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PUBBLICHIAMO UNA COMUNICAZIONE DELL'AMBASCIATA RUSSA IN ITALIA RIVOLTA A TUTTI GLI AMICI DELLA RUSSIA:

Cari amici della Russia in Italia!
Ogni giorno la nostra Ambasciata riceve migliaia di messaggi con sincere parole di sostegno e solidarietà. Esprimiamo la nostra viva gratitudine a tutti i cittadini italiani, che, nonostante la valanga di propaganda antirussa, di fake news e di palesi falsificazioni diffuse da alcuni media occidentali, manifestano sincera preoccupazione per i destini del nostro Paese, per il futuro delle relazioni russo-italiane. Condividiamo la vostra indignazione per vari tentativi di «cancellare» la Russia e di seminare rancore tra noi: russi e italiani.
Grazie di cuore a tutti voi: professori e studenti, giornalisti, scrittori, sacerdoti, rappresentanti di forze politiche e associazioni culturali, imprenditori, avvocati, medici, architetti, rappresentanti del mondo della scienza, dell'arte e dello sport, nonché tantissimi altri comuni cittadini italiani.
Il nostro Popolo ha attraversato molte prove difficili nella sua storia. Supereremo anche le attuali avversità. «Le crisi vanno e vengono, ma gli interessi nazionali restano».
I russi e gli italiani hanno molte affinità. Crediamo che le relazioni tradizionalmente amichevoli tra i nostri Paesi abbiano delle prospettive per ulteriore sviluppo e cooperazione.
Con rispetto e gratitudine,
l'Ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica Italiana

Oggi, mentre Papa Francesco, santamente e giustamente, consacrava la Russia e l’Ucraina al cuore immacolato di Maria, Regina della Pace, in quel di Bruxelles Mario Draghi sembra aver “perso la Trebisonda” quando, secondo me in maniera superficiale, ha dichiarato la propria solidarietà, senza se e senza ma, ai giornalisti de “La Stampa” di Torino, in quanto, è il caso di sottolinearlo secondo il Premier, in Russia, a differenza che in Italia, non vi è libertà di stampa.

Bene Signor Primo Ministro, ma, per onor di cronaca Lei dovrebbe sapere che, Sua Eccellenza Razov - Ambasciatore Plenipotenziario presso la Repubblica Italiana, con l’esposto/denuncia presentato presso la Procura della Repubblica di Roma - non sta contestando la libertà di stampa in Italia, né il diritto di esprimere dei  liberi pensieri, no davvero, ciò che l’alto diplomatico russo sta contestando è un possibile reato commesso dal giornalista de “La Stampa” il quale, in maniera più o meno inconsapevole, intitolando il proprio articolo: “Guerra Ucraina-Russia: se uccidere Putin è l’unica via d’uscita” potrebbe incorrere primariamente nell’infrazione dell’art. 414 del Codice Penale, cioè si potrebbe ravvisare il reato di istigazione a commettere delitti, e secondariamente nel aver infranto l’art. 297 del Codice Penale, in quanto Putin è un Capo di Stato Estero, e, contrariamente alla vulgata, non in guerra con l’Italia, ma solo con l’Ucraina, dunque, in questo caso si potrebbe ravvisare anche il vilipendio.

Ma questo, per l’uno e l’atro articolo, non sarà Draghi, né Razov, a stabilirlo, ma la magistratura italiana.

Infatti, se il nostro sistema democratico consente la libera espressione e altresì vero che permette anche, a chi si sente leso da talune notizie, di adire le opportune osservazioni presso gli organi preposti.

Dunque, se si sta seriamente lavorando per la pace che bisogno c’è di:

  • Dimostrare solidarietà a “La Stampa” di Torino?
  • Sottolineare che in Russia non vi sia la libertà di stampa?

Forse lor Signori non sanno che la presunta superiorità culturale e morale non ha mai portato bene e noi, di questi tempi, non possiamo di certo permetterci il procrastinarsi dei combattimenti.

<< L’Italia si è imbarcata e si sta avventurando sempre di più in una crisi che non le competeva affatto, o meglio, che avrebbe dovuto gestire in modo completamente diverso >>.

Sono queste le parole lapidarie rilasciate dal Presidente dell’Associazione degli Italiani Amici della Russia, Lorenzo Valloreja, visionando il video postato dal suo amico, Nicolai Lilin, il quale ha dimostrato questa mattina, come, al di là delle sanzioni, non sia vera la vulgata secondo la quale il costo del pane, in Russia, sia arrivato alle stelle. Anzi, sempre secondo questo documento video, scopriamo che, in una delle città più care al mondo, cioè Mosca, il pane, in realtà, nel momento in cui stiamo scrivendo, costi al chilo, per le tipologie più raffinante, circa 144 rubli, cioè 1 euro, mentre il “pane comune” solo 10 centesimi di euro al kg. Quindi molto, ma molto di meno, dei 9,8 euro al chilo registrati nella città di Ferrara giorni fa da “Il Giornale”.

