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Eccellenza,

come Le è certamente noto, prima del Santo Natale, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, durante la solita conferenza stampa di fine anno, ha avuto parole di elogio e di sprone verso il nostro Paese.

L’encomio, nei nostri riguardi, si è avuto quando il Presidente Putin ha definito i rapporti tra Mosca e Roma, “buoni e stabili”, dal “carattere apartitico” e non ha mancato neanche di sottolineare come i colloqui telefonici intercorsi con Lei, Signor Presidente del Consiglio, siano stati “amichevoli e molto significativi; mentre l’incoraggiamento rivoltoci ad essere protagonisti sulla scena internazionale si è avuto nel passaggio in cui il leader russo ha affermato che: “l'Italia potrebbe avere un ruolo nel normalizzare le relazioni Russia-UE e anche a livello delle trattative che ci saranno tra Russia e NATO".

Siamo dunque, Signor Presidente, nella posizione di essere stati riconosciuti - da una tra le massime Potenze Mondiali che siederanno, il 10 gennaio 2022 a Ginevra, per parlare di Ucraina e sicurezza internazionale - quali mediatori privilegiati: dovrebbe essere un’occasione da non perdere!

So già, Ill.mo Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, che, i soliti “falchi”, in Italia, L’avranno ampiamente sconsigliata circa il possibile prestare attenzione a simili lusinghe perché, a loro detta, un accettare il ruolo che la Russia vorrebbe affidarci “non servirebbe ad altro che a spaccare il fronte occidentale, ma così non è, non fosse altro perché questi stessi “falchi” sono le medesime lobbies che hanno spinto gli eserciti della NATO a pochi chilometri dal confine russo con l’unico risultato di:

  • Farci piombare in un inverno molto più freddo e “salato”;
  • Far effettuare, all’Armata Rossa, dei lanci dimostrativi del temibile missile ipersonico “Zircon”.

In entrambi i casi, a rimetterci, nell’immediato ed in futuro, saremo sempre e solo noi data, al di là delle buone intenzioni e dei progetti futuri, la nostra totale incapacità dell’essere energeticamente autonomi e di difenderci con nostre forze e risorse da siffatte tecnologie militari.

Dunque, in nome di cosa dobbiamo rafforzare un fronte che, come un cieco testardo, vuole andare a sbattere la testa contro il muro?

Ricordando le parole di PIO XII vogliamo invitarLa a riflettere sul fatto che, oggi più che mai: “nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”.

Ed una guerra, per essere considerata tale, non ha bisogno di essere combattuta necessariamente con le armi, bastano le intenzioni, le parole, la mancanza di accordo, il far finta di non comprendere minimamente le altrui ragioni, affinché i nefasti effetti si manifestinoe l’Italia, la nostra amata Patria, in questa nuova Guerra Fredda saldatasi con la pandemia, ha già avuto fin troppe vittime tra i nuovi poveri ed i nuovi emarginati.

Tornino quindi le Nazioni a parlarsi ed a rispettarsi, anche attraverso il gesto italiano, che se espresso nei momenti culminanti, può solo portare, per retaggio ormai ancestrale, Civiltà e Pace

Certo che Ella saprà far tesoro delle nostre modeste riflessioni ed apprezzerà le nostre preoccupazioni, con immutata stima Le auguro Buon Anno e Buon Lavoro.

 

Pescara lì 29/12/2021                                                        il Presidente

MITO: La Russia non è interessata al dialogo con la NATO

Confutazione:

La Russia non ha fatto nulla per peggiorare le relazioni con la NATO. La colpa del loro degrado è tutta in capo all'alleanza. Spetta al blocco nordatlantico prendere l'iniziativa per ripristinarle e trovare una via d'uscita dalla situazione di tensione creatasi.

Nel 2014, la cooperazione pratica civile-militare con la Russia è stata sospesa su iniziativa dell'alleanza. Nel 2016, quando la NATO ha proposto di convocare una riunione del Consiglio NATO-Russia (NRC), le siamo andati incontro. Fino al luglio 2019 in questo formato si sono svolte dieci riunioni. I rappresentanti russi hanno partecipato attivamente e con interesse allo scambio di informazioni sulle esercitazioni militari, discutendo della situazione in Afghanistan e della crisi sul trattato INF. Tuttavia la NATO ci ha ostinatamente imposto l’esame del tema ucraino, con il quale l'alleanza non ha nulla a che fare.

Noi sostenevamo la necessità di discutere di argomenti che fossero davvero rilevanti e funzionali per il Consiglio NATO-Russia: prima di tutto, la riduzione della tensione militare. Abbiamo avanzato proposte concrete in questo senso. Alla riunione del NRC del 31 maggio 2018, abbiamo chiesto di rinnovare il dialogo a livello militare per discutere le questioni che destano preoccupazione; di adottare misure reciproche per ridurre l'attività militare lungo la linea di contatto NATO-Russia (Baltico, Mar Nero, Artico); di migliorare il meccanismo di prevenzione di attività militari pericolose e di incidenti in aria e in mare, soprattutto nelle regioni del Baltico e del Mar Nero.

In un incontro con il comandante in capo del Comando supremo delle potenze alleate in Europa, T.Wolters, svoltosi a Baku il 10 luglio 2019, il capo di stato maggiore delle Forze Armate russe V.Gerasimov ha proposto una serie di misure supplementari per ridurre la tensione in Europa: spostare le aree di esercitazione operativa lontano dalla linea di contatto Russia-NATO, prevenire incidenti aerei e marittimi nella regione baltica dotando gli aerei militari di transponder, definire una distanza minima accettabile per l'avvicinamento di aerei e navi e proseguire, secondo la prassi, a scambiarsi informazioni sulle prossime esercitazioni e inviti di osservatori a parteciparvi.

Nel febbraio 2020, in un incontro con il segretario generale dell'Alleanza Stoltenberg a margine della conferenza di Monaco sulla sicurezza internazionale, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha esortato la NATO a rispondere alle nostre proposte sulla de-escalation, il che permetterebbe di discuterle nella riunione del Consiglio NATO-Russia. Ma non abbiamo ricevuto nulla in risposta.

L'8 maggio 2020 Serghey Lavrov ha inviato un messaggio al segretario generale dell'alleanza proponendo di ridurre le esercitazioni militari e mantenere la moderazione nella zona di contatto NATO-Russia durante la pandemia di COVID-19. È stata confermata la validità delle proposte precedentemente inviate ai membri della NATO.

