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Il 12 Giugno, come ogni anno, è la Festa Nazionale della Federazione Russa.

Prima del conflitto in Ucraina e prima della Pandemia, era usanza dell'Ambasciata Russa in Italia tenere un grande ricevimento, presso Villa Abameleck, per festeggiare questa importante ricorrenza.

A tale manifestazione erano puntualmente invitati anche gli italiani: imprenditori, politici, artisti, militari, associazioni, la crem della crem del nostro Paese insomma, e ciò avveniva per fortificare e confermare l'amicizia che legava i nostri due popoli.

Oggi, grazie alla miopia politica di molti e ad una terribile tempesta "russofobica" ancora in atto, ciò non è più possibile ...

Essendo oggi, casualmente, anche la Festa della Santissima Trinità, ci affidiamo al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, acciocché vogliano illuminare le menti ed i cuori di chi detiene i destini del mondo,  affinché, a trionfare, siano la pace e la concordia e non la guerra e la divisione.

 

 

A tre mesi dal quel fatidico 24 febbraio una cosa possiamo dircela in tutta franchezza: questa guerra l’Occidente l’ha persa!

L’ha perduta nella misura in cui, gli Stati Uniti, e con essi i loro sodali, pur proclamando il prosieguo delle ostilità fino alla vittoria finale dell’Ucraina, devono registrare:

  • L’impossibilità del “Regime Change”;
  • Il fallimento totale delle sanzioni comminate alla Russia, attraverso le quali, benché siano arrivate a n°6 e in corso di “stampa” la n°7, il Cremlino non solo non è andato in default (come invece pomposamente pronosticato 2 mesi or sono dall’amministrazione Biden) ma ha visto:
    • Le proprie riserve di valuta estera (Dollari ed Euro) triplicare;
    • I Paesi NATO annaspare nella ricerca spasmodica di risorse energetiche e alimentari (granaglie) alternative a quelle russe;
  • Il Crack degli aiuti militari ed economici a Kiev che, al netto dei 40 miliardi di dollari stanziati, deve riconoscere:
    • Una lenta ma inesorabile avanzata dell’armata Rossa sul territorio ucraino che, di questo passo, ben presto si vedrà certamente precludere l’accesso al mare e quindi ai porti da dove esporta le proprie granaglie;
    • L’annientamento totale, in quel di Mariupol, dei reparti speciali ucraini, addestrati ed armati dagli occidentali;
    • La morte di più di 10 mila militari ucraini;
  • La renitenza di importanti alleati come la Turchia, la quale, non solo non ha comminato sanzioni a Mosca, ma si è resa colpevole, agli occhi di Washington, di:
    • Intavolare delle trattative per trovare una soluzione pacifica al conflitto;
    • Sbarrare la strada all’ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia.

Di contro, Putin, ha potuto constatare:

  • Il consenso ancora, pressoché, plebiscitario nel proprio Paese;
  • La solida amicizia dei Paesi BRIC e per nostra sciagura della CINA in particolar modo;
  • La propria forte influenza in Africa e in Sud America;
  • Le divisioni reali, al di là dei proclami, all’interno dell’UE;
  • La certezza di raggiungere, tramite il tempo, tutti gli obiettivi che si era prefissato in Ucraina.

Guardando invece in casa nostra non possiamo non segnalare il fatto che i Pescatori italiani non siano usciti, per garantire il pescato fresco sulle nostre tavole, in quanto il caro carburante rende impossibile la loro attività economica e ben presto, la crisi alimentare, causata dalla scarsità delle granaglie nel Nord Africa, porterà milioni di profughi economici a riversarsi sulle coste del Bel Paese.

In un’Italia in cui, al di là delle campagne giornalistiche pro Nazione aggredita (Ucraina), la popolazione è, per la stragrande maggioranza, indifferente alle ragioni degli uni piuttosto che degli altri ed è soprattutto  stanca di questa instabilità, principalmente economica, un Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, dopo aver improvvidamente definito, il Capo di Stato di una grande potenza estera, qual è Putin, “peggio di un animale”, cosciente delle proprie prossime esigenze elettorali, si è affrettato a presentare all’ONU un piano inattuabile di cessate il fuoco.

