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Pubblichiamo integralmente la risposta della Portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, al Direttore del quotidiano “la Repubblica”, Maurizio Molinari, in merito all’articolo “Carri armati e migranti: la morsa di Putin sull’Europa“, apparso sul detto giornale il 13 novembre scorso:

<< Ho letto con entusiasmo il Suo articolo, dottor Maurizio Molinari, su Repubblica. Era da molto tempo che non vedevo un’assurdità così deliziosa.

Capisco perché nessuno della Sua redazione lo abbia firmato e Lei si sia assunto in prima persona la responsabilità di questa vergognosa missione. Nessun giornalista che si rispetti vorrebbe il suo nome sotto il titolo “Carri armati e migranti: la morsa di #Putin sull’#Europa“.

Andiamo per ordine.

L’articolo dice: “…abbiamo visto l’arrivo di unità militari russe al confine con l’#Ucraina: stiamo parlando di almeno 90.000 uomini con relativi mezzi blindati ed artiglieria… l’esercito ha stabilito una base a Yelnya, 260 km a nord del confine ucraino”.

Probabilmente, dottor Molinari, Lei ha ascoltato le affermazioni statunitensi secondo cui la Russia starebbe concentrando truppe al confine con l’Ucraina, ma non ha letto il comunicato ufficiale del Ministero della difesa ucraino, che smentisce le fobie statunitensi. Lei per definizione chiaramente ignora la posizione di Mosca. E perché dovrebbe, quando può scrivere della “creazione di una base con mezzi blindati ed artiglieria a Yelnya” senza alcun fact-checking. Non c’è nessuna base. Nel nostro Paese non esistono affatto basi militari. Esiste la dislocazione di unità delle forze armate russe sul nostro territorio nazionale. E questo è assolutamente un nostro diritto sovrano, che non viola gli impegni internazionali assunti e appartiene, come, tra gli altri, ama dire la #NATO, alle “attività di routine”.

Ma il Suo sproloquio sulla realtà russa non finisce qui. Lei scrive che Yelnya si trova a km. 260 dal confine ucraino. E dunque i nostri carri armati sono sul confine o a km. 260 da esso? Se il direttore di Repubblica ha un’idea confusa di dove sia Yelnya (anche se non lo credo, visto che le ha dedicato un intero articolo) forse sarà più informato sulla collocazione della Svizzera tra Francia e Italia. E la distanza è addirittura inferiore ai 260 km. Ma non è che domani la Repubblica scriverà che Berna è a un passo dall’attaccare Italia e Francia contemporaneamente, visto che tutte le truppe svizzere sono più vicine ai confini di questi Paesi di quanto non sia Yelnya all’Ucraina?

Il difetto di tale logica non sembra ovvio ai lettori del Suo giornale Repubblica? Quello che Lei si permette di fare non è consentito a un giornalista perbene.

“… Nel 2014 la Russia intervenne dopo la sconfitta nelle presidenziali ucraine del candidato da lei sostenuto…. Ora la minaccia di invasione punta a tenere sotto scacco il nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelensky” – prosegue l’articolo.

E chi sarebbe il “candidato della Russia” che avrebbe perso le elezioni nel 2014? Si riferisce a Yanukovych? Candidato non della Russia, ma delle regioni sud-orientali dell’Ucraina. E non ha perso, ha vinto, e non nel 2014, ma nel 2010. Inoltre, aveva vinto le elezioni precedenti, nel 2004. Ma per impedirgli di andare al potere allora, l’opposizione ucraina, sostenuta dai protettori occidentali, ha escogitato una procedura inconcepibile, una parodia della democrazia – un “terzo turno” di elezioni, e ha fomentato una “rivoluzione arancione”, trascinando Victor Yushchenko alla presidenza dell’Ucraina. E nel 2010 Viktor Yanukovych ha vinto di nuovo, con un ampio sostegno dalle regioni del sud-est dell’Ucraina, ma l’Occidente non ha avuto alcuna possibilità di ribaltare di nuovo la scelta del popolo ucraino. Gli #USA e l’#UE hanno deciso di rimandare il putsch a un momento più favorevole. Momento che si è presentato nel 2013, quando Viktor Yanukovych è diventato improvvisamente immeritevole, rimandando la firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea. Nel giro di un paio di mesi, in Ucraina si è tenuta un’altra “Maidan” sotto la guida degli Stati Uniti, con la sottosegretaria di Stato americano Nuland che distribuiva soldi, panini e promesse di sostegno incondizionato ai “rivoluzionari”. E nel 2014, caro Direttore, Viktor Yanukovych non si è candidato. Ha lasciato l’Ucraina perché se fosse rimasto lì, sarebbe stato ucciso dai radicali ucraini che hanno sparato, picchiato a morte e bruciato centinaia di loro connazionali.

