attività militari nelle zone di contatto. Ma tali zone sono emerse proprio in seguito all'allargamento della NATO.

MITO: La Russia provoca l'escalation della situazione al confine con l'Ucraina

Confutazione:

Le azioni della Russia sono di natura puramente difensiva. Negli ultimi tempi abbiamo registrato un aumento significativo della presenza militare della NATO nella regione del Mar Nero. Gli accessi di navi da guerra con armi missilistiche a bordo, i sorvoli dell’aviazione strategica statunitense e le esercitazioni su larga scala, anche straordinarie, sono diventate più frequenti. Quasi ogni settimana, le nostre strutture di controllo registrano più di 50 aerei da ricognizione e droni che volano lungo i nostri confini.

La NATO ci mette deliberatamente alla prova inviando navi da guerra e aerei in zone vicine ai nostri confini, costringendo la Russia a rispondere. La nostra risposta è adeguata, proporzionata e contenuta.

L'Alleanza ci accusa di incrementare la nostra presenza militare in Ucraina, riferendosi alla Repubblica di Crimea. Ricordiamo che questo territorio fa parte della Federazione Russa, e le nostre forze armate sono lì legalmente. Inoltre, la Crimea è stata storicamente sede non solo della Flotta del Mar Nero, ma anche di unità della fanteria di marina, della difesa costiera e di altre unità terrestri, nonché dell'aeronautica.

MITO: la presenza della NATO aumenta la sicurezza regionale

Confutazione:

Questa è un'illusione. È il caso di ricordare le conseguenze dei bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia, la distruzione della statualità della Libia. L'ultimo esempio è l'Afghanistan. La presenza ventennale dei contingenti NATO nella Repubblica Islamica dell’Afghanistan e poi la loro precipitosa "fuga" non ha raggiunto nessuno degli obiettivi previsti. La situazione è solo peggiorata.

Oggi, l'alleanza cerca ancora una volta di andare oltre la sua tradizionale area di responsabilità, per estendere la sua visione dell'ordine mondiale a nuove regioni. Per realizzare questi obiettivi trascina i partner. La NATO propone sempre di "essere amici contro qualcuno". La nuova ondata di espansione geografica della sfera di interesse della NATO nella regione Asia-Pacifico è di natura apertamente conflittuale. L'Alleanza sta cercando di trasformare questa parte del mondo da uno spazio di cooperazione in una zona di attiva competizione geopolitica..

La dichiarazione del cyberspazio e del cosmo come "ambienti operativi" della NATO, anche nel senso dell'articolo 5 del Trattato di Washington, mina gli sforzi internazionali per stabilire meccanismi giuridicamente vincolanti per prevenire l'uso di queste sfere per scopi militari.

 

Fonte: https://www.mid.ru/ru/foreign_policy/rso/-/asset_publisher/0vP3hQoCPRg5/content/id/4975308

Pubblichiamo integralmente la risposta della Portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, al Direttore del quotidiano “la Repubblica”, Maurizio Molinari, in merito all’articolo “Carri armati e migranti: la morsa di Putin sull’Europa“, apparso sul detto giornale il 13 novembre scorso:

<< Ho letto con entusiasmo il Suo articolo, dottor Maurizio Molinari, su Repubblica. Era da molto tempo che non vedevo un’assurdità così deliziosa.

Capisco perché nessuno della Sua redazione lo abbia firmato e Lei si sia assunto in prima persona la responsabilità di questa vergognosa missione. Nessun giornalista che si rispetti vorrebbe il suo nome sotto il titolo “Carri armati e migranti: la morsa di #Putin sull’#Europa“.

Andiamo per ordine.

L’articolo dice: “…abbiamo visto l’arrivo di unità militari russe al confine con l’#Ucraina: stiamo parlando di almeno 90.000 uomini con relativi mezzi blindati ed artiglieria… l’esercito ha stabilito una base a Yelnya, 260 km a nord del confine ucraino”.