Proposta irricevibile che sicuramente sarebbe stata rigettata dalle parti in causa, come è infatti è accaduto, perché:

  1. Non tiene in alcun modo conto dello stato di fatto del conflitto;
  2. Non va oltre le classiche frasi e intenzioni di circostanza.

In definitiva, a nostro modo di vedere, se l’Italia vuole iniziare a smarcarsi da questa ingombrante influenza americana, la cosa più logica che possa fare, avendo contribuito oltremodo alla causa ucraina e quindi essendosi dimostrata non equidistante dalle parte, è quella di rimettere in gioco la diplomazia vaticana ed offrire il territorio italiano per un eventuale luogo dove tenere una futura conferenza di pace.

Ciò noi l’abbiamo sostenuto fin dal primo giorno di questo conflitto e in tutto questo tempo, come associazione, nel nostro piccolo, non abbiamo mai smesso di lavorarci sopra.

Va in tal senso la nostra lettera indirizzata al Presidente Putin nell’Aprile del 2022 con la quale abbiamo paventato la possibilità di utilizzare la città abruzzese di Ortona, quale luogo dove tenere questa conferenza di pace.

La scelta su questa cittadina ha una valenza altamente simbolica, dato l’appeal che ha il tema storico/simbolico nella politica russa.

Nello specifico Ortona (CH) è considerata, dalla stragrande maggioranza degli storici contemporanei, la “Piccola Stalingrado d’Italia a causa di una delle più terribili battaglie combattute, dai Tedeschi e dagli Alleati durante la “Campagna d’Italia”, nella Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, nella cattedrale della bella città rivierasca, sono conservate, dal 1258, le “Sacre Ossa” di San Tommaso, uno dei Dodici Apostoli di Gesù. Discepolo, quest’ultimo, molto caro ed onorato non solo dai cattolici, ma anche dagli Ortodossi, siano essi Ucraini così come Russi.

Un luogo quindi non divisivo, e che potrebbe riportare alle più miti intenzioni tutti i protagonisti.

A tal riguardo riportiamo, qui di seguito, la risposta, prima in cirillico e poi in Italiano, fattaci pervenire da Mosca per tramite dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, al nostro quesito:

“Признательны за Ваше предложение. Оно будет внимательно рассмотрено. Верим, что кризисы приходят и уходят, а многовековые узы дружбы между нашими народами остаются несокрушимыми и еще обязательно принесут новые прекрасные плоды”.

Le siamo grati per la Sua proposta. Verrà valutata  attentamente. Siamo fiduciosi del fatto che i periodi di crisi vanno e vengono mentre i legami di amicizia secolare fra i nostri popoli restano incrollabile e porteranno ancora dei nuovi bellissimi frutti”.

Ci riserviamo pertanto, in questi giorni, di sollevare identico quesito al Presidente Zelensky, fiduciosi che anche il Governo Ucraino voglia darci un segnale di attenzione.

 

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Lo so, forse potremmo sembrare fin troppo presenzialisti, ma, posso assicurarvi che, il nostro continuo comunicare con la stampa, in questi giorni, è dovuto esclusivamente all’incredibile serie di eventi e colpi di scena, che si stanno verificando in maniera quasi compulsiva.

Capita così che, dallo “scivolone” di Biden - in merito alle proprie dichiarazioni rilasciate in quel di Varsavia contro Putin che sembravano aver allentato le tensioni tra l’UE e la Russia – ci sì è ritrovati, pochi giorni dopo, con la costatazione di un massacro avvenuto a Bucha ed ora con l’espulsione di 30 diplomatici Russi dall’Italia, 40 dalla Germania e un numero non ben precisato dalla Francia. Il tutto, si badi bene, è avvenuto, stante le dichiarazioni ufficiali dei Paesi coinvolti, per garantire le rispettive sicurezze nazionali ed europee.

In realtà io credo che il tutto sia avvenuto semplicemente perché, gli Stati Uniti, vero dominus del campo occidentale, non abbiano nessuna voglia di mandare l’Ucraina a trattative ed anzi, intendano prolungare il più possibile questa guerra, da un lato, per fiaccare quanto più possibile l’Armata Rossa e, dall’altro, accertarsi che il processo di affrancamento dell’Europa dagli idrocarburi russi avvenga nelle dovute forme e tempistiche utili esclusivamente all’economia americana.