Dopo che gli Stati Uniti hanno intenzionalmente e con il pieno sostegno dei loro alleati distrutto il trattato INF, la Russia ha adottato una serie di misure unilaterali volte a garantire la prevedibilità e la moderazione nella sfera missilistica, e ha lanciato l'iniziativa di sviluppare queste misure su base reciproca con la partecipazione dei paesi della NATO. In particolare, abbiamo invitato gli alleati a seguire l'esempio costruttivo della Russia rispondendo con una moratoria sul dispiegamento in Europa di missili terrestri a medio e corto raggio con qualsiasi tipo di armamento e concordando con noi misure di verifica.

Tuttavia, invece di una serie completa di passi di de-escalation, la NATO ha suggerito di limitarsi a modernizzare il Documento di Vienna 2011 (VD 2011). Per quanto riguarda l'uso dei transponder nei voli degli aerei militari sul Baltico, ha esclusivamente sottolineato la necessità di attuare le raccomandazioni già presentate dal gruppo di Progetto per il Mar Baltico sotto l’egida dell’ICAO, convocato in conformità con la "Niinistö Initiative". Tra l’altro la Russia sta rispettando queste raccomandazioni, mentre i caccia della NATO si alzano costantemente e ostentatamente in volo durante i sorvoli dell’aeronautica russa, accompagnati da una montatura propagandistica. L'alleanza non ha mostrato disponibilità a lavorare insieme per concordare le distanze di sicurezza di aerei e navi, richiamandosi ad accordi bilaterali tra la Russia e un certo numero di paesi del blocco per prevenire incidenti in alto mare e nello spazio aereo sopra di esso. Tuttavia, si è ben lontani dall’avere tali accordi con tutti gli stati membri della NATO.

Anche le iniziative russe "post-INF" sono state respinte con pretesti inverosimili: la riluttanza degli Stati Uniti a limitare la propria capacità di proiezione vicino ai nostri confini e di creare ulteriori rischi diretti per la sicurezza russa è mascherata dalle accuse infondate della NATO secondo cui avremmo già schierato missili precedentemente vietati dal trattato INF. Queste affermazioni false sono state ripetutamente confutate da noi con fatti convincenti alla mano.

L'accesso dei nostri diplomatici al quartier generale dell'alleanza e i contatti con il Segretariato internazionale sono stati limitati il più possibile. Dopo il 2014, la NATO ha ridotto unilateralmente le dimensioni della nostra missione diplomatica a Bruxelles: nel 2015, nel 2018 e anche nell'ottobre 2021, quando ha annunciato la decisione di revocare l'accreditamento di otto membri del personale della Missione Permanente, accusandoli indiscriminatamente di spionaggio, tagliando l’organico a 10 persone. Con tale personale, è impossibile assicurare il normale funzionamento della missione. Inoltre, Stoltenberg ha ammesso che questa mossa non era collegata a nessun evento specifico, ma era presumibilmente basata su informazioni dei servizi di intelligence.

La domanda sorge spontanea: chi non è interessato al dialogo e chi ha fatto di tutto perché questo dialogo non continui?

MITO: La Russia sta destabilizzando la situazione nell'Euro-Atlantico

Confutazione:

Siamo interessati a mantenere un'architettura di sicurezza stabile in Europa e nella regione euro-atlantica, basata su accordi internazionali e sulla Carta delle Nazioni Unite. Tuttavia, Washington, con il tacito consenso dei suoi alleati della NATO, negli ultimi anni ha costantemente distrutto i meccanismi giuridici internazionali che funzionavano correttamente.

L'esempio più eclatante è la crisi intorno al Trattato INF. Appena due settimane dopo essersi ritirati dal trattato nell'agosto 2019, gli Stati Uniti in segno di sfida hanno testato un missile di una categoria precedentemente vietata dall'accordo, cioè il missile da crociera a medio raggio Tomahawk. Inoltre, tale lancio, effettuato da una versione terrestre del lanciatore universale Mk-41, ha confermato pienamente la fondatezza delle rivendicazioni russe contro le infrastrutture strategico-militari Aegis Ashore degli Stati Uniti e della NATO dispiegate ai confini russi, rivendicazioni che abbiamo presentato agli Stati Uniti per molti anni nel contesto del trattato INF senza alcuna risposta costruttiva da parte loro.

Peraltro , gli USA continuano attivamente le attività di R&S e di test su una vasta gamma di altri sistemi missilistici terrestri a corto e medio raggio. Allo stesso tempo, risuonano dichiarazioni dei militari americani sulla necessità di passare al più presto al loro dispiegamento in Europa e nella regione Asia-Pacifico. Questo dimostra chiaramente che il ritiro dal trattato di non proliferazione delle armi nucleari da parte di Washington è stato guidato dall’ambizione degli Stati Uniti di sbarazzarsi delle restrizioni allo sviluppo di capacità destinate a esercitare una forte pressione sui paesi classificati da Washington come "rivali" e "probabili avversari", piuttosto che da mitiche "violazioni" del trattato INF da parte della Russia.

Da parte sua, il presidente russo Vladimir Putin ha presentato iniziative concrete per stabilizzare la situazione nel contesto della fine del trattato INF, iniziative di cui i paesi della NATO continuano a “infischiarsene”.

MITO: La NATO è un'alleanza difensiva la cui espansione non minaccia la Russia

Confutazione:

L'intera difesa collettiva della NATO si concentra sul "fianco orientale". L'alleanza apparentemente non ha altri problemi. Il terrorismo, le minacce alla sicurezza provenienti da altre regioni non sono così importanti come il pericolo che si presume sia rappresentato dalla Russia.

L'espansione incontrollata dell'alleanza e l'assorbimento di sempre più territori è accompagnata dal dispiegamento di infrastrutture militari in loco, che vengono utilizzate per potenziare con la forza la retorica conflittuale della NATO e possono essere eventualmente utilizzate, tra l’altro per accelerare il trasporto di mezzi militari pesanti e di personale delle forze armate dei paesi membri dell'alleanza ai confini del nostro paese. Negli Stati dell'Europa orientale-membri della NATO si costruiscono poligoni di tiro e siti di preposizionamento di mezzi bellici pesanti. Vengono fornite opportunità per la presenza militare straniera sul territorio di quegli stati, presenza che in ultima analisi è al limite della violazione se non della lettera, almeno dello spirito dell'Atto fondativo NATO-Russia del 1997.