Il Presidente Valloreja, poi, constatando, sempre dal suddetto video, che gli scaffali moscoviti risultano essere ricchi di ogni ben di Dio ed a prezzi accessibili ha continuato dicendo: << È normale che ciò accada. La Russia non esportando più grano ha un surplus di tale risorsa e quindi vede il crollo del prezzo del pane così come quello della benzina che, allo stato attuale, risulta essere fruibile ai cittadini russi per 35 centesimi di euro al litro. Un enormità rispetto al record riscontrato nelle stazioni di servizio sull’autostrada tra Pisa e Livorno dove si sono raggiunte quali le 3 euro al litro …  È dall’inizio dell’intervento russo che ci siamo sgolati per far capire alle istituzioni italiane di non entrare a gamba tesa in questa crisi diplomatico/militare, ma, sia il Parlamento che il Governo sembrano aver perso il lume della ragione. La nostra posizione, il nostro contributo alla risoluzione del problema, doveva essere identico a quello fatto registrare dallo Stato di Israele che, con grande lungimiranza e saggezza, è stato capace di mantenersi equidistante dalle parti in causa. Oggi il Premier Bennet sta interpretando magistralmente la parte del mediatore con tutti i vantaggi politici ed economici che ne conseguiranno per il proprio Paese nella fase post bellica. Ahimè il connubio La Pira/Mattei sembra non averci insegnato nulla. Anziché stringere un alleanza diretta con Berlino, altra grande Nazione inguaiata come noi con queste sanzioni, ci siamo appiattiti sulle posizioni francesi, unico Paese europeo che meno risentirà di tutto questo caos, ed abbiamo sposato la causa dei falchi (certamente anche a causa del Trattato del Quirinale). Qualcuno, tra le file dell’intellighenzia nostrana, ama affermare che “la libertà vale più delle bollette”, certo! Ma è fuor di dubbio che ciò è valido solo ed esclusivamente se, chi lo afferma, guadagna più dei canonici 1500 euro al mese. Diversamente, tra: rate del mutuo, rate dell’auto, libri e vestiti dei figli, luce, spese alimentari, spese mediche e spese varie, credo che certamente non riescirebbe ad arrivare alla fine del mese. Ma anche qualora fossero ricchi, ma ricchi a causa del proprio lavoro manuale e non per diritto o intelletto, non credo sarebbero d’accordo con l’atteggiamento tenuto dalla nostra classe dirigenteandate a chiederlo, ad esempio, ai tanti calzaturifici marchigiani e toscani … e vedrete qual è il reale sentore del popolo italiano rispetto a questa guerra >>.

Quando, giorni fa, abbiamo detto che era necessario abbassare i toni ( perché si stavano creando le condizioni, internamente al nostro Paese, per una campagna d’odio nei confronti dei cittadini russi e non solo, ed esternamente all’Italia, per una perdita sostanziale del nostro appeal diplomatico nei confronti del Cremlino ai fini di un eventuale mediazione italiana per una risoluzione pacifica della crisi ucraina) non ci sbagliavamo affatto. Non sollevavamo polveroni vittimistici.

Ed ora che, anche la nostra organizzazione, unitamente a tante altre similari, è stata minacciata a mezzo web, siamo ancora più convinti e determinati riguardo il nostro modus operandi che, ricordiamolo, si basa rispetto a ciò che sta accadendo ad Est, esclusivamente sulla buona volontà, la mediazione e la ricerca della pace. Costi quel che costi, per il bene degli Ucraini, dei Russi, ma soprattutto degli Italiani. Giacché non siamo “filorussi” o non so cosa peggio, ma italiani patriottici e propositori di certe visioni, anche e soprattutto geopolitiche. Certo, ora soprattutto, non cantiamo nel coro o non impariamo il copione. Gli amanti del bel recitare e declamare possono scegliere altri teatri.

Nonostante ciò, vi è chi, ieri sera, ci ha inviato una mail delirante e minacciosa dal seguente tenore: <<..….CHIUDETE IMEDIATAMENTE LA VOSTRA SEDE E SPARITE DALLA CIRCOLAZIONE! ANCHE DAL WEB! … IL NOSTRO GRUPPO E’ MOLTO DECISO A PROTEGGERE GLI ITALIANI DAL PERICOLO ALIMENTATO DAGLI ANIMALI RUSSI … COMUNICATE ANCHE AI VOSTRI ASSOCIATI DI NASCONDERE CHE SONO RUSSI O FILORUSSI  POICHE’, GRAZIE A PUTIN, STA NASCENDO IN ITALIA E NEGLI ALTRI PAESI UN MOVIMENTO SIMILE A QUELLO CHE FU CONTRO GLI EBREI AL TEMPO NEL NAZISMO … ..>>.

Ebbene, premesso che noi non abbiamo paura di simili farneticazioni e che la convivenza civile è l’unico vero bene che deve essere tutelato dalle istituzioni, è fuor di dubbio che il Governo dovrebbe rivedere, unitamente a tutti gli organi d’informazione, la narrazione di questa crisi diplomatico/militare.

Non può esistere, infatti, a rigor di logica, in una qualsiasi discussione, ed a maggior ragione in una guerra, un senso unidirezionale della verità e quindi delle responsabilità su ciò che sta accadendo.