In tutto questo la politica nostrana sembra essere stata colpita da pura follia, perché non vi può essere altro aggettivo per descrivere chi, sia in ambito privato che pubblico, pone in essere dei gesti sotto la spinta, non della logica, ma, dell’irrazionalità, non del dialogo, ma, dell’unidirezionalità.

Infatti, da che mondo e mondo, i diplomatici servono, a costruire ponti di dialogo e di speranza, non a ledere le sicurezze altrui.

Se, ad esempio, noi espelliamo 30 diplomatici russi, come in effetti è stato, è logico che Mosca faccia altrettanto per un mero discorso di risposta proporzionale e simmetrica, dunque in queste condizioni come possiamo pensare di trovare la pace?

Ma è mai possibile che nessuno nel Governo del nostro Paese si sia reso conto che l’attuale posizione assunta dall’Italia è totalmente inopportuna non per la tutela degli interessi russi e neanche per quelli ucraini, quanto per il mantenimento di quelli del popolo italiano?

Ma è proprio così difficile, in questa occasione, essere come la Turchia di Erdogan o lo Stato di Israele di Bennett?

Pescara 05/04/2022                                             

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PUBBLICHIAMO UNA COMUNICAZIONE DELL'AMBASCIATA RUSSA IN ITALIA RIVOLTA A TUTTI GLI AMICI DELLA RUSSIA:

Cari amici della Russia in Italia!
Ogni giorno la nostra Ambasciata riceve migliaia di messaggi con sincere parole di sostegno e solidarietà. Esprimiamo la nostra viva gratitudine a tutti i cittadini italiani, che, nonostante la valanga di propaganda antirussa, di fake news e di palesi falsificazioni diffuse da alcuni media occidentali, manifestano sincera preoccupazione per i destini del nostro Paese, per il futuro delle relazioni russo-italiane. Condividiamo la vostra indignazione per vari tentativi di «cancellare» la Russia e di seminare rancore tra noi: russi e italiani.
Grazie di cuore a tutti voi: professori e studenti, giornalisti, scrittori, sacerdoti, rappresentanti di forze politiche e associazioni culturali, imprenditori, avvocati, medici, architetti, rappresentanti del mondo della scienza, dell'arte e dello sport, nonché tantissimi altri comuni cittadini italiani.
Il nostro Popolo ha attraversato molte prove difficili nella sua storia. Supereremo anche le attuali avversità. «Le crisi vanno e vengono, ma gli interessi nazionali restano».
I russi e gli italiani hanno molte affinità. Crediamo che le relazioni tradizionalmente amichevoli tra i nostri Paesi abbiano delle prospettive per ulteriore sviluppo e cooperazione.
Con rispetto e gratitudine,
l'Ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica Italiana

Oggi, mentre Papa Francesco, santamente e giustamente, consacrava la Russia e l’Ucraina al cuore immacolato di Maria, Regina della Pace, in quel di Bruxelles Mario Draghi sembra aver “perso la Trebisonda” quando, secondo me in maniera superficiale, ha dichiarato la propria solidarietà, senza se e senza ma, ai giornalisti de “La Stampa” di Torino, in quanto, è il caso di sottolinearlo secondo il Premier, in Russia, a differenza che in Italia, non vi è libertà di stampa.

Bene Signor Primo Ministro, ma, per onor di cronaca Lei dovrebbe sapere che, Sua Eccellenza Razov - Ambasciatore Plenipotenziario presso la Repubblica Italiana, con l’esposto/denuncia presentato presso la Procura della Repubblica di Roma - non sta contestando la libertà di stampa in Italia, né il diritto di esprimere dei  liberi pensieri, no davvero, ciò che l’alto diplomatico russo sta contestando è un possibile reato commesso dal giornalista de “La Stampa” il quale, in maniera più o meno inconsapevole, intitolando il proprio articolo: “Guerra Ucraina-Russia: se uccidere Putin è l’unica via d’uscita” potrebbe incorrere primariamente nell’infrazione dell’art. 414 del Codice Penale, cioè si potrebbe ravvisare il reato di istigazione a commettere delitti, e secondariamente nel aver infranto l’art. 297 del Codice Penale, in quanto Putin è un Capo di Stato Estero, e, contrariamente alla vulgata, non in guerra con l’Italia, ma solo con l’Ucraina, dunque, in questo caso si potrebbe ravvisare anche il vilipendio.