La NATO svolge le cosiddette “missioni di condivisione nucleare", (nuclear sharing) che contravvengono alle disposizioni del Trattato di non proliferazione nucleare. In Europa sono situate più di 200 strutture militari degli Stati Uniti e della NATO, una parte significativa di esse in Europa centrale e orientale, nel Baltico e nella regione del Mar Nero. Poi sarà il turno dei paesi balcanici. Allo stesso tempo, la NATO sta negando alla Russia il diritto di agire per salvaguardare gli interessi di sicurezza nazionale addirittura sul proprio territorio. Tutto ciò non può non suscitare la nostra preoccupazione e comporta inevitabilmente adeguate misure di risposta difensiva da parte nostra.

L'allargamento dell'alleanza aumenta la tensione. La NATO accusa la Russia di attività militari nelle zone di contatto. Ma tali zone sono emerse proprio in seguito all'allargamento della NATO.

MITO: La Russia provoca l'escalation della situazione al confine con l'Ucraina

Confutazione:

Le azioni della Russia sono di natura puramente difensiva. Negli ultimi tempi abbiamo registrato un aumento significativo della presenza militare della NATO nella regione del Mar Nero. Gli accessi di navi da guerra con armi missilistiche a bordo, i sorvoli dell’aviazione strategica statunitense e le esercitazioni su larga scala, anche straordinarie, sono diventate più frequenti. Quasi ogni settimana, le nostre strutture di controllo registrano più di 50 aerei da ricognizione e droni che volano lungo i nostri confini.

La NATO ci mette deliberatamente alla prova inviando navi da guerra e aerei in zone vicine ai nostri confini, costringendo la Russia a rispondere. La nostra risposta è adeguata, proporzionata e contenuta.

L'Alleanza ci accusa di incrementare la nostra presenza militare in Ucraina, riferendosi alla Repubblica di Crimea. Ricordiamo che questo territorio fa parte della Federazione Russa, e le nostre forze armate sono lì legalmente. Inoltre, la Crimea è stata storicamente sede non solo della Flotta del Mar Nero, ma anche di unità della fanteria di marina, della difesa costiera e di altre unità terrestri, nonché dell'aeronautica.

MITO: la presenza della NATO aumenta la sicurezza regionale

Confutazione:

Questa è un'illusione. È il caso di ricordare le conseguenze dei bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia, la distruzione della statualità della Libia. L'ultimo esempio è l'Afghanistan. La presenza ventennale dei contingenti NATO nella Repubblica Islamica dell’Afghanistan e poi la loro precipitosa "fuga" non ha raggiunto nessuno degli obiettivi previsti. La situazione è solo peggiorata.

Oggi, l'alleanza cerca ancora una volta di andare oltre la sua tradizionale area di responsabilità, per estendere la sua visione dell'ordine mondiale a nuove regioni. Per realizzare questi obiettivi trascina i partner. La NATO propone sempre di "essere amici contro qualcuno". La nuova ondata di espansione geografica della sfera di interesse della NATO nella regione Asia-Pacifico è di natura apertamente conflittuale. L'Alleanza sta cercando di trasformare questa parte del mondo da uno spazio di cooperazione in una zona di attiva competizione geopolitica..

La dichiarazione del cyberspazio e del cosmo come "ambienti operativi" della NATO, anche nel senso dell'articolo 5 del Trattato di Washington, mina gli sforzi internazionali per stabilire meccanismi giuridicamente vincolanti per prevenire l'uso di queste sfere per scopi militari.

 

Fonte: https://www.mid.ru/ru/foreign_policy/rso/-/asset_publisher/0vP3hQoCPRg5/content/id/4975308

Pubblichiamo integralmente la risposta della Portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, al Direttore del quotidiano “la Repubblica”, Maurizio Molinari, in merito all’articolo “Carri armati e migranti: la morsa di Putin sull’Europa“, apparso sul detto giornale il 13 novembre scorso:

<< Ho letto con entusiasmo il Suo articolo, dottor Maurizio Molinari, su Repubblica. Era da molto tempo che non vedevo un’assurdità così deliziosa.

Capisco perché nessuno della Sua redazione lo abbia firmato e Lei si sia assunto in prima persona la responsabilità di questa vergognosa missione. Nessun giornalista che si rispetti vorrebbe il suo nome sotto il titolo “Carri armati e migranti: la morsa di #Putin sull’#Europa“.

Andiamo per ordine.

L’articolo dice: “…abbiamo visto l’arrivo di unità militari russe al confine con l’#Ucraina: stiamo parlando di almeno 90.000 uomini con relativi mezzi blindati ed artiglieria… l’esercito ha stabilito una base a Yelnya, 260 km a nord del confine ucraino”.

Probabilmente, dottor Molinari, Lei ha ascoltato le affermazioni statunitensi secondo cui la Russia starebbe concentrando truppe al confine con l’Ucraina, ma non ha letto il comunicato ufficiale del Ministero della difesa ucraino, che smentisce le fobie statunitensi. Lei per definizione chiaramente ignora la posizione di Mosca. E perché dovrebbe, quando può scrivere della “creazione di una base con mezzi blindati ed artiglieria a Yelnya” senza alcun fact-checking. Non c’è nessuna base. Nel nostro Paese non esistono affatto basi militari. Esiste la dislocazione di unità delle forze armate russe sul nostro territorio nazionale. E questo è assolutamente un nostro diritto sovrano, che non viola gli impegni internazionali assunti e appartiene, come, tra gli altri, ama dire la #NATO, alle “attività di routine”.

Ma il Suo sproloquio sulla realtà russa non finisce qui. Lei scrive che Yelnya si trova a km. 260 dal confine ucraino. E dunque i nostri carri armati sono sul confine o a km. 260 da esso? Se il direttore di Repubblica ha un’idea confusa di dove sia Yelnya (anche se non lo credo, visto che le ha dedicato un intero articolo) forse sarà più informato sulla collocazione della Svizzera tra Francia e Italia. E la distanza è addirittura inferiore ai 260 km. Ma non è che domani la Repubblica scriverà che Berna è a un passo dall’attaccare Italia e Francia contemporaneamente, visto che tutte le truppe svizzere sono più vicine ai confini di questi Paesi di quanto non sia Yelnya all’Ucraina?

Il difetto di tale logica non sembra ovvio ai lettori del Suo giornale Repubblica? Quello che Lei si permette di fare non è consentito a un giornalista perbene.