Probabilmente, dottor Molinari, Lei ha ascoltato le affermazioni statunitensi secondo cui la Russia starebbe concentrando truppe al confine con l’Ucraina, ma non ha letto il comunicato ufficiale del Ministero della difesa ucraino, che smentisce le fobie statunitensi. Lei per definizione chiaramente ignora la posizione di Mosca. E perché dovrebbe, quando può scrivere della “creazione di una base con mezzi blindati ed artiglieria a Yelnya” senza alcun fact-checking. Non c’è nessuna base. Nel nostro Paese non esistono affatto basi militari. Esiste la dislocazione di unità delle forze armate russe sul nostro territorio nazionale. E questo è assolutamente un nostro diritto sovrano, che non viola gli impegni internazionali assunti e appartiene, come, tra gli altri, ama dire la #NATO, alle “attività di routine”.

Ma il Suo sproloquio sulla realtà russa non finisce qui. Lei scrive che Yelnya si trova a km. 260 dal confine ucraino. E dunque i nostri carri armati sono sul confine o a km. 260 da esso? Se il direttore di Repubblica ha un’idea confusa di dove sia Yelnya (anche se non lo credo, visto che le ha dedicato un intero articolo) forse sarà più informato sulla collocazione della Svizzera tra Francia e Italia. E la distanza è addirittura inferiore ai 260 km. Ma non è che domani la Repubblica scriverà che Berna è a un passo dall’attaccare Italia e Francia contemporaneamente, visto che tutte le truppe svizzere sono più vicine ai confini di questi Paesi di quanto non sia Yelnya all’Ucraina?

Il difetto di tale logica non sembra ovvio ai lettori del Suo giornale Repubblica? Quello che Lei si permette di fare non è consentito a un giornalista perbene.

“… Nel 2014 la Russia intervenne dopo la sconfitta nelle presidenziali ucraine del candidato da lei sostenuto…. Ora la minaccia di invasione punta a tenere sotto scacco il nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelensky” – prosegue l’articolo.

E chi sarebbe il “candidato della Russia” che avrebbe perso le elezioni nel 2014? Si riferisce a Yanukovych? Candidato non della Russia, ma delle regioni sud-orientali dell’Ucraina. E non ha perso, ha vinto, e non nel 2014, ma nel 2010. Inoltre, aveva vinto le elezioni precedenti, nel 2004. Ma per impedirgli di andare al potere allora, l’opposizione ucraina, sostenuta dai protettori occidentali, ha escogitato una procedura inconcepibile, una parodia della democrazia – un “terzo turno” di elezioni, e ha fomentato una “rivoluzione arancione”, trascinando Victor Yushchenko alla presidenza dell’Ucraina. E nel 2010 Viktor Yanukovych ha vinto di nuovo, con un ampio sostegno dalle regioni del sud-est dell’Ucraina, ma l’Occidente non ha avuto alcuna possibilità di ribaltare di nuovo la scelta del popolo ucraino. Gli #USA e l’#UE hanno deciso di rimandare il putsch a un momento più favorevole. Momento che si è presentato nel 2013, quando Viktor Yanukovych è diventato improvvisamente immeritevole, rimandando la firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea. Nel giro di un paio di mesi, in Ucraina si è tenuta un’altra “Maidan” sotto la guida degli Stati Uniti, con la sottosegretaria di Stato americano Nuland che distribuiva soldi, panini e promesse di sostegno incondizionato ai “rivoluzionari”. E nel 2014, caro Direttore, Viktor Yanukovych non si è candidato. Ha lasciato l’Ucraina perché se fosse rimasto lì, sarebbe stato ucciso dai radicali ucraini che hanno sparato, picchiato a morte e bruciato centinaia di loro connazionali.

La Sua non conoscenza della sostanza della questione è sorprendente.

Anche se mi è piaciuta molto l’espressione “tenerlo sotto scacco” che Lei usa in riferimento alla politica russa in Ucraina e personalmente a Vladimir Zelensky. Prima di tutto è un’espressione bellissima. In secondo luogo, non mi pare che gli scacchi siano vietati, vero? O solo se i russi non vincono?
L’unico problema è che in Ucraina ora non c’è un re, infatti i pedoni possono trasformarsi solo in regine.

La politica della Russia nei confronti della sovranità dell’Ucraina fin dalla sua indipendenza ha avuto come unico obiettivo la costruzione di relazioni di buon vicinato. Quello che è successo nel 2014 in #Crimea è qualcosa che spieghiamo di continuo, ma che in Occidente viene costantemente ignorato. Ogni tentativo di esporre i fatti si scontra con “articoli”, simili al Suo, che distorcono la percezione della realtà.