Quando ciò accade si passa inevitabilmente dalla Civiltà al campo dell’arbitrarietà e dell’irrazionalità (insomma dell’ormai ben noto e analizzato Pensiero Unico).

Irrazionalità che, ad esempio, si sta manifestando con tutta la propria forza da parte del nostro Paese, attraverso la scelta di voler sanzionare la Federazione Russa, in quanto queste sanzioni, come già comprovato in passato, non lederanno come auspicato l’economia di Mosca (già organizzata per simili tempeste e proiettata verso la Cina e gli altri colossi del BRIC) ma, semmai, le economie occidentali, e in particolar modo quella italiana.

Stiamo seriamente soffiando sul fuoco, non solo in ambito internazionale ma anche sul fronte interno rispetto alla coesione sociale del Paese.

La gravissima situazione dei pescatori e degli autotrasportatori, legata al caro carburanti, non è che la punta dell’iceberg: è umanamente impossibile pensare di poter fare a meno, dalla sera alla mattina, del 46% del gas russo, quando la realizzazione e l’attuazione di un serio piano B in ambito energetico richiederebbe, almeno, una decina d’anni … nel frattempo, la nostra economia e la convivenza civile che fine farebbero?

Suvvia, siamo seri!

O ci piaccia o non ci piaccia, dobbiamo necessariamente riconoscere che esistono ancora dei blocchi con le relative sfere d’influenza, e “cortili di casa” soprattutto (questi ultimi in primis il buon senso e un genuino anelito alla pace suggerirebbero di non insidiare). L’Ucraina, al di là di quello che possano pensare a Kiev e Bruxelles, ricade, di fatto, nel “cortile di casa” di Mosca.

D'altronde il segnale lanciato da Lavrov in quel di Turchia ci sembra abbastanza evidente. “Non ci fidiamo più dei nostri partner occidentali, vogliamo un incontro con gli Stati Uniti per avere, in fase di trattativa, la certezza che, in futuro, non vi siano atti antirussi in Ucraina”.

E’ su questo concreto e non ideologico punto cruciale, a nostro modesto parere, che il nostro Paese dovrebbe lavorare, e non a fomentare sanzioni, invio di armi, o odio culturale.

Questa mattina il Ministero della Difesa Russo, attraverso il proprio portavoce, ha annunciato:   << In conformità con dei documenti scoperti in zona d’operazione, che gli Stati Uniti avevano pianificato di effettuare in Ucraina, nel 2022, degli esperimenti sui patogeni di uccelli, pipistrelli e rettili, riguardo la possibilità di trasmissione della “peste suina africana” e dell’”ulcera siberiana”, attraverso gli uccelli migratori tra Russia, Ucraina e Paesi confinanti >>. Come ha specificato il portavoce dell’Armata Rossa, Igor Konashenkov: << i sopraddetti documenti saranno pubblicati >>.

Una notizia, questa, che, se confermata attraverso i documenti sopracitati, sarebbe di una gravità enorme e darebbe anche un senso alla decisione, da parte del Cremlino, di non usare mai la parola “guerra” per questo intervento armato in Ucraina, sostituendola sempre con la denominazione più rassicurante di “Operazione Speciale Antiterroristica”.

Ci è stata riferita inoltre da una nostra autorevole fonte << la ferma volontà della Federazione Russa di liberare l’Ucraina dalle “bande radicali” che avrebbero voluto sfruttare queste armi biologiche in chiave antirussa >>.

<< Scopo precipuo dell’intervento russo >>, ci è stato ribadito a più riprese da parte del nostro interlocutore, << è quello di portare Kiev ad un referendum popolare per scegliere nuove istituzioni che dovranno garantire la normale ripresa della vita della gente, dell’economia di quel Paese e della convivenza sicura e pacifica con la Federazione Russa >>.

Questo è quanto abbiamo appreso, e, in questi tempi di informazioni e controinformazioni concitateci rendiamo conto che non sia facile distinguere il vero dal falso, ma siamo altresì convinti che, fortunatamente per noi, il tempo sia l’unico vero galantuomo, poiché, prima o poi, la verità trionferà.

D’altronde, in una vera democrazia, il diritto all’informazione, è senz’altro uno dei beni più preziosi da tutelare. Ci siamo sentiti dunque in dovere di comunicarlo a voi, operatori dei mass media, affinché ne facciate l’utilizzo che più ritenete opportuno.

Anche perché, proprio in virtù di quanto detto sopra, diventa ancora più evidente la nostra richiesta rivolta al nostro Paese, l’Italia, affinché abbassi i toni e lavori a testa bassa per trovare una via d’uscita diplomatica da questo conflitto.

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Ed alla fine tanto tuonò che piovve!

Sono giorni, se non settimane, che chiediamo a gran voce ai nostri Governanti di mantenere un profilo politicamente neutrale riguardo l’attuale conflitto in Ucraina, ma nessuno ci ha dato ascolto … si è scelto, in altri termini, di dar corpo ad una serie di interventi fortemente autolesionistici, sia sotto l’aspetto economico che sociale.