“… Nel 2014 la Russia intervenne dopo la sconfitta nelle presidenziali ucraine del candidato da lei sostenuto…. Ora la minaccia di invasione punta a tenere sotto scacco il nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelensky” – prosegue l’articolo.

E chi sarebbe il “candidato della Russia” che avrebbe perso le elezioni nel 2014? Si riferisce a Yanukovych? Candidato non della Russia, ma delle regioni sud-orientali dell’Ucraina. E non ha perso, ha vinto, e non nel 2014, ma nel 2010. Inoltre, aveva vinto le elezioni precedenti, nel 2004. Ma per impedirgli di andare al potere allora, l’opposizione ucraina, sostenuta dai protettori occidentali, ha escogitato una procedura inconcepibile, una parodia della democrazia – un “terzo turno” di elezioni, e ha fomentato una “rivoluzione arancione”, trascinando Victor Yushchenko alla presidenza dell’Ucraina. E nel 2010 Viktor Yanukovych ha vinto di nuovo, con un ampio sostegno dalle regioni del sud-est dell’Ucraina, ma l’Occidente non ha avuto alcuna possibilità di ribaltare di nuovo la scelta del popolo ucraino. Gli #USA e l’#UE hanno deciso di rimandare il putsch a un momento più favorevole. Momento che si è presentato nel 2013, quando Viktor Yanukovych è diventato improvvisamente immeritevole, rimandando la firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea. Nel giro di un paio di mesi, in Ucraina si è tenuta un’altra “Maidan” sotto la guida degli Stati Uniti, con la sottosegretaria di Stato americano Nuland che distribuiva soldi, panini e promesse di sostegno incondizionato ai “rivoluzionari”. E nel 2014, caro Direttore, Viktor Yanukovych non si è candidato. Ha lasciato l’Ucraina perché se fosse rimasto lì, sarebbe stato ucciso dai radicali ucraini che hanno sparato, picchiato a morte e bruciato centinaia di loro connazionali.

La Sua non conoscenza della sostanza della questione è sorprendente.

Anche se mi è piaciuta molto l’espressione “tenerlo sotto scacco” che Lei usa in riferimento alla politica russa in Ucraina e personalmente a Vladimir Zelensky. Prima di tutto è un’espressione bellissima. In secondo luogo, non mi pare che gli scacchi siano vietati, vero? O solo se i russi non vincono?
L’unico problema è che in Ucraina ora non c’è un re, infatti i pedoni possono trasformarsi solo in regine.

La politica della Russia nei confronti della sovranità dell’Ucraina fin dalla sua indipendenza ha avuto come unico obiettivo la costruzione di relazioni di buon vicinato. Quello che è successo nel 2014 in #Crimea è qualcosa che spieghiamo di continuo, ma che in Occidente viene costantemente ignorato. Ogni tentativo di esporre i fatti si scontra con “articoli”, simili al Suo, che distorcono la percezione della realtà.

Ma lo ripeterò ancora una volta. Nel 2014, dopo il colpo di stato incostituzionale in Ucraina, ennesimo risultato dell’ingerenza occidentale negli affari di uno stato sovrano, il popolo che vive in Crimea ha fatto la sua scelta storica, è sfuggito al dilagante estremismo nazionalista e illegale tenendo un referendum che in precedenza aveva molte volte cercato di organizzare, ma che gli era sempre stato vietato.

La prossima volta che sulle pagine del Suo giornale apparirà qualcosa sulla “volontà illegittima del popolo di Crimea”, siate così gentili da ricordare ai lettori che in #Kosovo non c’è stato assolutamente alcun referendum, ma i Paesi occidentali, compresa l’Italia, ne hanno riconosciuto la “sovranità”. E questo nonostante la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che indica esplicitamente l’integrità territoriale della Serbia, intendendo il Kosovo come parte di essa.

Veniamo ora ai migranti: “Putin crea parallelamente un’altra situazione di crisi sostenendo il dittatore bielorusso Alexander Lukashenko nella decisione di far arrivare migliaia di migranti da Asia e Medio Oriente fino alla frontiera polacca per creare un nuovo, esplosivo, fronte di attrito con l’Unione europea”.

Dottor Molinari, pare che Lei abbia letto molti “rapporti dal campo” polacchi visto che ripete come un mantra tutte queste infinite accuse contro Alexander #Lukashenko e per qualche motivo contro il presidente russo per aver “creato un esplosivo fronte di attrito” e una “situazione di crisi”. Ma dice sul serio?

Viene voglia di rimandarla al sito del Ministero dell’Interno italiano, in particolare alla sezione “Statistiche dell’immigrazione”. Bene, questo meraviglioso sito web italiano è stato recentemente aggiornato e scrive nero su bianco che il numero di migranti che vengono maltrattati attraverso il confine dalle forze dell’ordine polacche non è niente in confronto al numero di clandestini dall’Africa lasciati entrare nell’UE attraverso il suo territorio dalla sola Italia. In soli tre giorni di novembre: più di duemila persone. Dall’inizio dell’anno – quasi 60 mila (e molti di loro attraverso la #Libia devastata dall’occidente, di cui parleremo in seguito). Gli attuali eventi sul Bug sono solo una vivida immagine (che però dimostra chiaramente fino a che livello di disumanità possono arrivare le guardie di frontiera di uno stato membro dell’UE).

Ora la domanda è: quando Repubblica scriverà che gli Stati Uniti e i paesi della NATO hanno “creato un esplosivo fronte di attrito e una situazione di crisi in Europa” con le loro azioni folli?

Bruxelles dovrebbe cercare le vere cause della crisi migratoria dell’UE nelle vecchie dichiarazioni dei leader della coalizione anti-Iraq, anti-Libia, dei capi di stato e di governo di quei paesi che hanno istigato la “primavera araba” e per 20 anni in #Afghanistan hanno fatto non si sa cosa.

L’articolo prosegue così: “è interessante come tutto ciò coincida con l’imminente inaugurazione del #NordStream2, che aumenterà la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas russo, e con l’ostilità di Mosca a raggiungere accordi sul clima…”

Qualche parola sul gas, sulla “dipendenza dell’Europa” e sull’ecologia, visto che ha deciso di mettere insieme più o meno tutti i temi all’ordine del giorno (in quello che chiama “editoriale”). L’Italia da sola riceve fino a 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia. Mosca non ha mai tradito o ingannato Roma sulle consegne di gas. Come può in coscienza un giornalista italiano parlare con un tono così becero dei fornitori russi di idrocarburi?