Ma lo ripeterò ancora una volta. Nel 2014, dopo il colpo di stato incostituzionale in Ucraina, ennesimo risultato dell’ingerenza occidentale negli affari di uno stato sovrano, il popolo che vive in Crimea ha fatto la sua scelta storica, è sfuggito al dilagante estremismo nazionalista e illegale tenendo un referendum che in precedenza aveva molte volte cercato di organizzare, ma che gli era sempre stato vietato.

La prossima volta che sulle pagine del Suo giornale apparirà qualcosa sulla “volontà illegittima del popolo di Crimea”, siate così gentili da ricordare ai lettori che in #Kosovo non c’è stato assolutamente alcun referendum, ma i Paesi occidentali, compresa l’Italia, ne hanno riconosciuto la “sovranità”. E questo nonostante la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che indica esplicitamente l’integrità territoriale della Serbia, intendendo il Kosovo come parte di essa.

Veniamo ora ai migranti: “Putin crea parallelamente un’altra situazione di crisi sostenendo il dittatore bielorusso Alexander Lukashenko nella decisione di far arrivare migliaia di migranti da Asia e Medio Oriente fino alla frontiera polacca per creare un nuovo, esplosivo, fronte di attrito con l’Unione europea”.

Dottor Molinari, pare che Lei abbia letto molti “rapporti dal campo” polacchi visto che ripete come un mantra tutte queste infinite accuse contro Alexander #Lukashenko e per qualche motivo contro il presidente russo per aver “creato un esplosivo fronte di attrito” e una “situazione di crisi”. Ma dice sul serio?

Viene voglia di rimandarla al sito del Ministero dell’Interno italiano, in particolare alla sezione “Statistiche dell’immigrazione”. Bene, questo meraviglioso sito web italiano è stato recentemente aggiornato e scrive nero su bianco che il numero di migranti che vengono maltrattati attraverso il confine dalle forze dell’ordine polacche non è niente in confronto al numero di clandestini dall’Africa lasciati entrare nell’UE attraverso il suo territorio dalla sola Italia. In soli tre giorni di novembre: più di duemila persone. Dall’inizio dell’anno – quasi 60 mila (e molti di loro attraverso la #Libia devastata dall’occidente, di cui parleremo in seguito). Gli attuali eventi sul Bug sono solo una vivida immagine (che però dimostra chiaramente fino a che livello di disumanità possono arrivare le guardie di frontiera di uno stato membro dell’UE).

Ora la domanda è: quando Repubblica scriverà che gli Stati Uniti e i paesi della NATO hanno “creato un esplosivo fronte di attrito e una situazione di crisi in Europa” con le loro azioni folli?

Bruxelles dovrebbe cercare le vere cause della crisi migratoria dell’UE nelle vecchie dichiarazioni dei leader della coalizione anti-Iraq, anti-Libia, dei capi di stato e di governo di quei paesi che hanno istigato la “primavera araba” e per 20 anni in #Afghanistan hanno fatto non si sa cosa.

L’articolo prosegue così: “è interessante come tutto ciò coincida con l’imminente inaugurazione del #NordStream2, che aumenterà la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas russo, e con l’ostilità di Mosca a raggiungere accordi sul clima…”

Qualche parola sul gas, sulla “dipendenza dell’Europa” e sull’ecologia, visto che ha deciso di mettere insieme più o meno tutti i temi all’ordine del giorno (in quello che chiama “editoriale”). L’Italia da sola riceve fino a 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia. Mosca non ha mai tradito o ingannato Roma sulle consegne di gas. Come può in coscienza un giornalista italiano parlare con un tono così becero dei fornitori russi di idrocarburi?

Lei personalmente, dottor Molinari, non ama il gas russo? Molto bene. Ho una grande idea: Maurizio per protesta riscaldi la sua casa con copie de La Repubblica.

Chi Le dà il diritto di insultare il nostro Paese con calunnie nauseanti? È alla ricerca dello scoop? Ho una super esclusiva per Lei. Pubblichi una frase di verità sul Suo giornale: “Non c’è fornitore di gas all’Europa più affidabile della Russia”.