Ma questo, per l’uno e l’atro articolo, non sarà Draghi, né Razov, a stabilirlo, ma la magistratura italiana.

Infatti, se il nostro sistema democratico consente la libera espressione e altresì vero che permette anche, a chi si sente leso da talune notizie, di adire le opportune osservazioni presso gli organi preposti.

Dunque, se si sta seriamente lavorando per la pace che bisogno c’è di:

  • Dimostrare solidarietà a “La Stampa” di Torino?
  • Sottolineare che in Russia non vi sia la libertà di stampa?

Forse lor Signori non sanno che la presunta superiorità culturale e morale non ha mai portato bene e noi, di questi tempi, non possiamo di certo permetterci il procrastinarsi dei combattimenti.

<< L’Italia si è imbarcata e si sta avventurando sempre di più in una crisi che non le competeva affatto, o meglio, che avrebbe dovuto gestire in modo completamente diverso >>.

Sono queste le parole lapidarie rilasciate dal Presidente dell’Associazione degli Italiani Amici della Russia, Lorenzo Valloreja, visionando il video postato dal suo amico, Nicolai Lilin, il quale ha dimostrato questa mattina, come, al di là delle sanzioni, non sia vera la vulgata secondo la quale il costo del pane, in Russia, sia arrivato alle stelle. Anzi, sempre secondo questo documento video, scopriamo che, in una delle città più care al mondo, cioè Mosca, il pane, in realtà, nel momento in cui stiamo scrivendo, costi al chilo, per le tipologie più raffinante, circa 144 rubli, cioè 1 euro, mentre il “pane comune” solo 10 centesimi di euro al kg. Quindi molto, ma molto di meno, dei 9,8 euro al chilo registrati nella città di Ferrara giorni fa da “Il Giornale”.

Il Presidente Valloreja, poi, constatando, sempre dal suddetto video, che gli scaffali moscoviti risultano essere ricchi di ogni ben di Dio ed a prezzi accessibili ha continuato dicendo: << È normale che ciò accada. La Russia non esportando più grano ha un surplus di tale risorsa e quindi vede il crollo del prezzo del pane così come quello della benzina che, allo stato attuale, risulta essere fruibile ai cittadini russi per 35 centesimi di euro al litro. Un enormità rispetto al record riscontrato nelle stazioni di servizio sull’autostrada tra Pisa e Livorno dove si sono raggiunte quali le 3 euro al litro …  È dall’inizio dell’intervento russo che ci siamo sgolati per far capire alle istituzioni italiane di non entrare a gamba tesa in questa crisi diplomatico/militare, ma, sia il Parlamento che il Governo sembrano aver perso il lume della ragione. La nostra posizione, il nostro contributo alla risoluzione del problema, doveva essere identico a quello fatto registrare dallo Stato di Israele che, con grande lungimiranza e saggezza, è stato capace di mantenersi equidistante dalle parti in causa. Oggi il Premier Bennet sta interpretando magistralmente la parte del mediatore con tutti i vantaggi politici ed economici che ne conseguiranno per il proprio Paese nella fase post bellica. Ahimè il connubio La Pira/Mattei sembra non averci insegnato nulla. Anziché stringere un alleanza diretta con Berlino, altra grande Nazione inguaiata come noi con queste sanzioni, ci siamo appiattiti sulle posizioni francesi, unico Paese europeo che meno risentirà di tutto questo caos, ed abbiamo sposato la causa dei falchi (certamente anche a causa del Trattato del Quirinale). Qualcuno, tra le file dell’intellighenzia nostrana, ama affermare che “la libertà vale più delle bollette”, certo! Ma è fuor di dubbio che ciò è valido solo ed esclusivamente se, chi lo afferma, guadagna più dei canonici 1500 euro al mese. Diversamente, tra: rate del mutuo, rate dell’auto, libri e vestiti dei figli, luce, spese alimentari, spese mediche e spese varie, credo che certamente non riescirebbe ad arrivare alla fine del mese. Ma anche qualora fossero ricchi, ma ricchi a causa del proprio lavoro manuale e non per diritto o intelletto, non credo sarebbero d’accordo con l’atteggiamento tenuto dalla nostra classe dirigenteandate a chiederlo, ad esempio, ai tanti calzaturifici marchigiani e toscani … e vedrete qual è il reale sentore del popolo italiano rispetto a questa guerra >>.