La Sua non conoscenza della sostanza della questione è sorprendente.

Anche se mi è piaciuta molto l’espressione “tenerlo sotto scacco” che Lei usa in riferimento alla politica russa in Ucraina e personalmente a Vladimir Zelensky. Prima di tutto è un’espressione bellissima. In secondo luogo, non mi pare che gli scacchi siano vietati, vero? O solo se i russi non vincono?
L’unico problema è che in Ucraina ora non c’è un re, infatti i pedoni possono trasformarsi solo in regine.

La politica della Russia nei confronti della sovranità dell’Ucraina fin dalla sua indipendenza ha avuto come unico obiettivo la costruzione di relazioni di buon vicinato. Quello che è successo nel 2014 in #Crimea è qualcosa che spieghiamo di continuo, ma che in Occidente viene costantemente ignorato. Ogni tentativo di esporre i fatti si scontra con “articoli”, simili al Suo, che distorcono la percezione della realtà.

Ma lo ripeterò ancora una volta. Nel 2014, dopo il colpo di stato incostituzionale in Ucraina, ennesimo risultato dell’ingerenza occidentale negli affari di uno stato sovrano, il popolo che vive in Crimea ha fatto la sua scelta storica, è sfuggito al dilagante estremismo nazionalista e illegale tenendo un referendum che in precedenza aveva molte volte cercato di organizzare, ma che gli era sempre stato vietato.

La prossima volta che sulle pagine del Suo giornale apparirà qualcosa sulla “volontà illegittima del popolo di Crimea”, siate così gentili da ricordare ai lettori che in #Kosovo non c’è stato assolutamente alcun referendum, ma i Paesi occidentali, compresa l’Italia, ne hanno riconosciuto la “sovranità”. E questo nonostante la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che indica esplicitamente l’integrità territoriale della Serbia, intendendo il Kosovo come parte di essa.

Veniamo ora ai migranti: “Putin crea parallelamente un’altra situazione di crisi sostenendo il dittatore bielorusso Alexander Lukashenko nella decisione di far arrivare migliaia di migranti da Asia e Medio Oriente fino alla frontiera polacca per creare un nuovo, esplosivo, fronte di attrito con l’Unione europea”.

Dottor Molinari, pare che Lei abbia letto molti “rapporti dal campo” polacchi visto che ripete come un mantra tutte queste infinite accuse contro Alexander #Lukashenko e per qualche motivo contro il presidente russo per aver “creato un esplosivo fronte di attrito” e una “situazione di crisi”. Ma dice sul serio?

Viene voglia di rimandarla al sito del Ministero dell’Interno italiano, in particolare alla sezione “Statistiche dell’immigrazione”. Bene, questo meraviglioso sito web italiano è stato recentemente aggiornato e scrive nero su bianco che il numero di migranti che vengono maltrattati attraverso il confine dalle forze dell’ordine polacche non è niente in confronto al numero di clandestini dall’Africa lasciati entrare nell’UE attraverso il suo territorio dalla sola Italia. In soli tre giorni di novembre: più di duemila persone. Dall’inizio dell’anno – quasi 60 mila (e molti di loro attraverso la #Libia devastata dall’occidente, di cui parleremo in seguito). Gli attuali eventi sul Bug sono solo una vivida immagine (che però dimostra chiaramente fino a che livello di disumanità possono arrivare le guardie di frontiera di uno stato membro dell’UE).

Ora la domanda è: quando Repubblica scriverà che gli Stati Uniti e i paesi della NATO hanno “creato un esplosivo fronte di attrito e una situazione di crisi in Europa” con le loro azioni folli?