Ora parliamo della “dipendenza”, una parola di cui chiaramente non capisce il significato. La vita di tutti noi dipende da un numero enorme di cose, senza le quali cesseremmo di esistere: acqua, sole, ossigeno, ecc. Questo La fa impazzire? Per quanto riguarda il gas russo, la situazione è molto più certa dei terremoti in Sicilia o dell’acqua alta a Venezia : il gas c’è, c’era e ci sarà. La smetta di confondere i lettori e di farsi prendere dal panico.

Gioisca per ogni nuovo giorno, anche se tutto in questo mondo è interdipendente: le persone dipendono l’una dall’altra, la vita dipende dal sole, le piante dall’acqua.

Fondamentalmente non ha senso commentare i Suoi giudizi sulle politiche ambientali della Russia: le nostre priorità in questo settore (molto avanzate anche per gli standard europei) sono state enunciate dal presidente russo nell’ambito degli eventi multilaterali ad alto livello conclusisi di recente. Per favore, dottor Molinari, quando si occupa dell’agenda russa, segua almeno le dichiarazioni che vengono fatte nel Suo Paese. Nel suo videomessaggio al vertice del #G20 (tenutosi a Roma, Maurizio!) il presidente Putin ha detto senza mezzi termini: “La Russia sta sviluppando a ritmo spedito il settore energetico a basso contenuto di carbonio. Oggi, la quota di energia proveniente da fonti praticamente senza carbonio – e questo include, come sappiamo, il nucleare, l’energia idroelettrica, l’eolico e il solare – supera il 40% e, se aggiungiamo il gas naturale – il combustibile a più basso contenuto di carbonio tra gli idrocarburi – la quota raggiunge l’86%. Questo è uno dei migliori indicatori del mondo. Secondo gli esperti internazionali, la Russia è tra i leader nel processo di decarbonizzazione globale”.

E infine la Libia “…nella tela europea del presidente Putin c’è anche la Turchia … soprattutto per la convergenza di interessi in Libia nel riuscire a scongiurare le elezioni in programma il 24 dicembre per eleggere un governo”.

Qui Le voglio ricordare che la firma del rappresentante russo si trova sotto il documento finale della seconda conferenza di Berlino sulla Libia, e la Russia è una di quelle (poche, a dire il vero) parti che, anche nelle attuali difficili circostanze, hanno promosso la normalizzazione e il dialogo politico nel Paese distrutto dall’Occidente. La Russia ha partecipato ad alto livello (ministro degli esteri #Lavrov) alla recente conferenza internazionale sulla Libia a Parigi, e ha concordato la dichiarazione finale. Il ministro ha sottolineato più volte, anche durante discorsi pubblici, che la cosa principale ora è rispettare il calendario che i libici stessi hanno concordato un anno fa, soprattutto per quanto riguarda lo svolgimento delle elezioni generali, sia presidenziali che parlamentari. Lo vede, spero, che questo contraddice completamente quello che Lei scrive?

Se vogliamo parlare della tela in cui l’Europa è caduta, dovrebbe ricordare come l’Occidente abbia alterato la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia. Le ricordo che nel 2011 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva dichiarato una no-fly zone sulla Libia, che è stata utilizzata da alcuni paesi della NATO, non per proteggere i civili, ma per bombardarli, con la conseguente distruzione dello stato libico, il barbaro assassinio di Gheddafi e la pluriennale crisi migratoria in Europa, di cui l’Italia è prima vittima. Non lo sa? Mi contatti, sono sempre disponibile a raccontarLe molte cose interessanti, compreso a quale link corrisponde il sito dell’#ONU.

A parte mi soffermo su qualcosa che non balza agli occhi a prima vista. Lei pone la domanda “come reagirà l’Ue di Macron, Scholz e Draghi alla sfida ibrida russa in pieno svolgimento”.

La risposta è breve: in nessun modo. Non reagiranno in alcun modo, perché non c’è “nessuna sfida ibrida russa”. È un’invenzione, come tutto il Suo articolo. La smetta di alimentare questo mito per entrare nelle grazie di politici russofobi. Rispetti i Suoi lettori. Gli italiani non meritano bugie così sfacciate >>.