Quando, giorni fa, abbiamo detto che era necessario abbassare i toni ( perché si stavano creando le condizioni, internamente al nostro Paese, per una campagna d’odio nei confronti dei cittadini russi e non solo, ed esternamente all’Italia, per una perdita sostanziale del nostro appeal diplomatico nei confronti del Cremlino ai fini di un eventuale mediazione italiana per una risoluzione pacifica della crisi ucraina) non ci sbagliavamo affatto. Non sollevavamo polveroni vittimistici.

Ed ora che, anche la nostra organizzazione, unitamente a tante altre similari, è stata minacciata a mezzo web, siamo ancora più convinti e determinati riguardo il nostro modus operandi che, ricordiamolo, si basa rispetto a ciò che sta accadendo ad Est, esclusivamente sulla buona volontà, la mediazione e la ricerca della pace. Costi quel che costi, per il bene degli Ucraini, dei Russi, ma soprattutto degli Italiani. Giacché non siamo “filorussi” o non so cosa peggio, ma italiani patriottici e propositori di certe visioni, anche e soprattutto geopolitiche. Certo, ora soprattutto, non cantiamo nel coro o non impariamo il copione. Gli amanti del bel recitare e declamare possono scegliere altri teatri.

Nonostante ciò, vi è chi, ieri sera, ci ha inviato una mail delirante e minacciosa dal seguente tenore: <<..….CHIUDETE IMEDIATAMENTE LA VOSTRA SEDE E SPARITE DALLA CIRCOLAZIONE! ANCHE DAL WEB! … IL NOSTRO GRUPPO E’ MOLTO DECISO A PROTEGGERE GLI ITALIANI DAL PERICOLO ALIMENTATO DAGLI ANIMALI RUSSI … COMUNICATE ANCHE AI VOSTRI ASSOCIATI DI NASCONDERE CHE SONO RUSSI O FILORUSSI  POICHE’, GRAZIE A PUTIN, STA NASCENDO IN ITALIA E NEGLI ALTRI PAESI UN MOVIMENTO SIMILE A QUELLO CHE FU CONTRO GLI EBREI AL TEMPO NEL NAZISMO … ..>>.

Ebbene, premesso che noi non abbiamo paura di simili farneticazioni e che la convivenza civile è l’unico vero bene che deve essere tutelato dalle istituzioni, è fuor di dubbio che il Governo dovrebbe rivedere, unitamente a tutti gli organi d’informazione, la narrazione di questa crisi diplomatico/militare.

Non può esistere, infatti, a rigor di logica, in una qualsiasi discussione, ed a maggior ragione in una guerra, un senso unidirezionale della verità e quindi delle responsabilità su ciò che sta accadendo.

Quando ciò accade si passa inevitabilmente dalla Civiltà al campo dell’arbitrarietà e dell’irrazionalità (insomma dell’ormai ben noto e analizzato Pensiero Unico).

Irrazionalità che, ad esempio, si sta manifestando con tutta la propria forza da parte del nostro Paese, attraverso la scelta di voler sanzionare la Federazione Russa, in quanto queste sanzioni, come già comprovato in passato, non lederanno come auspicato l’economia di Mosca (già organizzata per simili tempeste e proiettata verso la Cina e gli altri colossi del BRIC) ma, semmai, le economie occidentali, e in particolar modo quella italiana.

Stiamo seriamente soffiando sul fuoco, non solo in ambito internazionale ma anche sul fronte interno rispetto alla coesione sociale del Paese.

La gravissima situazione dei pescatori e degli autotrasportatori, legata al caro carburanti, non è che la punta dell’iceberg: è umanamente impossibile pensare di poter fare a meno, dalla sera alla mattina, del 46% del gas russo, quando la realizzazione e l’attuazione di un serio piano B in ambito energetico richiederebbe, almeno, una decina d’anni … nel frattempo, la nostra economia e la convivenza civile che fine farebbero?