Lei personalmente, dottor Molinari, non ama il gas russo? Molto bene. Ho una grande idea: Maurizio per protesta riscaldi la sua casa con copie de La Repubblica.

Chi Le dà il diritto di insultare il nostro Paese con calunnie nauseanti? È alla ricerca dello scoop? Ho una super esclusiva per Lei. Pubblichi una frase di verità sul Suo giornale: “Non c’è fornitore di gas all’Europa più affidabile della Russia”.

Ora parliamo della “dipendenza”, una parola di cui chiaramente non capisce il significato. La vita di tutti noi dipende da un numero enorme di cose, senza le quali cesseremmo di esistere: acqua, sole, ossigeno, ecc. Questo La fa impazzire? Per quanto riguarda il gas russo, la situazione è molto più certa dei terremoti in Sicilia o dell’acqua alta a Venezia : il gas c’è, c’era e ci sarà. La smetta di confondere i lettori e di farsi prendere dal panico.

Gioisca per ogni nuovo giorno, anche se tutto in questo mondo è interdipendente: le persone dipendono l’una dall’altra, la vita dipende dal sole, le piante dall’acqua.

Fondamentalmente non ha senso commentare i Suoi giudizi sulle politiche ambientali della Russia: le nostre priorità in questo settore (molto avanzate anche per gli standard europei) sono state enunciate dal presidente russo nell’ambito degli eventi multilaterali ad alto livello conclusisi di recente. Per favore, dottor Molinari, quando si occupa dell’agenda russa, segua almeno le dichiarazioni che vengono fatte nel Suo Paese. Nel suo videomessaggio al vertice del #G20 (tenutosi a Roma, Maurizio!) il presidente Putin ha detto senza mezzi termini: “La Russia sta sviluppando a ritmo spedito il settore energetico a basso contenuto di carbonio. Oggi, la quota di energia proveniente da fonti praticamente senza carbonio – e questo include, come sappiamo, il nucleare, l’energia idroelettrica, l’eolico e il solare – supera il 40% e, se aggiungiamo il gas naturale – il combustibile a più basso contenuto di carbonio tra gli idrocarburi – la quota raggiunge l’86%. Questo è uno dei migliori indicatori del mondo. Secondo gli esperti internazionali, la Russia è tra i leader nel processo di decarbonizzazione globale”.

E infine la Libia “…nella tela europea del presidente Putin c’è anche la Turchia … soprattutto per la convergenza di interessi in Libia nel riuscire a scongiurare le elezioni in programma il 24 dicembre per eleggere un governo”.

Qui Le voglio ricordare che la firma del rappresentante russo si trova sotto il documento finale della seconda conferenza di Berlino sulla Libia, e la Russia è una di quelle (poche, a dire il vero) parti che, anche nelle attuali difficili circostanze, hanno promosso la normalizzazione e il dialogo politico nel Paese distrutto dall’Occidente. La Russia ha partecipato ad alto livello (ministro degli esteri #Lavrov) alla recente conferenza internazionale sulla Libia a Parigi, e ha concordato la dichiarazione finale. Il ministro ha sottolineato più volte, anche durante discorsi pubblici, che la cosa principale ora è rispettare il calendario che i libici stessi hanno concordato un anno fa, soprattutto per quanto riguarda lo svolgimento delle elezioni generali, sia presidenziali che parlamentari. Lo vede, spero, che questo contraddice completamente quello che Lei scrive?

Se vogliamo parlare della tela in cui l’Europa è caduta, dovrebbe ricordare come l’Occidente abbia alterato la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia. Le ricordo che nel 2011 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva dichiarato una no-fly zone sulla Libia, che è stata utilizzata da alcuni paesi della NATO, non per proteggere i civili, ma per bombardarli, con la conseguente distruzione dello stato libico, il barbaro assassinio di Gheddafi e la pluriennale crisi migratoria in Europa, di cui l’Italia è prima vittima. Non lo sa? Mi contatti, sono sempre disponibile a raccontarLe molte cose interessanti, compreso a quale link corrisponde il sito dell’#ONU.

A parte mi soffermo su qualcosa che non balza agli occhi a prima vista. Lei pone la domanda “come reagirà l’Ue di Macron, Scholz e Draghi alla sfida ibrida russa in pieno svolgimento”.

La risposta è breve: in nessun modo. Non reagiranno in alcun modo, perché non c’è “nessuna sfida ibrida russa”. È un’invenzione, come tutto il Suo articolo. La smetta di alimentare questo mito per entrare nelle grazie di politici russofobi. Rispetti i Suoi lettori. Gli italiani non meritano bugie così sfacciate >>.

Buon compleanno Presidente Putin, grande guida del popolo russo e amico degli italiani

С Днём Рождения, Президент Путин, великий вождь русского народа и друг итальянского народа

Nel settembre di questo nefasto anno, il sottoscritto, in qualità di Presidente dell’Associazione degli italiani amici della Russia, ha indirizzato una lettera aperta a Giuseppe Conte affinché chiedesse al Presidente Putin milioni di dosi del famoso “Sputnik V, vaccino AntiCovid che sembra aver ottenuto in Russia ottimi risultati.

Ebbene questa mia missiva, indirizzata tramite PEC alla Presidenza del Consiglio e fatta conoscere alla stampa nazionale tramite apposito comunicato stampa, è rimasta chiusa nel cassetto del Professor Conte e delle maggiori testate nazionali per tutti questo tempo, forse perché ritenuta politicamente scorretta ed inopportuna, data la nostra salda collocazione all’interno nella NATO e nell’UE, di certo visionaria ed eccentrica data la confusione e lo sbandamento che circola riguardo la conoscenza che abbiamo rispetto a questo Virus.

Sta di fatto che il tempo è sempre il miglior galantuomo e concede puntualmente spazio di rivincita alla verità, ma queste, francamente, sono delle magre soddisfazioni, specie se, ad essere in gioco, sono la salute delle persone e l’economia di un’intera Nazione.