Piaccia o non piaccia, infatti, la nostra economia è fortemente invischiata con quella russa, sia sotto l’aspetto delle nostre esportazioni, sia per ciò che concerne le materie prime che, l’Unione Sovietica prima e la Federazione Russa poi, ci hanno fornito, interrottamente, per 75 anni.

In altri termini, demonizzare oggi Mosca equivale a scavarsi una fossa sotto le proprie scarpe, senza avere la certezza, da parte degli altri nostri alleati, di avere i mezzi e le risorse, per sopperire al fatto che ci manchi letteralmente la terra sotto i piedi.

E l’Italia che fa?

Come se nulla fosse, si permette di porre sotto sequestro i beni mobili ed immobili di privati cittadini russi, ville, yacht, conti bancari, che, se pur appartenenti a uomini ricchissimi vicini al Presidente Putin, non sono nelle disponibilità dirette del leader Russo. Ergo, non si capisce dove sia la legittimità giuridica di tale provvedimenti in assenza di qualunque inchiesta giudiziaria con eventuali azioni cautelari, che, ricordiamolo, secondo il nostro “ordinamento di diritto”, sono i soli che potrebbero dar luogo a un sostanziale sequestro di beni, senza contare, poi, sull’inopportunità pubblicitaria di tale determinazione.

Infatti, la domanda che ognuno di noi si è posta immediatamente dopo tale provvedimento è stata la seguente: “Poniamo il caso che io sia un magnate Canadese, piuttosto che Australiano o Argnentino, a questo punto, comprerei mai un bene immobile nel Bel Paese? Farei attraccare il mio yacht in un porto qualsiasi della nostra penisola? Acquisterei mai un’azienda italiana?

A questo punto, la risposta che ci siamo dati, a tutte e tre i quesiti, è stata sempre la stessa: NO!

Perché?

Perché abbiamo creato un pericoloso precedente per il quale, se io - ricco imprenditore che ho accumulato una fortuna in maniera legale, quindi senza temere nulla dalla legge - acquisto un bene in Italia, correrò sempre il rischio, qualora il mio Paese sia in discussione con il Governo italiano, per una questione della quale io non sono responsabile, che quest’ultimo me lo sequestri … e tutto questo, voi lo capite molto bene, è logicamente inaccettabile. Ragion per cui, molto semplicemente, l’investitore desisterà dal proprio intento di fare affari con noi.

Ecco, il danno è servito!

Oltre a tagliare i rapporti economici con la Russia, abbiamo fatto comprendere all’universo mondo che noi non rispettiamo il diritto internazionale, complimenti! Gran bel lavoro!

Ma tutto questo lo si è fatto con la presunzione occidentale e l’illusione, di poter indurre la Russia ad un cambio di regime: sciocchi!

La narrativa che circola nel nostro Paese per la quale la Russia è diplomaticamente e internazionalmente, isolata, è falsa: la metà esatta del mondo, cioè i Paesi del BRIC, più buona parte dell’America latina, dell’Africa e dell’Asia, sono con Mosca.

Altro che piegare il Cremlino, alla fine saremo noi a sprofondare nella miseria.

A tal riguardo, facciamo due conti della serva insieme, giusto per farci un’idea:

  • Negli ultimi due mesi gli scambi commerciali tra Russia e Cina sono aumentati del 30%, cioè pari a 26 miliardi di Dollari in più;
  • Il Petrolio, oggi, è arrivato a quota 130 Dollari al barile, il gas naturale a 324 Dollari al MWh.

Soldi, questi ultimi, che andranno nelle tasche di Mosca per le vendite di questi beni ai Paesi cosiddetti non ostili.

Già, ostili, perché tale è il termine usato dal Cremlino per indicare tutti quelle Nazioni, o organizzazioni internazionali che, con le sanzioni prima e l’invio delle armi poi, hanno tentato e tentano, di fiaccare la Russia.

Ora, nell’elenco della blacklist di Putin, c’è anche l’Italia, in quanto facente parte a pieno titolo dell’UE, ma anche gli Stati Uniti, l'Ucraina, il Regno Unito, l'Australia, l'Islanda, il Canada, il Liechtenstein, Monaco, la Nuova Zelanda, la Norvegia, la Corea del Sud, San Marino, Singapore, Taiwan, il Montenegro, la Svizzera e il Giappone.

Si badi bene, non la Turchia, non Israele e nemmeno il Vaticano, tutti Paesi molto attivi in queste ore nella ricerca di una soluzione diplomatica.

E che cosa comporta, per lo meno in questi primi momenti, l’essere all’inseriti all’interno di questa lista nera?

Nello specifico, le imprese italiane creditrici dei russi, siano esse società private o enti, saranno liquidate esclusivamente in Rubli ed essendo il Rublo non più convertibile in Italia, tali creditori si ritroveranno con un pugno di mosche in mano.

A tal riguardo è molto preoccupato il Gruppo Unicredit che in Russia ha ben 72 sportelli operativi e 4000 dipendenti.

Ora, mentre noi facciamo questi conti, in Russia, Visa e Mastercard hanno bloccato le transazioni e l’esclusione dallo SWIFT permane, nonostante tutto, però, il Paese che ha la metà del nostro PIL e 1/3 del nostro PIL procapite, resiste … perché?