Bruxelles dovrebbe cercare le vere cause della crisi migratoria dell’UE nelle vecchie dichiarazioni dei leader della coalizione anti-Iraq, anti-Libia, dei capi di stato e di governo di quei paesi che hanno istigato la “primavera araba” e per 20 anni in #Afghanistan hanno fatto non si sa cosa.

L’articolo prosegue così: “è interessante come tutto ciò coincida con l’imminente inaugurazione del #NordStream2, che aumenterà la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas russo, e con l’ostilità di Mosca a raggiungere accordi sul clima…”

Qualche parola sul gas, sulla “dipendenza dell’Europa” e sull’ecologia, visto che ha deciso di mettere insieme più o meno tutti i temi all’ordine del giorno (in quello che chiama “editoriale”). L’Italia da sola riceve fino a 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia. Mosca non ha mai tradito o ingannato Roma sulle consegne di gas. Come può in coscienza un giornalista italiano parlare con un tono così becero dei fornitori russi di idrocarburi?

Lei personalmente, dottor Molinari, non ama il gas russo? Molto bene. Ho una grande idea: Maurizio per protesta riscaldi la sua casa con copie de La Repubblica.

Chi Le dà il diritto di insultare il nostro Paese con calunnie nauseanti? È alla ricerca dello scoop? Ho una super esclusiva per Lei. Pubblichi una frase di verità sul Suo giornale: “Non c’è fornitore di gas all’Europa più affidabile della Russia”.

Ora parliamo della “dipendenza”, una parola di cui chiaramente non capisce il significato. La vita di tutti noi dipende da un numero enorme di cose, senza le quali cesseremmo di esistere: acqua, sole, ossigeno, ecc. Questo La fa impazzire? Per quanto riguarda il gas russo, la situazione è molto più certa dei terremoti in Sicilia o dell’acqua alta a Venezia : il gas c’è, c’era e ci sarà. La smetta di confondere i lettori e di farsi prendere dal panico.

Gioisca per ogni nuovo giorno, anche se tutto in questo mondo è interdipendente: le persone dipendono l’una dall’altra, la vita dipende dal sole, le piante dall’acqua.

Fondamentalmente non ha senso commentare i Suoi giudizi sulle politiche ambientali della Russia: le nostre priorità in questo settore (molto avanzate anche per gli standard europei) sono state enunciate dal presidente russo nell’ambito degli eventi multilaterali ad alto livello conclusisi di recente. Per favore, dottor Molinari, quando si occupa dell’agenda russa, segua almeno le dichiarazioni che vengono fatte nel Suo Paese. Nel suo videomessaggio al vertice del #G20 (tenutosi a Roma, Maurizio!) il presidente Putin ha detto senza mezzi termini: “La Russia sta sviluppando a ritmo spedito il settore energetico a basso contenuto di carbonio. Oggi, la quota di energia proveniente da fonti praticamente senza carbonio – e questo include, come sappiamo, il nucleare, l’energia idroelettrica, l’eolico e il solare – supera il 40% e, se aggiungiamo il gas naturale – il combustibile a più basso contenuto di carbonio tra gli idrocarburi – la quota raggiunge l’86%. Questo è uno dei migliori indicatori del mondo. Secondo gli esperti internazionali, la Russia è tra i leader nel processo di decarbonizzazione globale”.

E infine la Libia “…nella tela europea del presidente Putin c’è anche la Turchia … soprattutto per la convergenza di interessi in Libia nel riuscire a scongiurare le elezioni in programma il 24 dicembre per eleggere un governo”.

Qui Le voglio ricordare che la firma del rappresentante russo si trova sotto il documento finale della seconda conferenza di Berlino sulla Libia, e la Russia è una di quelle (poche, a dire il vero) parti che, anche nelle attuali difficili circostanze, hanno promosso la normalizzazione e il dialogo politico nel Paese distrutto dall’Occidente. La Russia ha partecipato ad alto livello (ministro degli esteri #Lavrov) alla recente conferenza internazionale sulla Libia a Parigi, e ha concordato la dichiarazione finale. Il ministro ha sottolineato più volte, anche durante discorsi pubblici, che la cosa principale ora è rispettare il calendario che i libici stessi hanno concordato un anno fa, soprattutto per quanto riguarda lo svolgimento delle elezioni generali, sia presidenziali che parlamentari. Lo vede, spero, che questo contraddice completamente quello che Lei scrive?