Hai voglia quindi a dire: ‹‹Avevo ragione!›› intanto Paesi meno talebani del nostro, come lo Stato di Israele, benché stessero anche loro lavorando ad un proprio vaccino, consentono ad uno dei principali ospedali del Paese, lo “Hadassah Medical Center” di Gerusalemme, di ordinare ben 1 milione e mezzo di dosi del sopracitato “Sputnik V” e altrettanto farà la tanto vituperata Ungheria di Orban, la quale, in barba alla propria appartenenza all’Unione Europea fa sapere che, per bocca del Ministro degli Esteri Péter Szijjártó, ‹‹ La Russia inizierà a spedire piccole quantità di vaccino a dicembre per completare gli studi clinici, testare il vaccino qui e completare il processo di autorizzazione. Hanno detto che potrebbero iniziare le forniture su larga scala dalla seconda o terza settimana di gennaio ››. Infatti, tanto per cambiare, mentre l’Italia resta a guardare, la produzione del farmaco potrebbe essere avviata proprio in Ungheria  ed anche l’Argentina dovrebbe, come dichiarato dal proprio Presidente della Repubblica, Alberto Fernandez, acquistare 25 milioni di dosi del vaccino russo.

Perciò, in virtù di tutto il quadro che va confermandosi - con il nostro Paese messo alle corde dalla tremenda crisi economica provocata non solo dal CoronaVirus ma anche e soprattutto, dalle misure di prevenzione e repressione della stessa – torno a chiedere a gran voce al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di voler collaborare con le autorità russe per l’ottenimento dello “Sputnik V.

Tale richiesta è motivata e giustificata, non solo dagli eventi che vanno delineandosi quanto dalla disponibilità manifestata dal Cremlino nel voler dare tutte le informative del caso oltre che collaborare alla vaccinazione sulla piattaforma del Consiglio d'Europa.

 

Pescara lì 07/11/2020

                                                                           il Presidente

Si è tenuto ieri sera, presso Villa Abameleck in Roma, il tradizionale Ricevimento di Natale che l’Ambasciatore Plenipotenziario della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov, offre in onore degli italiani che, durante l’anno in corso, si sono contraddistinti per lo sviluppo delle relazioni bilaterali tra il nostro Paese e il Cremlino.

In tale contesto non potevano mancare i protagonisti della Prima Giornata Regionale dell’Amicizia Italo/Russa, cioè il Presidente dell’Associazione degli Italiani amici della Russia, Lorenzo Valloreja, il Sindaco di Loreto Aprutino, Gabriele Starinieri, il Sindaco di Città Sant’Angelo, Matteo Perazzetti, l’Assessore Anthony Aliano in rappresentanza del Comune di Montesilvano, i quali, seduti in prima fila, hanno, prima, assistito ad un bellissimo concerto di musica classica e poi partecipato allo scambio di doni con Sua Eccellenza l’Ambasciatore. << L’Abruzzo >>, ha dichiarato il Presidente Valloreja a fine serata, << continua ad essere una delle terre più vicine al popolo russo ed in particolar modo lo è in questa serata che ha visto, ahimè, solo poche ore fa, tre “terroristi” tentare di assaltare la sede sei servizi segreti in una Mosca che si apprestava a vivere in tranquillità una serata, come tante, di shopping e divertimenti prenatalizi. Fortunatamente questi tre banditi sono stai neutralizzati e non sarà di certo il terrore a fermare la volontà di due popoli di voler costruire ponti di pace e strade di dialogo >>.

L'Ambasciatore Razov con il suo traduttore
Coro di Natale
Esibizione di Pianoforte e Flauto
Il Sindaco Perazzetti dialoga con l'Ambasciatore
l'Assessore Aliano porge i saluti della Città di Montesilvano
Scambio di doni tra Valloreja e l'Ambasciatore
Foto di gruppo da sinistra a destra: Valloreja, Perazzetti, Sua Eccellenza l'Ambasciatore, Starinieri

Ad una settimana esatta dall’ultima visita del Presidente Putin in Italia anche l’Abruzzo avrà la sua piccola “bilaterale”, nel senso che nelle giornate del 12 e 13 luglio 2019 i Comuni di Loreto Aprutino, Città Sant’Angelo e Montesilvano, avranno, per la prima volta nella loro storia, la visita di un diplomatico della Federazione Russa: il Primo Consigliere d’Ambasciata, Dmitry Gurin.

Scopo del viaggio dell’alto funzionario è quello di verificare lo stato dell’arte dell’Associazione degli italiani amici della Russia, organizzazione che - nata poco più di un anno fa da un’intuizione del saggista e analista politico, Lorenzo Valloreja – sta organizzando una grande manifestazione di interscambio culturale e di promozione del territorio abruzzese, presso le autorità russe, denominata “PRIMA GIORNATA REGIONALE DELL’AMICIZIA ITALO/RUSSA” e che vedrà, quale primo protagonista ed ospite della celebrazione, l’Ambasciatore Plenipotenziario della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov.

Quest’ultimo infatti - che è già stato insignito della “Cittadinanza Onoraria” da parte del Comune di Loreto Aprutino e del “Premio Tre Colli” dal Comune di Montesilvano - dovrà recarsi a breve in queste due ridenti città abruzzesi per ritirare, di persona, le onorificenze sopracitate e Dmitry Gurin, nella visita del 12  e 13 luglio, sarà chiamato anche a verificare la fattibilità di tale visita.

Lorenzo Valloreja

<< I tempi della diplomazia, per noi uomini comuni, sono certamente lunghi >>  ha dichiarato il Presidente Valloreja che continuando ha aggiunto << ma alla fine, se si lavora bene, i risultati arrivano e non possono che regalarci grandi soddisfazioni. Noi ci attendiamo molto da questa visita che è propedeutica all’arrivo di Sua Eccellenza l’Ambasciatore, non tanto per le ricadute economiche ed occupazionali, che di certo potranno esserci con l’avvio di un adeguato interscambio culturale ed economico tra i nostri due poli, il russo e l’italiano, quanto per la possibilità dell’Abruzzo di divenire, plasticamente, terra di pace e di dialogo, ponte tra due mondi, l’occidente e l’oriente. Questa possibilità di collaborazione, di dialogo e di rispetto reciproco, noi l’abbiamo vissuta prima di tutti gli altri italiani all’indomani del terribile terremoto dell’Aquila del 2009 quando la Russia, per prima ed in maniera più sostanziosa di altri Stati, contribuì alla ricostruzione del capoluogo abruzzese. I russi conoscono già la città dell’Aquila, ma non conoscono il resto della regione ecco perché, con questa due giorni, abbiamo intenzione di presentare alle autorità della Federazione le altre potenzialità e caratteristiche della nostra bellissima terra. A tal riguardo abbiamo individuato il Comune di Loreto Aprutino per le proprie eccellenze enogastronomiche, il Comune di Città Sant’Angelo per il proprio patrimonio paesaggistico e culturale, la Città di Montesilvano per le proprie capacità ricettive, la Città di Pescara per le proprie capacità logistiche e commerciali. Ma in questo frangente ci siamo spinti ben più in là del nostro programma e ci siamo portati aventi con il lavoro dei prossimi anni, ed ecco perché Gurin, in questi due giorni, saggerà anche l’offerta spirituale dell’Abruzzo, farà infatti in visita al Miracolo Eucaristico di  l’Lanciano ed alle Ossa dell’Apostolo Tommaso che riposano, come tutti già sanno, nella Città di Ortona. Il diplomatico russo, inoltre, giacché si troverà in zona, non mancherà di desinare sui Trabocchi, insomma abbiamo fatto di tutto per rendere davvero indimenticabile questo sopralluogo e far capire quanto sia bella la nostra Regione e quanto possa essere appetibile, anche per futuri investimenti. A tal riguardo Dmitry Gurin visionerà una presentazione del  progetto del nostro delegato alla logistica, il dott. Marco Grifone, riguardo il “Nuovo Corridoio del Mediterraneo” (in fase di realizzazione).