Perché ha un Governo ben stabile con un consenso ancora molto alto.

Decina di migliaia di russi manifestano per strada? Bene … la Federazione Russa conta più di 140 milioni di cittadini, se a manifestare fossero anche 140 mila individui essi rappresenterebbero, al massimo, lo 0,1% della popolazione totale. Dunque … la questione è molto più complessa.

Come è complessa la ragione per la quale, il Presidente Putin - che fino all’altro ieri era considerato, in Italia e non solo,  un politico freddo e cinico, si, ma non per questo pazzo ed impulsivo - oggi abbia intrapreso la via dell’intervento militare.

Di certo c’è stata da parte dell’Occidente la mancata considerazione di quanto fosse, per Mosca, strategicamente, culturalmente, economicamente, importante mantenere l’Ucraina vicino a se stessa e fuori dalla NATO e dall’UE.

Kiev, in atri termini, per il Cremlino, non è uguale a Tallinn, piuttosto che a Varsavia o Bucarest, per le quali, ad esempio, a suo tempo, pur essendoci un gentlemen's agreement, riguardo l’impossibilità per questi governi di aderire alla NATO, Putin non manifestò nessun problema.

L’Ucraina è dunque un’altra cosa.

E Kiev stessa, forse, in questi anni, ha compiuto degli errori nella gestione della proprie minoranze russofone.

In Italia, ad esempio, abbiamo avuto una situazione similare con la minoranza linguistica tedesca dell’Alto Adige: Era il 1961, per la precisione la notte tra l'11 e il 12 giugno, quando il movimento sudtirolese Bas fece esplodere 37 tralicci in Alto Adige. Quella che poteva trasformarsi in una guerra civile fu risolta attraverso la mediazione grazie alla quale l'Italia è riuscita a gestire la situazione istituendo ad esempio il bilinguismo e garantendo l'autonomia della provincia di Bolzano.

In Ucraina, invece, si è cercato di reprimere con la forza queste esigenze e nelle tensioni sorte a seguito di queste istanze, in otto anni, tra il 2014 ed il 2022, hanno perso la vita quasi 20 mila persone e alcune di queste, in modo veramente atroce, come accadde a Odessa, dove morirono bruciati vivi, nella casa dei sindacati, una 50ina di filorussi.

Insomma, la situazione è veramente delicata e complessa e non può in alcun modo giustificare le campagne talebane di questi giorni contro la cultura russa (Dostoevskij docet), né tantomeno sono scusabili le ingiurie o le minacce rivolte a privati cittadini russi colpevoli di alcunché, specie se minori, o la caccia alle streghe in atto verso, sportivi, e uomini di spicco dello spettacolo russo.

Questa non è l’Italia repubblicana, quella della Costituzione più bella del mondo, ma non è paragonabile neanche all’Italia mussoliniana, che pur essendo stata in guerra con l’allora Unione Sovietica di Stalin non arrivò mai a tanto …

Se vogliamo tornare allo spirito sincero ed originario della nostra Costituzione allora dobbiamo necessariamente  abbandonare la muta da falchi e rivestirci del ruolo naturale di mediatori che tanto lustro ci ha donato, nel mondo, in tutti questi anni.

È il mondo che ce lo chiede, perché, la pace, oggi, è il bene più prezioso a cui tutta l’umanità anela.