Se vogliamo parlare della tela in cui l’Europa è caduta, dovrebbe ricordare come l’Occidente abbia alterato la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia. Le ricordo che nel 2011 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva dichiarato una no-fly zone sulla Libia, che è stata utilizzata da alcuni paesi della NATO, non per proteggere i civili, ma per bombardarli, con la conseguente distruzione dello stato libico, il barbaro assassinio di Gheddafi e la pluriennale crisi migratoria in Europa, di cui l’Italia è prima vittima. Non lo sa? Mi contatti, sono sempre disponibile a raccontarLe molte cose interessanti, compreso a quale link corrisponde il sito dell’#ONU.

A parte mi soffermo su qualcosa che non balza agli occhi a prima vista. Lei pone la domanda “come reagirà l’Ue di Macron, Scholz e Draghi alla sfida ibrida russa in pieno svolgimento”.

La risposta è breve: in nessun modo. Non reagiranno in alcun modo, perché non c’è “nessuna sfida ibrida russa”. È un’invenzione, come tutto il Suo articolo. La smetta di alimentare questo mito per entrare nelle grazie di politici russofobi. Rispetti i Suoi lettori. Gli italiani non meritano bugie così sfacciate >>.

la nostra Associazione vuole rendere omaggio a questa pietra miliare della scrittura con questo bell'articolo redatto dal nostro Consigliere agli Interscambi Culturali, Antonio Martino.

Esattamente duecento anni fa, l’undici novembre 1821 sotto il regno di Alessandro I nasceva a Mosca Fedor Michailovic Dostoevskij, che a San Pietroburgo moriva, circa un mese prima dell’assassinio a opera dei  populisti-nichilisti di Alessandro II (l’abolitore della servitù della gleba).

Non so se la parabola terrena del sommo romanziere si concluse a poca distanza dal Palazzo d’ Inverno nei pressi del quale lo sventurato zar fu dilaniato dall’ esplosivo assieme a cavalli e altre persone: in tal caso, se fosse vissuto poche altre settimane un rombo gli avrebbe sicuramente confermato la validità della profezia de I Demoni sul veleno della società moderna, anche di quella più apparentemente refrattaria alla occidentalizzazione liberale come quella russa. Veleno presente in modo diverso sia nei ranghi del Potere che tra le ombre della Rivolta.

E lui, non ne sapeva qualcosa con la maldestra adesione a una società segreta non molto sovversiva che comunque gli valse l’agghiacciante esperienza della “grazia sovrana” (chiaramente già pianificata) ma solo dinanzi al plotone di esecuzione ?

Delitto e castigo (1866)L’ Idiota (1869), I demoni (1872) e I fratelli Karamazov (1880). Sono solo qualcuno dei suoi capolavori, tra i più universalmente noti e suggestivi, saccheggiati da cinema e televisione che ne hanno tentato riduzioni davvero minimali. Con Dostoevskij e il romanzo russo  dell’Ottocento in generale, la capacità di scandagliare l’animo umano arriva a livelli straordinari, quasi paradossalmente disturbanti e assolutamente pari se non superiori alla letteratura francese di uno Stendhal, di un Balzac, di un Flaubert, di un Hugo.

Se il conte Tostoj scivolò progressivamente verso il modernismo e il pacifismo, già abbastanza visibili nell’ immenso Guerra e Pace, Dostoevski non si fece contagiare dall’ occidentalismo, pur non essendo certo diventato un fanatico zarista. Lo fu per fatti concludenti, non per proclami che suonassero come abiure inutilmente umilianti. Gli interessò soprattutto l’Uomo e l’Altro: cioè Dio e in particolare Cristo.

E la sua mentalità intimamente “imperiale” la si desume anche dalla incomprensione della nostra unità nazionale, sembrandogli assurdo che Roma, da capitale di un potere universale si abbassasse a capitale di uno stato di secondo ordine.