Suvvia, siamo seri!

O ci piaccia o non ci piaccia, dobbiamo necessariamente riconoscere che esistono ancora dei blocchi con le relative sfere d’influenza, e “cortili di casa” soprattutto (questi ultimi in primis il buon senso e un genuino anelito alla pace suggerirebbero di non insidiare). L’Ucraina, al di là di quello che possano pensare a Kiev e Bruxelles, ricade, di fatto, nel “cortile di casa” di Mosca.

D'altronde il segnale lanciato da Lavrov in quel di Turchia ci sembra abbastanza evidente. “Non ci fidiamo più dei nostri partner occidentali, vogliamo un incontro con gli Stati Uniti per avere, in fase di trattativa, la certezza che, in futuro, non vi siano atti antirussi in Ucraina”.

E’ su questo concreto e non ideologico punto cruciale, a nostro modesto parere, che il nostro Paese dovrebbe lavorare, e non a fomentare sanzioni, invio di armi, o odio culturale.

Questa mattina il Ministero della Difesa Russo, attraverso il proprio portavoce, ha annunciato:   << In conformità con dei documenti scoperti in zona d’operazione, che gli Stati Uniti avevano pianificato di effettuare in Ucraina, nel 2022, degli esperimenti sui patogeni di uccelli, pipistrelli e rettili, riguardo la possibilità di trasmissione della “peste suina africana” e dell’”ulcera siberiana”, attraverso gli uccelli migratori tra Russia, Ucraina e Paesi confinanti >>. Come ha specificato il portavoce dell’Armata Rossa, Igor Konashenkov: << i sopraddetti documenti saranno pubblicati >>.

Una notizia, questa, che, se confermata attraverso i documenti sopracitati, sarebbe di una gravità enorme e darebbe anche un senso alla decisione, da parte del Cremlino, di non usare mai la parola “guerra” per questo intervento armato in Ucraina, sostituendola sempre con la denominazione più rassicurante di “Operazione Speciale Antiterroristica”.

Ci è stata riferita inoltre da una nostra autorevole fonte << la ferma volontà della Federazione Russa di liberare l’Ucraina dalle “bande radicali” che avrebbero voluto sfruttare queste armi biologiche in chiave antirussa >>.

<< Scopo precipuo dell’intervento russo >>, ci è stato ribadito a più riprese da parte del nostro interlocutore, << è quello di portare Kiev ad un referendum popolare per scegliere nuove istituzioni che dovranno garantire la normale ripresa della vita della gente, dell’economia di quel Paese e della convivenza sicura e pacifica con la Federazione Russa >>.

Questo è quanto abbiamo appreso, e, in questi tempi di informazioni e controinformazioni concitateci rendiamo conto che non sia facile distinguere il vero dal falso, ma siamo altresì convinti che, fortunatamente per noi, il tempo sia l’unico vero galantuomo, poiché, prima o poi, la verità trionferà.

D’altronde, in una vera democrazia, il diritto all’informazione, è senz’altro uno dei beni più preziosi da tutelare. Ci siamo sentiti dunque in dovere di comunicarlo a voi, operatori dei mass media, affinché ne facciate l’utilizzo che più ritenete opportuno.

Anche perché, proprio in virtù di quanto detto sopra, diventa ancora più evidente la nostra richiesta rivolta al nostro Paese, l’Italia, affinché abbassi i toni e lavori a testa bassa per trovare una via d’uscita diplomatica da questo conflitto.

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Ed alla fine tanto tuonò che piovve!

Sono giorni, se non settimane, che chiediamo a gran voce ai nostri Governanti di mantenere un profilo politicamente neutrale riguardo l’attuale conflitto in Ucraina, ma nessuno ci ha dato ascolto … si è scelto, in altri termini, di dar corpo ad una serie di interventi fortemente autolesionistici, sia sotto l’aspetto economico che sociale.

Piaccia o non piaccia, infatti, la nostra economia è fortemente invischiata con quella russa, sia sotto l’aspetto delle nostre esportazioni, sia per ciò che concerne le materie prime che, l’Unione Sovietica prima e la Federazione Russa poi, ci hanno fornito, interrottamente, per 75 anni.