❓Lei è rimasto deluso dall’atteggiamento dell’Italia in questa crisi?
💬 Sono un diplomatico. Non spetta a me valutare "l’atteggiamento" del Paese in cui sono accreditato come ambasciatore. Dirò una cosa. Anche nell'attuale situazione di crisi, non vale la pena perdere di vista le prospettive. La storia non finisce con l'oggi. Le crisi vanno e vengono, ma gli interessi rimangono. Penso che sia nell'interesse comune intrattenere relazioni regolari così come sono state per decenni.
❓È sanabile la frattura tra Russia e Occidente? È veramente scesa una nuova cortina di ferro?
💬 Vediamo come è nata questa ferita. Il blocco politico-militare della #NATO, i cui documenti politici definiscono la Russia come un nemico, negli ultimi decenni in diverse ondate ha avvicinato le sue infrastrutture ai nostri confini, creando comprensibili minacce alla nostra sicurezza. Sottolineo che non siamo stati noi ad espanderci verso la NATO, ma la NATO ad espandersi verso di noi. L'affermazione che la NATO è un fattore di pace e stabilità non è convincente. Sappiamo cosa è successo in #Jugoslavia, #Iraq, #Libia, ecc. Devo sottolineare che l'espansione della NATO ha violato numerose promesse fatte dopo il crollo dell'URSS. E le sanzioni, che in una prima fase erano ancora collegate a ciò che stava accadendo in #Ucraina e dintorni, in seguito hanno totalmente perso questo riferimento e sono state portate avanti per una sinistra forma di inerzia. È stato posto l’obbiettivo di distruggere l’economia della Russia.
Anche la cortina di ferro che Lei ha menzionato è stata, come sa, abbassata dall'Occidente dopo il famoso discorso di Fulton di W. Churchill nel 1946. I russi, almeno quelli della mia generazione, hanno vissuto a lungo dietro quella cortina e hanno imparato determinate cose. Tutti gli eventi storici, compresi quelli attuali, hanno i loro precedenti, le loro cause e la loro forza propulsiva.
Siamo pronti a curare le ferite e a non consentire che la cortina di ferro cali di nuovo. Ciò che è necessario è un dialogo paritario e reciprocamente rispettoso e una reale considerazione degli interessi reciproci.
❓Qual è la vostra linea rossa ai colloqui con gli ucraini?
💬 Le trattative sono iniziate. La nostra posizione, come delineata dal Presidente Vladimir V. #Putin, è la seguente: status neutrale e non nucleare dell'Ucraina, sua smilitarizzazione e denazificazione, riconoscimento dell’appartenenza alla Russia della Crimea e sovranità delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Abbiamo ripetutamente e ragionevolmente spiegato ciascuna di queste posizioni. Siamo certamente interessati a garantire che i negoziati siano efficaci.
In questo contesto, pare scioccante che la decisione di fornire armi letali all'Ucraina, sia stata presa proprio nel momento in cui le delegazioni russa e ucraina erano sedute al tavolo del primo round di negoziati a Gomel. Di fatto quelle armi saranno usate per uccidere i militari russi, il che, sarete d'accordo, aggiunge ulteriori complicazioni alle relazioni tra stati. Inoltre, è difficile prevedere in quali mani finiranno queste armi e contro chi potranno essere utilizzate. Come sapete, decine di migliaia di armi leggere sono già state distribuite alla popolazione civile, compresi elementi criminali ucraini rilasciati dal carcere, che potrebbero svolgere un ruolo in Ucraina e in altre zone di conflitto.
❓Come giudica l’avvio dell’inchiesta della Corte dell’Aia per crimini di guerra contro la Russia?
💬 La Russia respinge categoricamente le accuse di crimini di guerra. Per inciso, né la Russia né l'Ucraina sono membri del tribunale penale internazionale dell'Aia. Richiamo l’attenzione sul fatto che negli ultimi otto anni, durante i quali nel #Donbass sono state uccise 14.000 persone, compresi i civili, nessuna delle 5.588 denunce presentate dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani alla Corte europea per i diritti umani è stata accolta. Il doppiopesismo e il pregiudizio sono evidenti.
Un'ultima cosa. Sono grato alla vostra agenzia per la sua disponibilità ad ascoltare e trasmettere il nostro punto di vista su ciò che sta accadendo nelle relazioni tra Russia e Occidente e intorno all'Ucraina, anche se, vista la percezione attuale puramente negativa della Russia da parte dei mass media, presumo sia improbabile che venga accolto con comprensione.

E alla fine siamo riusciti a “gettare il bambino con l’acqua sporca”: non c’è niente da fare, è proprio vero, l’autolesionismo ha superato il gioco del Calcio e sembra essere diventato lo sport Nazionale di questo nostro sfortunato Paese.

Il Parlamento, in barba all’Art.11 della Costituzione, all’interno di due aule sorde e grigie, quasi all’unanimità, ha approvato l’invio di armi da guerra agli ucraini … ma davvero non si poteva tentare altro?

Dov’è è finita la nostra vocazione diplomatica?

Che fine ha fatto lo Spirito di Giorgio La Pira, il compianto Sindaco di Firenze che con i suoi sandali francescani percorse centinaia di migliaia di chilometri mettendo d’accordo, intorno ad un tavolo, vietnamiti ed americani, israeliani ed egiziani?

Tutto sembra così lontano è decadente che fa veramente tristezza al cuore.

Ma davvero pensiamo che, un colosso militare come la Russia possa essere fermato o portato al tavolo delle trattative, con l’invio di armi agli ucraini?

Molto probabilmente, invece, così facendo, indispettiremo ancora di più Mosca allontanandola da ogni possibilità di soluzione pacifica.

Poveri ucraini! popolo bellissimo e fierissimo, autenticamente attaccati alla propria Patria e per questo da me ammirati. In queste ore vengono usati dall’UE per ridare linfa e vita ad un’istituzione, quella di Bruxelles, che, negli ultimi tempi, aveva senz’altro mostrato più di una crepa unitamente a molta opacità.

Armare la mano di donne e ragazzini con bombe molotov, così come distribuire fucili ai vecchi - non è, né essere romantici, né aiutare una causa - è semplicemente consegnare alla morte certa il proprio popolo.

D’altronde, se non fosse così, non si capirebbe perché, un uomo come Gandhi, anziché usare la rivolta armata, abbia praticato la disobbedienza civile verso gli inglesi.

Semplicemente perché sapeva che, militarmente, non vi era partita, mentre, con l’esempio, si poteva ottenere di più.

Dunque a chi giova tanto interventismo da parte dell’occidente?