Marco Grifone

Grifone riguardo questa opportunità si è così espresso: << l’Abruzzo non deve farsi scappare assolutamente questa occasione, cioè quella di divenire il fulcro dei corridoi europei che collegheranno il vecchio continente alla Russia ed alla Cina. D’altronde, essere al centro del mondo significherebbe, per i nostri territori, attrarre investimenti da ogni dove, in altre parole, ciò comporterebbe, per tutta la Regione, la nascita di un nuovo miracolo economico >>.

Nicolino Di Quinzio

Se la logistica può giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo del nostro territorio gli investimenti nel settore immobiliare ed industriale non sono da meno. Secondo il Consigliere ai Rapporti con le Attività Produttive e Commerciali, l’Avv. Nicolino Di Quinzio: << gli investitori russi potrebbero rappresentare una vera e propria manna per il comparto edilizio, ma il nostro scopo principale è quello di tentare di diversificare l’impianto industriale regionale, nel senso che, dobbiamo far si che fabbriche diverse da quelle dell’automotive si insedino sul nostro territorio. Sappiamo infatti che l’industria automobilistica è in crisi e Dio non voglia che la Sevel, ad esempio, chiuda. Infatti, se non vi fosse già sul territorio una vera e propria offerta alternativa ciò potrebbe rappresentare, per tutta la nostra comunità regionale, una vera e propria apocalisse>>.

Roberto Pasquali

Ma se difficoltà lavorative vi sono in Abruzzo, altre difficoltà, di altra natura, sono presenti anche in Russia ed è qui che entra in gioco il vero e proprio spirito di mutua assistenza del quale è certamente esperto il Consigliere ai Rapporti per le Iniziative Ecologiche e Sociali, Roberto Pasquali, il quale, a tal riguardo, ha dichiarato: << Come in ogni società avanzata e industriale, sia in Italia che in Russia, al giorno d’oggi la sanità pubblica e il welfare hanno difficoltà a garantire livelli di tenore di vita eccellenti anche a chi non possa accedere a forme private degli stessi. A tal riguardo da anni mi occupo personalmente di intercettare fondi privati per aiutare bambini afflitti da varie forme di leucemia che purtroppo in Russia risultano essere in numero particolarmente notevole. In tale contesto, la nostra opera a favore dei fratelli russi, è il minimo che, abruzzesi come noi, possono realizzare per tutto quanto fatto e dato, finora, dal popolo russo alla nostra terra >>.

Antonio Martino

I mali, tuttavia, non sono solo quelli del corpo, ma, possono essere anche quelli dell’anima e luoghi come quelli presenti in Abruzzo possono certamente andare a lenire i bisogni dello spirito, anche tra gli ortodossi, infatti : << la vicinanza delle istituzioni e del popolo russo, alle nostre radici culturali e religiose è un dato ormai di fatto>> ha dichiarato Antonio Martino, Consigliere agli interscambi Culturali e Religiosi, il quale continuando ha affermato: <<d'altronde, il Santo Padre stesso, pochi giorni fa, ha ricordato al Presidente Putin la straordinaria vena cristiana presente nella cultura e letteratura russe. Quello spirituale, con la Russia cristiano-ortodossa, è un rapporto di straordinaria importanza, e dagli sviluppi sicuramente proficui, sia per la rimozione di ogni ostacolo alla nostra amicizia e cooperazione, sia per la riscoperta delle radici comuni in ambito tanto religioso quanto identitario. Ma la cosa che più di ogni altra mi fa veramente piacere di questa visita a questi importanti santuari cristiani è che, il Primo Consigliere d’Ambasciata sarà guidato, in questa escursione, da due importanti rappresentanti della Diocesi di Lanciano/Ortona, a riprova di quanto da me poc'anzi affermato>>.

Massimo Longaretti

Stando a quanto finora detto una simile iniziativa di certo segnerà una pagina importante della nostra storia regionale ma quanto è stato difficile raccordare e mettere insieme tutte queste amministrazioni? Lo sa bene il Consigliere ai Rapporti con gli Enti Pubblici, Massimo Longaretti, il quale a proposito ha dichiarato: << Chiaramente il nostro progetto ambizioso non è stato inizialmente compreso da tutti, ed in conseguenza di ciò abbiamo dovuto effettuare un paziente lavoro di cucitura, di integrazione e raccordo, tra le varie realtà affinché tutte le amministrazioni associate fossero egualmente valorizzate e messe in evidenza. Oggi, però, dopo quasi un anno di lavoro, abbiamo molte amministrazioni che si avvicinano da se poiché comprendono la portata storica del nostro lavoro. Una, tra queste, è senz’altro il Comune di Pescara, che per il proprio peso specifico, attualmente è il nostro fiore all’occhiello. Molto è già stato fatto e tanto altro ancora dovrà essere fatto. Posso pertanto, fin da ora, preannunciarvi, senza timore di essere ripreso dal mio Presidente, che se in questa prima fase i Comuni coinvolti sono stati principalmente quelli del pescarese, nelle successive fasi le amministrazioni coinvolte saranno necessariamente quelle delle altre tre province abruzzesi >>

Cristian Tedesco

Sono passati ormai 3 anni dall’ultima visita del Presidente Putin in Italia, era infatti il 2015 ed a Palazzo Chigi sedeva Matteo Renzi, ma l’affetto e il feeling, con il popolo italiano è sempre immutato, in barba alle sanzioni ed alle problematiche internazionali.