In altri termini, demonizzare oggi Mosca equivale a scavarsi una fossa sotto le proprie scarpe, senza avere la certezza, da parte degli altri nostri alleati, di avere i mezzi e le risorse, per sopperire al fatto che ci manchi letteralmente la terra sotto i piedi.

E l’Italia che fa?

Come se nulla fosse, si permette di porre sotto sequestro i beni mobili ed immobili di privati cittadini russi, ville, yacht, conti bancari, che, se pur appartenenti a uomini ricchissimi vicini al Presidente Putin, non sono nelle disponibilità dirette del leader Russo. Ergo, non si capisce dove sia la legittimità giuridica di tale provvedimenti in assenza di qualunque inchiesta giudiziaria con eventuali azioni cautelari, che, ricordiamolo, secondo il nostro “ordinamento di diritto”, sono i soli che potrebbero dar luogo a un sostanziale sequestro di beni, senza contare, poi, sull’inopportunità pubblicitaria di tale determinazione.

Infatti, la domanda che ognuno di noi si è posta immediatamente dopo tale provvedimento è stata la seguente: “Poniamo il caso che io sia un magnate Canadese, piuttosto che Australiano o Argnentino, a questo punto, comprerei mai un bene immobile nel Bel Paese? Farei attraccare il mio yacht in un porto qualsiasi della nostra penisola? Acquisterei mai un’azienda italiana?

A questo punto, la risposta che ci siamo dati, a tutte e tre i quesiti, è stata sempre la stessa: NO!

Perché?

Perché abbiamo creato un pericoloso precedente per il quale, se io - ricco imprenditore che ho accumulato una fortuna in maniera legale, quindi senza temere nulla dalla legge - acquisto un bene in Italia, correrò sempre il rischio, qualora il mio Paese sia in discussione con il Governo italiano, per una questione della quale io non sono responsabile, che quest’ultimo me lo sequestri … e tutto questo, voi lo capite molto bene, è logicamente inaccettabile. Ragion per cui, molto semplicemente, l’investitore desisterà dal proprio intento di fare affari con noi.

Ecco, il danno è servito!

Oltre a tagliare i rapporti economici con la Russia, abbiamo fatto comprendere all’universo mondo che noi non rispettiamo il diritto internazionale, complimenti! Gran bel lavoro!

Ma tutto questo lo si è fatto con la presunzione occidentale e l’illusione, di poter indurre la Russia ad un cambio di regime: sciocchi!

La narrativa che circola nel nostro Paese per la quale la Russia è diplomaticamente e internazionalmente, isolata, è falsa: la metà esatta del mondo, cioè i Paesi del BRIC, più buona parte dell’America latina, dell’Africa e dell’Asia, sono con Mosca.

Altro che piegare il Cremlino, alla fine saremo noi a sprofondare nella miseria.

A tal riguardo, facciamo due conti della serva insieme, giusto per farci un’idea:

  • Negli ultimi due mesi gli scambi commerciali tra Russia e Cina sono aumentati del 30%, cioè pari a 26 miliardi di Dollari in più;
  • Il Petrolio, oggi, è arrivato a quota 130 Dollari al barile, il gas naturale a 324 Dollari al MWh.

Soldi, questi ultimi, che andranno nelle tasche di Mosca per le vendite di questi beni ai Paesi cosiddetti non ostili.

Già, ostili, perché tale è il termine usato dal Cremlino per indicare tutti quelle Nazioni, o organizzazioni internazionali che, con le sanzioni prima e l’invio delle armi poi, hanno tentato e tentano, di fiaccare la Russia.

Ora, nell’elenco della blacklist di Putin, c’è anche l’Italia, in quanto facente parte a pieno titolo dell’UE, ma anche gli Stati Uniti, l'Ucraina, il Regno Unito, l'Australia, l'Islanda, il Canada, il Liechtenstein, Monaco, la Nuova Zelanda, la Norvegia, la Corea del Sud, San Marino, Singapore, Taiwan, il Montenegro, la Svizzera e il Giappone.