Ai russi non giova e di sicuro non ha giovato negli ultimi dieci anni, da quando, cioè, si è fatto di tutto per assediarli ed isolarli (avanzata ad est della NATO, varie sanzioni, sospensione dal G8, “cinturazione” del vaccino Sputnik, uscita dal trattato INF); agli ucraini non serve perché, così facendo, si riducono a dover sostenere una guerra per procura al fine di saggiare e stressare, le forze russe, con tutto ciò che ne consegue per la popolazione autoctona, senza poter ottenere, tra l’altro, la vittoria; a noi italiani non conviene, perché, in primis, siamo amici di entrambi le parti in causa, secondariamente, perché abbiamo interessi verso entrambi i Paesi; e per ultimo perché siamo maggiormente legati ai russi a seguito di antichissimi rapporti culturali, economici e strategici.

Potrebbe capitare dunque che, a seguito delle nostre sanzioni prima e del successivo invio di armi dopo:

  • Il 46% del fabbisogno nazionale di gas non ci venga mai più venduto dalla Russia, non per nostra libera scelta, ma perché sarà il Cremlino stesso a non volercelo fornire, in quanto avrà trovato un nuovo acquirente, come la Cina, disposto a realizzare un nuovo impianto che possa trasportare, verso quest’ultimo, qualcosa come 50 miliardi di metri cubi di gas;
  • Unicredit, uno dei nostri principali colossi bancari, possa fallire in quanto esposto in Russia per 14,2 miliardi di Euro, mentre tutti il sistema creditizio russo troverebbe nuova linfa nelle piattaforme cinesi;
  • Il made in Italy possa perdere inevitabilmente il 30% delle proprie commesse così come i ristoranti e gli hotel;
  • I nostri mulini possano rimanere senza il 50% del grano che macinavano in precedenza;
  • La Russia possa stringere un’alleanza militare con la Cina rendendo la terra del Celeste Impero ancora più irresistibile.

Quindi abbiamo fatto proprio un bell’affare nel seguire gli ordini di scuderia di Bruxelles, peccato però, che anche tra i nostri partner europei ci siano dei Paesi che abbiano usato la propria testa come la Spagna, ad esempio, che, come da noi proposto, non invierà armi, ma solo aiuti umanitari, o chi, al di fuori dell’UE ma saldamente membro della NATO, come la Turchia non ha sanzionato la Federazione Russa con la seguente motivazione: “Chi parla alla Russia se tutti buttano giù i ponti?

E poi ci sono i Paesi del BRIC, Brasile India e Cina che non hanno sanzionato la Russia così come  l’Egitto, la Siria, l’Iraq, l’Iran, la Serbia, la Bosnia Erzegovina, il Messico, il Venezuela, Cuba, i Paesi  dell’OSC, insomma a farla breve, metà del PIL del mondo è con Putin, ergo le misure fin qui adottate non funzioneranno se non nella misura in cui si voglia indispettire e creare uno spirito revanscista nei russi.

Viviamo tempi veramente barbari nei quali, udite, udite, in un Università italiana viene vietato lo studio di un autore come Dostoevskij perché di nazionalità russa, neanche Hitler, che i libri reputarti pericolosi li faceva bruciare, era giunto a tanto … se non fosse vero ci sarebbe da ridere, ma, ahimè, è tragicamente vero; così come è vera la notizia della cacciata di un famoso Direttore d’orchestra Russo, Vaery Gergiev, perché si è rifiutato di schierarsi contro la Guerra in Ucraina; o le tante minacce e intimidazioni subite dai cittadini russi residenti in Italia.

Non ci siamo proprio, un Paese civile, degno di questo nome, non può comportarsi così!

Bisogna abbassare i toni, creare iniziative e prerogative affinché le due Nazioni in lotta possano trovare un accordo … per il loro bene, ma anche e soprattutto, per il nostro.

Dunque, facendo seguito a quanto da noi detto in precedenza, iniziamo, nel nostro piccolo, ad essere fautori di aiuti umanitari e non spacciatori di armi.

PERTANTO, AL FINE DI AIUTARE TUTTA LA POPOLAZIONE CIVILE UCRAINA, SIA ESSA PRO ZELENSKY COME FILORUSSA, INVITIAMO IL POPOLO ITALIANO AD EFFETTURARE UNA DONAZIONE AL SEGUENTE:

CONTO CORRENTE BANCARIO: IT93H0200803284000105889169

INTESTATO A: Associazione della Croce Rossa Italiana

CAUSALE: Emergenza Ucraina

Con i soldi che invieremo saranno acquistati solo medicinali e beni di prima necessità.

VOGLIAMO ESSERE OPERATORI DI PACE, NON SPACCIATORI DI MORTE.

 

                                                                                  il Presidente

 

Signori Onorevoli Deputati,

in questo momento storico per i destini dell’umanità e della nostra Patria, come cittadino, Vi supplico di non dare ascolto alle sirene delle guerra che, sembrerà strano, cantano, non solo da Est, ma, a quanto pare, anche da Bruxelles.

Infatti se è fuor di dubbio che il nostro Paese debba rispettare rigorosamente l’Art. 11 della Costituzione - il quale recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” - è altresì vero che il Bel Paese ha degli obblighi nei confronti dei propri alleati e degli altri Paesi UE, ma non con le Nazioni escluse dalle sopracitate organizzazioni.