Mi è capitato di leggere un curioso accostamento del tenente Colombo all’investigatore di Delitto e Castigo. Sia nel romanzo che nella famosa serie TV americana, il colpevole dell’uccisione dell’usuraia è già noto: straordinaria la modernità del grande russo che assieme al Poe del Delitti della Rue Morgue, parrebbe, credo involontariamente, tra gli antesignani del genere poliziesco letterario.

Moderno, affascinante, e cibo per animi sanamente inquieti e non omologati, il grande moscovita.

Meditiamo questa frase tratta da Memorie dal sottosuolo: „Ogni uomo ha dei ricordi che racconterebbe solo agli amici. Ha anche cose nella mente che non rivelerebbe neanche agli amici, ma solo a sé stesso, e in segreto. Ma ci sono altre cose che un uomo ha paura di rivelare persino a se stesso, e ogni uomo perbene ha un certo numero di cose del genere accantonate nella mente.

 

Buon compleanno Presidente Putin, grande guida del popolo russo e amico degli italiani

С Днём Рождения, Президент Путин, великий вождь русского народа и друг итальянского народа

Stimato Direttore,

ha richiamato la nostra attenzione l'ampio articolo intitolato "Bergamo, virus, spie e vaccini" pubblicato sul Suo quotidiano il 20 giugno, in cui il giornale ripercorre i fatti di marzo-aprile 2020, quando un gruppo di medici virologi ed esperti disinfettatori russi ha operato nel Nord Italia.

Tre righe e mezzo dell’articolo contengono l'ammissione che "i soldati russi a Bergamo hanno fornito assistenza concreta, curando decine di pazienti, durante le ore più buie della storia recente e disinfettando decine di centri per anziani". Le restanti quasi 500 sono una congerie di invenzioni sul contenuto reale di quella che sarebbe stata una missione militare dell’intelligence russo nello spirito delle "guerre ibride", "una campagna di disinformazione e propaganda", con addirittura elementi della "competizione per riscrivere la mappa geopolitica del pianeta". Tentare un’analisi dettagliata di tutta questa serie di invenzioni sarebbe una perdita di tempo. Prendiamo in considerazione solo alcuni fatti.

Ricordo bene come un anno fa questo stesso giornale e un certo numero di altri media italiani cercò, senza alcuna prova, di individuare la natura spionistica della nostra missione che avrebbe tentato di ottenere informazioni sulle strutture militari italiane e della NATO a Bergamo e Brescia, dove erano impegnati i nostri specialisti. I chiarimenti in merito al fatto che quelle aree erano state individuate dalle autorità italiane sono stati semplicemente ignorati. C'è voluto più di un anno perché gli autori di "La Repubblica" ammettessero finalmente quello che era ovvio e cioè che le strutture militari italiane e della NATO, come è risultato, non erano l’obiettivo della nostra missione umanitaria (pare non siano avvezzi a scusarsi per la palese disinformazione, attivamente diffusa nella primavera del 2020).

Ma, come si dice, ciò che è storto non si può raddrizzare (Ecclesiaste 1:15). Ora gli scrittori di "La Repubblica" ci attribuiscono la colpa di aver inviato in Italia
i nostri migliori medici virologi ed epidemiologi, dotati di grande esperienza (è vero, ne abbiamo orgogliosamente parlato fin dall'inizio), di aver utilizzato sul posto un moderno laboratorio mobile, che avrebbe analizzato "la struttura genetica del virus e inviato i dati a Mosca con il sistema satellitare di comunicazione criptata". Sì, anche allora abbiamo parlato di questo laboratorio mobile che era impegnato esclusivamente nel monitoraggio della salute del contingente, nella messa a punto delle metodiche e delle dosi di protezione immunitaria, nell'analisi PCR e nella genotipizzazione. (A proposito, effettivamente abbiamo registrato casi di infezione da coronavirus tra i nostri militari che hanno lavorato nelle zone più pericolose d'Italia). Di quali altri compiti e possibilità nascoste di questo laboratorio possono parlare gli autori, se loro stessi ammettono che nessun estraneo ha potuto accedervi.

Poi, l'affermazione forse più ridicola e sacrilega dell’articolo: "il vaccino Sputnik V è nato dal virus italiano". (I russi hanno rubato il COVID italiano?!) Gli autori cercano di tracciare un legame causale e temporale diretto tra il lavoro della nostra missione e l'invenzione del vaccino russo. E cioè: i dati clinici acquisiti in Italia "con un’operazione di spionaggio" avrebbero permesso ai nostri specialisti di produrre un vaccino nel più breve tempo possibile. I conti non tornano. Fonti sanitarie e militari in Italia - dice il giornale - confermano che "i russi non erano autorizzati a portare campioni e provette fuori dagli ospedali dove curavano i pazienti". Inoltre, la Russia ha iniziato a testare lo Sputnik V su volontari già a giugno e ad agosto questo vaccino è stato il primo al mondo ad essere certificato. È chiaro anche a un profano che l’invenzione del vaccino non poteva che essere
il risultato di molti anni di ricerca su altre malattie virali.

È assolutamente ovvio che il lavoro eroico dei nostri militari in Italia, durato ben 46 giorni, ha fornito una certa esperienza nella comprensione del pericolo di questa malattia, della velocità e delle peculiarità della diffusione dell'infezione, arrivata in Russia, com’è noto, tre o quattro settimane dopo l'Italia. E questa esperienza è stata debitamente utilizzata per sviluppare le nostre misure contro
la pandemia. Ma dove sarebbe qui il crimine?! Si tratta di un percorso di collaborazione assolutamente naturale e generalmente accettato, che peraltro prosegue ancora oggi. Al momento, l'Istituto Spallanzani di Roma sta conducendo studi clinici scientificamente importanti sul vaccino Sputnik V con la partecipazione di specialisti russi. Altre prove sono previste nell'ambito del rispettivo Memorandum di cooperazione firmato nell'aprile di quest'anno. Se il giornale Repubblica dedicasse anche solo un centesimo del suo voluminoso materiale a tale lavoro comune, volto a combattere l'epidemia, a nostro parere offrirebbe un servizio migliore e più interessante ai lettori dell’autorevole quotidiano.

E infine, un'ultima cosa. Gli autori definiscono Bergamo "un campo di prova per nuovi conflitti ibridi". Noi invece partiamo dall’assunto che questo è il luogo in cui al popolo italiano in difficoltà i vertici e il popolo della Russia hanno disinteressatamente dato una mano. Qui sta la principale divergenza con la redazione del giornale, la cui politica provoca la nostra reazione a questo genere di informazioni.

L’Ambasciatore della Russia in Italia

Oggi 12 giugno è la Festa Nazionale della Federazione Russa o se preferite "Festa della Bandiera".

Questa ricorrenza viene festeggiata ogni anno dal 1992 e celebra l'adozione della Dichiarazione di Sovranità Statale della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa.

La dichiarazione ha segnato l'inizio della riforma costituzionale nello stato sovietico russo e la proclamazione della sovranità della Federazione, oltre che l'indipendenza della Russia.

Non potevamo quindi che congraturarci con i nostri amici russi, sperando, per il prossimo anno, di ritrovarci nuovamente in Ambasciata, a Villa Abameleck, per festeggiare tutti insieme questa fausta giornata.

Voglio inoltre ricordare a tutti gli amministratori locali che collaborano con la nostra associazione, agli iscritti ed ai simpatizzanti, la tavola rotonda di oggi pomeriggio, in modalità webinar sul tema: "Incontro Putin/Biden - prospettive di dialogo tra due superpotenze nel III millennio", per la quale avete ricevuto in posta elettronica debito invito con relativo link di collagamento

il Presidente

Lorenzo Valloreja

 

Nella giornata del 18 maggio 2021, questa Associazione ha ricevuto una lettera di ringraziamento, da parte dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, la quale si è espressa per conto del proprio Governo, in merito alla nostra iniziativa volta a tenere il vertice bilaterale tra Russia e Stati Uniti in territorio italiano.

A tal riguardo il Presidente dell’Associazione degli italiani amici della Russia, Lorenzo Valloreja, si è così espresso: <<Sono molto lusingato per questo che è senz’altro un attesto di stima verso il nostro operato. Tuttavia ciò che mi ha reso veramente felice è l’aver avuto conferma, attraverso la missiva dell’Ambasciata, del fatto che, al di là di tutte le polemiche lette sugli organi di stampa occidentali, la Federazione Russa sia fattivamente in campo per la normalizzazione dei rapporti con Washington. Nella lettera in questione, infatti, i diplomatici russi non hanno esitato nel definire “positiva l’iniziativa del Presidente Statunitense J. Biden atta ad organizzare il summit con il Presidente Russo V.V. Putin”. Inoltre, stando sempre alla lettera dell’Ambasciata, è altrettanto evidente, che il Cremlino stia tuttora “esaminando la situazione corrente per prendere la rispettiva decisione sull’eventuale luogo e data dell’incontro”. Quindi, la porta è letteralmente aperta anche per una soluzione italiana. Se a ciò sommiamo anche la dichiarazione del Presidente dell'Ucraina - Vladimir Zelensky, il quale, una decina di giorni dopo la nostra missiva indirizzata ai potenti della terra, riprese la proposta in questione chiedendo, alle parti in causa, la mediazione del Vaticano - la cosa si fa sempre più positiva. D’altronde, se tutti vogliono dialogare e tutti vogliono la pace, la crisi non potrà che risolversi in breve tempo con grande sollievo per tutta la comunità internazionale.>>

CLICCANDO QUI E' POSSIBILE VISIONARE LA LETTERA DELL'AMBASCIATA

Sono contento che la proposta della organizzazione che mi onoro di presiedere, l'Associazione degli italiani amici della Russia, sia presa nella debita considerazione dal Presidente dell'Ucraina, Vladimir Zelensky. Ricorderete, infatti, quando, giorni fa, scrissi di mio pugno al Santo Padre, a Biden, a Putin ed a Draghi, chiedendo la mediazione del Vaticano in merito alla crisi ucraina. È sempre un bene, in queste circostanze, che a prevalere sia la diplomazia piuttosto che la forza militare. Il mondo, e con esso noi tutti, attende impaziente.

 

 

 

https://it.sputniknews.com/mondo/2021042810471253-zel..

Mentre in Italia e nel mondo, continua ad imperversare una delle più grandi emergenze sanitarie ed economiche degli ultimi 100 anni - ed in conseguenza di ciò l’opinione pubblica è quasi tutta assorbita rispetto a queste dinamiche - ad est, nella regione ucraina, si sta consumando una delle più gravi crisi politiche che abbiano mai visto coinvolti gli Stati Uniti e la Federazione Russa.

Tale situazione desta molta apprensione perché l’esito della stessa è del tutto imprevedibile data la forte spinta antirussa impressa dal neopresidente statunitense, Joe Biden, alla politica estera americana e data l’altrettanto determinata posizione russa nel voler mantenere, in quella determinata area, la propria plurisecolare influenza.

Su tale vicenda il Presidente dell’Associazione degli italiani amici della Russia, Lorenzo Valloreja, nelle giornate del 17, 18 e 19 aprile 2021 ha inviato 4 lettere, in lingua, indirizzate rispettivamente: al Presidente Biden, al Presidente Putin, al Premier Italiano Draghi ed a Sua Santità Papa Francesco.

Tali messaggi sono stati fatti pervenire agli interessati attraverso: il “DICASTERO PER LA COMUNICAZIONE” per quel che concerne il Santo Padre, via PEC al Presidente del Consiglio italiano, e attraverso gli indirizzi di posta elettronica ufficiali per quel che riguarda il Presidente russo ed il proprio omologo americano.

Nelle missive indirizzate a questi potenti il Presidente dell’Associazione degli Italiani amici della Russia ha fatto presente come: “il mondo intero stia vivendo una delle peggiori pagine della propria storia e l’umanità intera di tutto avrebbe bisogno, in questo momento cruciale, fuorché di nuove tensioni, dimostrazioni di forza e men che meno, di un nuovo conflitto su vasta scala” al contrario, ha continuato Valloreja: “noi tutti, abbiamo solo bisogno di tornare ad incontrarci, essere uniti, circolare, commerciare, in altre parole, di poter tornare a vivere in pace”.

Perciò umilmente ma coraggiosamente, l’Associazione degli Italiani amici della Russia ha chiesto, sia a Biden che a Putin, di:

  • Modificare il “formato” dell’eventuale “incontro risolutore”, cioè di passare da un bilaterale Stati Uniti – Federazione Russa ad un incontro a 4, coinvolgendo sia l’Italia che il Vaticano;
  • Individuare quale figura moderatrice dell’incontro Sua Santità, Papa Francesco;
  • Scegliere quale Paese terzo il territorio della Repubblica Italiana.

 

Tali innovazioni che si suggeriscono sono dovute, secondo Valloreja, al fatto che “si potrebbe correre il rischio di non trovare una soluzione perché tali e tante solo le divergenze … che, francamente, sembrano insormontabili.

L’Italia, sempre secondo il Presidente dell’Associazione degli italiani amici della Russia, sarebbe la sede più opportuna in quanto è da sempre “Paese cerniera tra Washington e Mosca”.

Riguardo poi la mediazione del Papa è fuor di dubbio che Sua Santità “è la massima autorità morale per i cristiani ed in questa circostanza i due Paesi da far sedere intorno ad un tavolo sono entrambi a maggioranza cristiana, certo non cattolica ma pur sempre credenti nello stesso Salvatore.

In merito alla possibilità di tenere questo importante vertice in Italia, il Presidente Valloreja, rivolgendosi a Draghi, ha chiesto che esso venga tenuto presso la propria regione natia in quanto “l’Abruzzo è notoriamente una terra di Pace, come testimoniano le spoglie del nostro Celestino V e i tanti eremi presenti in loco. Inoltre, in essa, vi è una città di mare, Ortona, che ha visto una delle più terribili battaglie combattute, durante il Secondo Conflitto Mondiale, tanto da meritarsi l’appellativo di “Stalingrado” d’Italia”.

Dunque, quale miglior luogo simbolico, di quello abruzzese?

Incalzando poi il Premier italiano, il Presidente dell’Associazione ha sottolineato come: ”Durante i suoi primi due mesi di Governo Lei ha fatto di tutto per ribadire il saldo posizionamento del nostro Paese all’interno della NATO e forse anche per questo, nel marzo del corrente anno, ha affermato che: “Con la Russia bisogna essere franchi ed espliciti sulle violazioni dei diritti umani” , ma forse, a mio modesto parere, per il bene della nostra Nazione, a livello strategico/economico, e di tutti noi singoli cittadini, la linea da tenere non sarebbe dovuta essere quella di un supino appiattimento su posizioni ortodossamente atlantiste, quanto su quelle di un rinnovato slancio delle relazioni scaturite a seguito del summit di Pratica di Mare del 2002.

A conclusione delle missive Valloreja ha lasciato a tutti e quattro questi leader la seguente riflessione: “Ora, francamente, non è il tempo di sanzioni, non è il tempo di grandi manovre militari, ora è il tempo di unire, almeno per un breve lasso di tempo, l’umanità tutta per sconfiggere il flagello che sta devastando le vite di cinque continenti … la pace senz’altro non è un esercizio che va affrontato in solitaria ma è un atto corale … Cercare il colpevole, cioè risalire a chi, per primo, abbia innescato questa escalation, non è cosa certo semplice, fatto sta che, se l’umanità in futuro vorrà vivere in pace, essa, di certo, non potrà essere imposta con un atto unilaterale o monodirezionale ma dovrà senz’altro essere perseguita attraverso degli accordi multipolari.

Qui di seguito toverete copia dei file delle lettere inviate

Lettera di supplica al Santo Padre

Lettera di supplica al Presidente Putin

Lettera di supplica al Presidente Biden

Lettera di supplica a Draghi

La Russia non vuole imporre lo Sputnik V a nessuno, non c'è alcuna "operazione diplomatico-propagandistica" in corso, semmai la volontà di condividere un vaccino ritenuto efficace perché qui si tratta "della vita e della salute dei cittadini" e "la lotta alla pandemia richiede convergenza e unione delle forze". L'ambasciatore della Federazione russa Sergey Razov, in un'intervista esclusiva all'ANSA, interviene dopo le polemiche seguite all'annuncio della prossima produzione dello Sputnik in Lombardia da parte dell'azienda italo-svizzera Adienne Pharma&Biotech.