Domani, appunto, lo “Zar” inizierà la propria visita a Roma alle ore 13:00, in Vaticano, per un’incontro con Papa Bergoglio, che durerà poco più di un’ora, e entro la quale i due discuteranno di una serie di progetti della Chiesa Cattolica nel Donbass. Poi il Presidente della Federazione Russa si recherà al Quirinale per una colazione di lavoro con il Presidente Mattarella. Alle 16:15, poi, sarà la volta di Palazzo Chigi, dove, chiaramente, incontrerà il Premier Giuseppe Conte, Primo Ministro, quest’ultimo, che ha già incontrato in quel di Osaka meno di una settimana fa e con il quale terrà una conferenza stampa congiunta. I dossier che i due leader esamineranno riguarderanno le sanzioni alla Russia, i rapporti con Bruxelles, la questione Siriana, la Libia e non ultima la crisi venezuelana.

Insomma, sarà il momento della verità: l’Italia da sempre si è presentata come Paese pontiere in grado di far dialogare l’est e l’ovest, la Nato e Mosca, ora finalmente vedremo quanto sarà stato realmente in grado Conte di tessere la propria rete.

Di certo il seguito di Putin è nutrito ed autorevole - si tenga infatti presente che tra gli intervenuti a Roma vi saranno anche il Ministro degli Esteri, Lavorv, ma anche quelli del Commercio, dell’Energia, della Cultura e della Sanità e ci sarà il capo della Confindustria russa Alexander Shokhin, quello del fondo per gli investimenti VEB Igor Shuvalov, l’ad di Rosneft Igor Sechin nonché il numero uno delle Ferrovie russe, Oleg Belozerov – quindi tutto farebbe presagire a grandi aspettative.

Altro segno foriero di importanti risultati è il fatto che domani, dopo ben 6 anni, per la prima volta, si riunirà il  Forum di dialogo della società civile russo-italiana.

A questo punto ci auguriamo solo che questa visita sia la prima di una lunga serie che possa, nel tempo, segnare la strada del progresso e della concordia per entrambi i nostri popoli.

Lorenzo Valloreja

Si è tenuta ieri sera, a Roma, nella splendida cornice di Villa Abemelek, residenza dell’Ambasciatore Plenipotenziario della Federazione Russa in Italia, la tradizionale Festa Nazionale della Russia che quest’anno si è caratterizzata per una straordinaria presenza di invitati.

In rappresentanza dello Stato, quale ospite d’onore, è intervenuta la Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, mentre per il Governo erano presenti il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria ed il Sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano.

Valloreja con Al Bano a Villa Abameleck

Numerosi sono stati anche gli anfitrioni in virtù del loro status di parlamentari in carica, così come diversi sono stati gli intervenuti in qualità di ex delle istituzioni e tra di essi non è di sicuro passata inosservata la presenza del Presidente Emerito della Commissione Europea Romano Prodi così come si è fatta notare la presenza di Albano Carrisi, cantautore amatissimo in Russia e tutto l'est europeo.

In tale contesto, chiaramente, l’Abruzzo non poteva essere da meno ed in nostra rappresentanza, ad accorrere sul colle del Gianicolo, sono giunti il Presidente della Regione, Marco Marsilio e l’ormai abitué dell’Ambasciata, il Presidente dell’Associazione degli Italiani Amici della Russia, Lorenzo Valloreja, il quale sarebbe dovuto essere accompagnato anche dai Sindaci di Loreto Aprutino e Montesilvano, città, queste ultime, che hanno sì aderito, da tempo, alla suddetta Associazione e che con essa lavorano per incrementare i rapporti bilaterali tra le rispettive comunità e la Federazione Russa, ma essendo il Neo Sindaco di Montesilvano, Ottavio De Martinis, impegnato nella composizione della Nuova Giunta Comunale, ad accompagnare Valloreja, per questa volta, è stato solo Gabriele Starinieri con la sua gentil consorte.

Valloreja parla con il Presidente Marsilio

Sua eccellenza l’Ambasciatore, nei confronti dei propri ospiti, ha usato parole molto gentili e riguardose: << … oggi al nostro ricevimento è presente un numero senza precedenti di persone famose ed eminenti dell’Italia: politici, parlamentari, sindaci … Molti sono venuti da altre città. Tutto questo lo apprezzo molto perché lo considero come un segno di attenzione … nei confronti … del Paese che qui noi rappresentiamo>>, << la Russia >> ha continuato sempre l’alto diplomatico << celebra la sua festa Nazionale proseguendo nella realizzazione dell’ambizioso obbiettivo di costruire uno stato di diritto democratico, un’economia di mercato dinamica ed una società civile progredita. Numerosi sono i successi conseguiti in questo percorso ma ancora tanto resta da fare. I rapporti con l’Italia, nostro partner prioritario e Paese tradizionalmente amico, continuano a svilupparsi in molti settori. Stiamo lavorando intensamente, con i colleghi italiani, per preparare la visita ufficiale in Italia del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, che si terrà nel mese di luglio >> ed è proprio su quest’ultima data che la fantasia di tutti gli astanti si è concentrata: Chissà se il Presidente Putin non possa tornare nuovamente a fare visita all’Abruzzo come già accadde in quel lontano 2009? Allora fu una visita caritatevole ed umanitaria, oggi sarebbe senza dubbio il trionfo dell’affiatamento Italo/Russo, amicizia che, come ha concluso lo stesso Ambasciatore, si baserebbe su degli interessi che sono, nel nostro caso << in gran parte coincidenti o consonanti >> giacché <<le limitazioni, oggi ci sono ma presto o tardi se ne andranno mentre gli interessi Nazionali dei nostri due Stati resteranno sempre >>.

La prima Giornata regionale dell'Amicizia italo-russa, con l'Abruzzo protagonista: è quella che Pescara ospiterà prossimamente, grazie all'iniziativa dell'Associazione degli Italiani Amici della Russia, presieduta da Lorenzo Valloreja, e che vedrà la presenza dell'Ambasciatore in Italia, Sergey Razov, al quale sarà conferita la cittadinanza onoraria di Loreto Aprutino (Pescara).