Si badi bene, non la Turchia, non Israele e nemmeno il Vaticano, tutti Paesi molto attivi in queste ore nella ricerca di una soluzione diplomatica.

E che cosa comporta, per lo meno in questi primi momenti, l’essere all’inseriti all’interno di questa lista nera?

Nello specifico, le imprese italiane creditrici dei russi, siano esse società private o enti, saranno liquidate esclusivamente in Rubli ed essendo il Rublo non più convertibile in Italia, tali creditori si ritroveranno con un pugno di mosche in mano.

A tal riguardo è molto preoccupato il Gruppo Unicredit che in Russia ha ben 72 sportelli operativi e 4000 dipendenti.

Ora, mentre noi facciamo questi conti, in Russia, Visa e Mastercard hanno bloccato le transazioni e l’esclusione dallo SWIFT permane, nonostante tutto, però, il Paese che ha la metà del nostro PIL e 1/3 del nostro PIL procapite, resiste … perché?

Perché ha un Governo ben stabile con un consenso ancora molto alto.

Decina di migliaia di russi manifestano per strada? Bene … la Federazione Russa conta più di 140 milioni di cittadini, se a manifestare fossero anche 140 mila individui essi rappresenterebbero, al massimo, lo 0,1% della popolazione totale. Dunque … la questione è molto più complessa.

Come è complessa la ragione per la quale, il Presidente Putin - che fino all’altro ieri era considerato, in Italia e non solo,  un politico freddo e cinico, si, ma non per questo pazzo ed impulsivo - oggi abbia intrapreso la via dell’intervento militare.

Di certo c’è stata da parte dell’Occidente la mancata considerazione di quanto fosse, per Mosca, strategicamente, culturalmente, economicamente, importante mantenere l’Ucraina vicino a se stessa e fuori dalla NATO e dall’UE.

Kiev, in atri termini, per il Cremlino, non è uguale a Tallinn, piuttosto che a Varsavia o Bucarest, per le quali, ad esempio, a suo tempo, pur essendoci un gentlemen's agreement, riguardo l’impossibilità per questi governi di aderire alla NATO, Putin non manifestò nessun problema.

L’Ucraina è dunque un’altra cosa.

E Kiev stessa, forse, in questi anni, ha compiuto degli errori nella gestione della proprie minoranze russofone.

In Italia, ad esempio, abbiamo avuto una situazione similare con la minoranza linguistica tedesca dell’Alto Adige: Era il 1961, per la precisione la notte tra l'11 e il 12 giugno, quando il movimento sudtirolese Bas fece esplodere 37 tralicci in Alto Adige. Quella che poteva trasformarsi in una guerra civile fu risolta attraverso la mediazione grazie alla quale l'Italia è riuscita a gestire la situazione istituendo ad esempio il bilinguismo e garantendo l'autonomia della provincia di Bolzano.

In Ucraina, invece, si è cercato di reprimere con la forza queste esigenze e nelle tensioni sorte a seguito di queste istanze, in otto anni, tra il 2014 ed il 2022, hanno perso la vita quasi 20 mila persone e alcune di queste, in modo veramente atroce, come accadde a Odessa, dove morirono bruciati vivi, nella casa dei sindacati, una 50ina di filorussi.

Insomma, la situazione è veramente delicata e complessa e non può in alcun modo giustificare le campagne talebane di questi giorni contro la cultura russa (Dostoevskij docet), né tantomeno sono scusabili le ingiurie o le minacce rivolte a privati cittadini russi colpevoli di alcunché, specie se minori, o la caccia alle streghe in atto verso, sportivi, e uomini di spicco dello spettacolo russo.

Questa non è l’Italia repubblicana, quella della Costituzione più bella del mondo, ma non è paragonabile neanche all’Italia mussoliniana, che pur essendo stata in guerra con l’allora Unione Sovietica di Stalin non arrivò mai a tanto …

Se vogliamo tornare allo spirito sincero ed originario della nostra Costituzione allora dobbiamo necessariamente  abbandonare la muta da falchi e rivestirci del ruolo naturale di mediatori che tanto lustro ci ha donato, nel mondo, in tutti questi anni.

È il mondo che ce lo chiede, perché, la pace, oggi, è il bene più prezioso a cui tutta l’umanità anela.