In altri termini, con i Paesi che non sono né nostri alleati ufficiali, né facenti parte dell’Unione Europea, dovrebbe valere sempre e comunque la realpolitik su ogni altra considerazione, cioè dovremmo fondare i nostri interventi esclusivamente sugli interessi del nostro Paese e sulla realtà (interna o internazionale) del momento e non sui sentimenti, le ideologie, o peggio ancora i soli principi.

Nel caso specifico l’Italia ha ottimi relazioni sia con l’Ucraina, sia con la Federazione Russa, ma è altresì vero che, tra i due Paesi pocanzi citati, i rapporti più antichi e duraturi, oltre che più forti, il nostro Paese li ha con la Russia.

Tra le Nazioni dalle quali importiamo ciò di cui abbiamo bisogno, la Russia risulta essere all’ottavo posto mentre l’Ucraina si colloca alla trentesima posizione. Se osserviamo, invece, le esportazioni scopriamo che Mosca acquista beni dall’Italia per circa 7 miliardi di Euro mentre Kiev solo 1,9 miliardi.

In altri termini sarebbe molto lesivo per noi favorire l’Ucraina a discapito della Federazione Russa.

Il tema delle sanzioni e delle relative contro sanzioni, le abbiamo già sperimentate fino a pochi giorni fa e non mi sembra che abbiano in alcun modo fiaccato il Presidente Putin, semmai hanno fatto grande danno al nostro export, soprattutto nel settore agroalimentare.

 

 

Oggi, con le nuove sanzioni, faremo un immenso danno:

  • Al nostro bisogno di approvvigionamento energetico, dipendiamo infatti per il 46% dal gas russo;
  • Al nostro bisogno di approvvigionamento di granaglie per la produzione di pasta ed altri prodotti da forno, importiamo infatti dalla Russia oltre 100 milioni di kg di grano;
  • A tutte le altre nostre esportazioni fino ad oggi non sanzionate;
  • Al nostro sistema Bancario, dove Unicredit, uno dei maggiori gruppi bancari italiani, è esposta in Russia per ben 14,2 miliardi di Euro.

Se ciò non bastasse tenete conto che le relazioni bilaterali Italia - Federazione Russa, faticosamente ricostruite dopo la Seconda Guerra mondiale hanno fatto si che il nostro Paese fosse il più spregiudicato nel blocco occidentale e questo ci ha garantito una reale e ineguagliabile autonomia energetica e geopolitica.

Lo dobbiamo certamente alla lungimiranza ed al senso della Patria di uomini come Enrico Mattei, morto, è bene ricordarlo, proprio per garantire questa nostra libertà ed autonomia ed alla realpolitik di politici come Giulio Andreotti e Bettino Craxi.

Oggi, noi, con l’autorizzazione alla cessione di armi all’Ucraina, stiamo distruggendo tutto il lavoro fatto in 70 anni di politica estera; un azione che, definirla autolesionistica, sarebbe solo un eufemismo.

È incredibile rendersi conto di come e quanto, il Parlamento italiano abbia la memoria così corta.

Quante volte la Russia ci è venuta in contro?

Voglio solo ricordare, a questo importante consesso:

  • Il contributo immenso dato dalla Russia di Putin nella ricostruzione della città dell’Aquila a seguito del sisma del 2009;
  • La mano prestata, dal Cremlino, all’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante la Conferenza per la Libia di Palermo, quando, mentre i nostri alleati ufficiali (Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna) disertavano l’incontro, spuntando così la nostra azione diplomatica, la Russia, con una delegazione di tutto rispetto, si presentò all’appuntamento insieme al Generale Khalifa Haftar, salvandoci così la faccia;
  • L’incredibile contributo di uomini e mezzi, ben 17 aerei, durante la prima fase della Pandemia, dato gratis et amore dei, in sostegno della già flagellata popolazione di Bergamo.

Dov’è finito dunque lo spirito di Pratica di Mare?

Possibile che l’Italia da colomba si stia trasformando in falco?

Per fare poi cosa?

Solo danno a se stessa!

Quando c’era da inviare uomini, armi e mezzi al legittimo Governo di Serray, come da Tripoli richiestoci, non l’abbiamo fatto, ci siamo infatti limitati a mandare un ospedale da campo a Misurata, aprendo così le porte della Tripolitania ad Erdogan, ora invece che l’invio delle armi sarebbe palesemente contro i nostri interessi ci ostiniamo nel farlo come se non fossimo capaci di comprendere ciò che sta accadendo.

Per tutto quanto questo torno a supplicarVi Onorevoli Deputati: Votate NO all’invio delle armi in Ucraina.

L’Italia se in nome dell’Art.11 deve astenersi dal favorire la guerra, deve altresì inviare aiuti umanitari ai civili ucraini, accogliere i profughi, questo si … ma null’altro.

Il Presidente Putin, tempo fa, manifestò alla stampa il desiderio che fosse l’Italia a rivestire il ruolo di mediatrice in questa crisi che dura non da ieri, ma dal 2014.

Raccogliamo dunque questo invito mettendo a disposizione il nostro Paese per un Summit e coinvolgiamo il Santo Padre nell’opera di mediazione.

Infatti come disse Pio XII: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra